9 febbraio 1977: il Movimento romano si riprende la piazza

Sulla pagina facebook del Gruppo “Il Settantasette”, un militante di quel Movimento, Pos Poni (un nickname geniale che richiama ovviamente il “Lavorare con lentezza” promosso da Enzo Del Re) sta pubblicando un diario. Ecco come è andata, secondo lui, il 9 febbraio, quando il Movimento rompe l’assedio ed esce dall’Università Occcupata dopo il blitz fascista del 1° febbraio e la sparatoria di piazza Indipendenza in cui sono catturati “Paolo e Daddo”.

9 Febbraio 1977 quel giorno il movimento del 77 a Roma entra nel vivo e si prende la scena. Si confronta forse per la prima volta frontalmente e drammaticamente, senza alcuna ipocrisia, con la crisi che investiva i fondamenti politici e ideali della società di massa del Novecento. L’occupazione si sveglia e nella mattinata si preparano gli striscioni e le bandiere. In testa al corteo ci sarà il Comitato di Occupazione di Lettere con uno striscione che dice: «Paolo e Daddo liberi. Fuori tutti i compagni». La riunione (in assemblea) del servizio d’ordine è di particolare importanza. Vi si decide, in contrasto con la pratica consueta dei gruppi della «nuova sinistra», che il servizio d’ordine non sarà una struttura separata. A esso parteciperà ogni militante dei Comitati di occupazione. Questa linea passa nonostante l’opposizione di alcuni settori dell’Autonomia.

Il Rettore si incontra con una delegazione del movimento. Si discute il problema della sorveglianza ai cancelli e delle proteste di gruppi di lavoratori dell’università perquisiti all’entrata. Era un’altra Italia: all’epoca non si potevano mettere le mai nelle tasche delle tute blu. I militanti del movimento sono disponibili a fare dei picchetti misti con i lavoratori. Anche la manifestazione del pomeriggio costituisce un momento di evidente rottura con la tradizione della «nuova sinistra».

Solo striscioni di “situazione” (tranne i Volsci)

Tutti gli striscioni delle organizzazioni politiche scompaiono. Tutti, tranne i Volsci dei Comitati Autonomi Operai che insistono per presentarsi con un proprio striscione. Li sostituiscono quelli delle situazioni di lotta. Alla composizione per organizzazioni delle manifestazioni precedenti al movimento, è stata sostituita la composizione per settori sociali. In testa gli universitari, poi i lavoratori dell’università, poi il movimento femminista, poi gli studenti lavoratori, fuorisede, i medi ecc.). Lo stesso servizio d’ordine non lascia spazio ad atteggiamenti «tozzi», ma regola semplicemente il flusso del corteo. Insomma, il movimento si apre verso la città, costruisce un momento di propaganda di massa.

La beffa ai danni di Corvisieri

Il corteo smentisce le tonnellate di menzogne vomitate dai vari Trombadori sull’università occupata da poche decine di provocatori. «Pecchioli babbeo beccate ’sto corteo» è uno degli slogan. «Vi sciogliete o no?…» è rivolto alla Federazione del Pdup. Così il movimento riesce a essere sintesi di altre esperienze precedenti (movimento femminista e dei circoli giovanili) di cui raccoglie il modo di stare in piazza, di comunicare.

Chi ne fa le spese più direttamente sono gli avversari politici più prossimi, identificati nel Magrifesto del Pdup e nel PCI. Ma anche in «battitori liberi» come il deputato Silverio Corvisieri. Eletto con i voti della sinistra rivoluzionaria, si è immediatamente dimesso da qualunque organizzazione politica e a nessuno dà conto della propria attività. Corvisieri viene circondato, dipinto con bombolette spray di vario colore, mentre intorno si svolge un balletto con coro: «Corvisieri, ladrone, aridacce er mijone…»

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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