10 settembre 1994: il grande corteo dell’opposizione sociale milanese

Per la generazione nata tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80, quella ventenne al G8 di Genova per intenderci, la data 10 settembre 1994 risveglia subito un immaginario di riferimento potentissimo. Quel giorno sfilò a Milano un corteo di più di 20.000 persone a seguito dell’ennesimo sgombero del Leoncavallo. La giornata terminò con duri scontri in centro. Il filmato che documenta la scomposta fuga di un reparto di Polizia in via Turati di fronte alla carica degli autonomi è stato cliccato una, dieci, cento volte da chiunque abbia fatto militanza nei movimenti da quel giorno in poi. (…)

L’anno di svolta nella metropoli è il 1989, ma non per la caduta del Muro di Berlino…

Lo sgombero violento del 1989

A gennaio avviene lo sgombero di Conchetta. In pieno agosto, il 16 per l’esattezza, avviene lo sgombero di via Leoncavallo 22 con la feroce resistenza che abbiamo ricordato appena alcune settimane fa. I fatti del 16 agosto sono un vero e proprio vettore che invece di porre la parola fine all’esperienza del Leo moltiplica le forze e i numeri. Tanto è vero che la sera stessa dello sgombero le macerie del centro sociale del Casoretto, illegalmente abbattuto dopo lo sgombero, vengono rioccupate e il Leo sarà ricostruito.

A settembre viene anche rioccupato Conchetta non prima di una vera e propria mattanza a suon di manganellate davanti al portone del centro sociale appena rioccupato. Quello che segue a questi fatti è l’incontro nazionale “Contro i padroni della città” del 23 e 24 settembre ’89 che si concluderà con un grosso corteo. Quel convegno sarà l’incubatore che nel giro di pochi anni porterà a decine e decine di occupazioni su tutto il territorio nazionale con la nascita del “movimento dei centri sociali”.

Quelli che seguono sono anni molto agitati con il Leoncavallo sotto costante rischio sgombero. (…)

Alle elezioni comunali del 1993 trionfa la Lega con il 40,9% dei voti. Lega che riesce a piazzare come Sindaco il suo candidato Marco Formentini che come punto saliente della campagna elettorale aveva proprio lo sgombero del Leoncavallo. Ricordiamo che, ai tempi, il secondo partito in città risultò Rifondazione Comunista con l’11,5% dei voti.

Il Leoncavallo diventa terreno di scontro frontale in città e, nei fatti, il centro sociale, ma in generale il movimento, rappresenta, per un periodo non breve l’unica vera opposizione al leghismo a Milano.

Lo sgombero di gennaio 1994

Dopo un fase molto tesa caratterizzata da continui cortei in città e da un’incerta trattativa il Leo viene definitivamente sgomberato dalla sua sede storica la fredda mattina del 20 gennaio 1994.

A quello sgombero segue la momentanea assegnazione agli occupanti da parte della Prefettura dello stabile in via Salomone 71 a poche decine di metri da dove verrà scoperto il famigerato autoparco della Mafia, in un quartiere difficilissimo.

La momentanea tregua salta il 27 marzo 1994 quando Berlusconi e con lui Bossi e Fini vincono le elezioni politica costituendo un governo di destra. L’immediata conseguenza è il proditorio sgombero del 9 agosto.

A quel punto, il Leoncavallo lancia la manifestazione nazionale del 10 settembre e si sottopone a un agosto di peregrinazioni in città sottoposto a continui divieti e prepotenze da parte delle Forze dell’Ordine.

Questa la convocazione del corteo.

L’8 settembre viene occupata la sede di via Watteau. Un primo tentativo di sgombero immediato supportato anche da un blindato viene sventato dai militanti salendo sui tetti. Nel frattempo avvengono blocchi stradali in giro per la città. Il diluvio obbliga la Polizia ad addivenire a più miti consigli. Il Reparto Mobile si ritira, la tensione è altissima e la resa dei conti solo rimandata.

Il concentramento del corteo in porta Venezia

Il corteo di sabato 10 settembre si concentra in porta Venezia.

La Questura contesta la presenza in testa del servizio d’ordine fornito di tute bianche rallentando la partenza. Nel frattempo la piazza si gonfia.

La manifestazione, che nelle intenzioni degli organizzatori doveva raggiungere piazza Duomo è stata autorizzata solo fino a piazza Cavour. Di fatto, metà del percorso previsto viene vietato.

Il corteo raggiunge corso di Porta Vittoria e la sostanziale blindatura della città appare sempre più evidente.

Si prosegue per la circonvallazione interna raggiungendo piazza Cavour. Qui il corteo raggiunge la sua massima consistenza: circa 20.000 persone.

La piazza è sostanzialmente chiusa su tutti i lati. Con gli schieramenti più grossi a impedire l’accesso a via Manzoni che porterebbe in Duomo e quello a via Fatebenefratelli che porta alla Questura. Anche le altre vie però sono presidiate. La manifestazione è accerchiata in una piazza non sufficiente a contenere tutti i manifestanti.

Il fronteggiamento in via Turati

La pressione diventa insostenibile e mesi di vessazioni, divieti e denunce esplodono in modo rabbioso e liberatorio travolgendo un reparto di Polizia presente in via Turati. Il corteo, a quel punto, inizia a scorrere verso Repubblica con scontri davanti al Consolato americano di largo Donegani. Da piazza Cavour le Forze dell’Ordine effettuano una pesantissima carica sulla coda del corteo iniziando a inseguirlo verso Repubblica.

Qui avvengono fermi e pestaggi di manifestanti isolati e anche di giornalisti.

Il corteo, molto diminuito nei numeri, viene inseguito fino a Stazione Centrale e tallonato fino a Greco. Qui le circa 2.000 persone rimaste in piazza si barricano all’interno di via Watteau.

La Questura mette in stato d’assedio l’intero quartiere per diverse ore, ma alla fine deve alzare bandiera bianca.

Con quella giornata, in modo simbolico, ha fine una fase di movimento in Italia. Con una coda velenosa nella vendetta delle Forze dell’Ordine del dicembre successivo con il blitz e la devastazione del Leo. Quello che verrà dopo e che porterà ai giorni del luglio genovese del 2001 sarà un’altra, bellissima storia. LEGGI TUTTO

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.