Nizza-Baviera: i terroristi dell’ultim’ora

Come per Nizza, lo Stato Islamico mette il cappello sull’attacco portato a colpi d’ascia e di coltello da un afgano di 17 anni contro i passeggeri di un treno in Baviera, attraverso una rivendicazione diffusa da Amaq, agenzia di stampa fiancheggiatrice del Califfato: “Era uno dei nostri combattenti”. Il ragazzo è poi stato ucciso dalla polizia. Nella sua camera – era ospite di una famiglia – gli inquirenti hanno trovato una bandiera dell’Is disegnata a mano. Eppure, come per Nizza, dalle indagini in corso va delineandosi il profilo di un insospettabile radicalizzatosi in tempi molto brevi. Si tratta della prima aggressione in Germania di matrice islamica, dopo vari allarmi per attentati sventati e il gesto di uno squilibrato, due mesi fa, sempre in Baviera e sempre su un treno regionale.

Così la Repubblica lancia l’allarme su quella che sembra essere la nuova modalità operativa dei miliziani islamici dell’Isis: lanciare in azione giovani reclute, non dando così tempo ai servizi segreti che monitorano i personaggi attenzionati e le comunicazioni sul web di intercettarli e inserirli nella rete di controllo. Infatti anche per la strage del 14 luglio a Nizza è emerso che il kamikaze era entrato in contatto nelle ultime settimane con una filiera militante.

Certo, lascia ancora forti perplessità l’anomala combinazione tra una storia clinica di depressione e uno stile di vita agli antipodi di quella di un devoto musulmano, tra caccia alle donne, uso di alcol droga e carne di maiale, e qualche frequentazione gay. Eppure alla fine gli investigatori si sono arresi all’evidenza perché, oltre alle tracce della sua “dissolutezza”, sono emersi collegamenti con elementi sospetti.
E quindi dobbiamo fare i conti con un terrorismo islamista in cui conta poco l’aderenza ai principi religiosi e ai precetti disciplinari. In questo contesto a me sembra illuminante l’analisi sviluppata dall’editorialista di Le Monde, Olivier Roy, dopo il Bataclan, che parla di una “rivolta generazionale e nichilista”. L’idea cioè che vada rovesciata il rapporto tra Islamismo e radicalizzazione:

Cos’hanno in comune i ragazzi della seconda generazione e i convertiti? La loro è prima di tutto una rivolta generazionale. Entrambe le categorie hanno rotto i ponti con i loro genitori e con tutto ciò che rappresentano in termini di cultura e religione. I francesi di seconda generazione non aderiscono all’islam dei loro genitori. Sono occidentalizzati e parlano francese perfettamente. Hanno condiviso la cultura giovanile della loro generazione, hanno bevuto alcol, fumato hashish, rimorchiato ragazze. Molti di loro sono stati almeno una volta in prigione, e poi un bel mattino si sono (ri)convertiti scegliendo l’islam salafita, ovvero un islam che rifiuta il concetto di cultura, un islam della regola che gli permette di ricostruirsi da sé. Non vogliono la cultura dei genitori e nemmeno una cultura “occidentale”, che ormai è il simbolo del loro odio verso se stessi.
La chiave della rivolta è la mancata trasmissione di una religione culturalmente integrata. Questo problema non riguarda né i francesi di prima generazione, portatori della cultura islamica del paese d’origine ma incapaci di trasmetterla ai figli, né quelli di terza generazione, che parlano francese con i genitori e grazie a loro hanno una grande familiarità con le modalità di espressione dell’islam nella società francese. Se all’interno dei movimenti radicali troviamo meno turchi e più magrebini è perché per i primi la transizione è stata assicurata dallo stato turco, che ha garantito la trasmissione culturale inviando istitutori e imam.

 

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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