30 settembre 1981: i Nar uccidono il “traditore” Pizzari

pizzariGrazie al grande talento organizzativo di Nistri, che può mettere in campo una ampia rete di appoggio tra i figli della buona borghesia romana (Vigna Clara, Flaminio) ma anche un suo giro di amicizie con malavitosi indipendenti per scambi di documenti e di armi, ora i latitanti si concentrano su Roma. E la “produttività” militare ne riceve immediato beneficio. Il 30 settembre 1981, a ridosso dell’anniversario, un commando degli ultimi Nar intercetta la vettura con a bordo il (presunto) responsabile dell’arresto di Nanni De Angelis e lo uccide. Francesca Mambro spiegherà ai giudici che

secondo il modo di pensare dei Nar, nei confronti dei nemici bisogna aver rispetto, anche se vengono condannati a morte per quello che fanno. Nei confronti dei traditori, invece, tale rispetto non può esservi e, pertanto, vanno annientati. Pizzari è stato ucciso perché ha fatto arrestare due persone e ne ha cagionato la morte di una, ma il Pizzari non aveva partecipato alla lotta, e, quindi, non poteva considerarsi un traditore ma una spia.

La vittima è un amico d’infanzia di Ciavardini (abita nello stesso palazzo) e gli ha fatto da agente di collegamento durante la latitanza. È l’unico a sapere dell’appuntamento a piazza Barberini in cui Nanni e Luigi cadono in trappola e da subito si pensa a una soffiata (anche se oggi quest’ultimo lo “scagiona” parlando di una telefonata intercettata). L’immediata scomparsa dalla circolazione è la conferma dei sospetti. Riappare in estate, quando è convinto che i guerriglieri allo sbando abbiano cose più serie a cui pensare: qualcuno ne segnala il ritorno a Roma e cominciano gli appostamenti, soprattutto sotto casa della ragazza, alla Balduina. Proprio da lì, secondo la ricostruzione di uno dei killer, il pentito Soderini, inizia la caccia finale. Un protagonista degli ultimi fuochi della guerriglia nera racconta che

a volte si finiva per partecipare a un omicidio per caso. Li chiamavamo “pattuglioni”: si andava in giro con una o due macchine nelle zone dove sapevamo di poter intercettare i possibili bersagli. A me non è mai capitato che la caccia grossa andasse a segno, ma certo c’era una buona dose di capricciosità nel segnare i destini delle persone

Quella sera a girare sono in cinque: Alibrandi, Mambro, Soderini, Vale e Cavallini. Francesca e Giorgio si sganciano per assicurare la fuga con un’auto pulita: nonostante tutto quello che aveva dimostrato di saper fare, i camerati tendevano a escluderla dalla prima linea del fuoco. Lei comunque nei processi non invocherà mai la minore partecipazione per sottrarsi alla responsabilità collettiva delle azioni. Gli altri tre, innestando il lampeggiatore blu mobile dell’auto, fanno fermare Marco Pizzari, che marcia a velocità sostenuta. La scena del delitto è descritta dagli amici che lo aspettano sul marciapiede di piazza Medaglie d’Oro. Il bersaglio scende e si avvia verso l’auto. Alibrandi gli va incontro e spara due volte a distanza ravvicinata, ferendolo alla testa e al torace. Cavallini sopraggiunge e gli elargisce il colpo di grazia alla nuca. Quando tre settimane dopo un unico volantino conclude la campagna contro i “traditori” rivendicando anche quest’omicidio dal carcere Ciavardini conferma: «Pizzari era il responsabile dell’arresto mio e di Nanni De Angelis». Il successo casuale crea dissapori: all’esecuzione di Pizzari avrebbe voluto partecipare anche Nistri,che a Nanni era particolarmente legato,ma che è escluso dai “pattuglioni”per non correre rischi inutili. È sottoposto a misure di sicurezza, ben noto alle forze dell’ordine e poi, mentre nell’ambiente i buoni pistoleri si sprecano, un responsabile della logistica come lui è insostituibile.

FONTE: Guerrieri/UMT

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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