Genova 30 giugno 1960. Montaldi: nasce l’unità operai-giovani. E l’Anpi frena la rivolta

Per ricostruire i fatti di Genova, l’insurrezione popolare che impedisce il congresso nazionale del Msi nel luglio ’60, facciamo ricorso a Danilo Montaldi, una figura di punta del comunismo critico dagli anni 50 al decennio rosso. Il testo lo riprendiamo da “L’orda d’oro” di Primo Moroni e Nanni Balestrini ma il testo fu pubblicato in “Quaderni di unità proletaria” n. 1, 1960 e poi ripubblicato in “Socialisme ou Barbarie”, vol. 6, n. 31, 1960-61, con il titolo “Il significato dei fatti di luglio”

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30 giugno 1960: il racconto in tempo reale della rivolta di Genova

Ottantatré feriti e contusi a Genova in nuovi scontri tra polizia e dimostranti Dopo una cerimonia antifascista, migliaia di persone si avviano con i gonfaloni delle città medaglia d’oro verso piazza De Ferrari All’improvviso alcuni scontri accendono l’atmosfera – La Celere lancia bombe lacrimogene, i dimostranti incendiano alcune macchine e lanciano pietre, sedie e tavolini dei bar – Quattro persone sono rimaste ferite gravemente – La circolazione dei tram sospesa dalla questura per motivi di ordine pubblico – La CGIL ha proclamato per domani uno sciopero generale di 24 ore
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Mario Moretti, il sequestro Mincuzzi e quella stella sbagliata a sei punte

Ieri ho commesso un errore. Nel presentare il post sul sequestro Mincuzzi nel mio circuito social ho affermato che era un episodio minore e che né Moretti né Curcio ne avevano parlato. In realtà avevo fatto una “ricerca di contenuti” di “Una storia italiana” in una versione PDF non indicizzata. Me l’hanno fatto immediatamente notare. Perché il sequestro lampo è quello in cui Moretti disegna per sbaglio la stella a sei punte, elemento che è considerato essenziale nella configurazione complottista del leader brigatista. Ci sono quindi diversi passaggi nella sua intervista biografica. Eccoli:

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Una bella storia (politica) fra la senatrice pentastellata e l’ex-terrorista ergastolano

Quando finalmente la ferrovia veloce Pescara Roma sarà costruita, gli abruzzesi dovranno ringraziare i grillini di Sulmona, una Senatrice della Repubblica… e un ex terrorista di Terza Posizione e dei NAR. Un pluriergastolano, libero dal 2008 e convertitosi da più di dieci anni al verbo di Beppe Grillo.

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28 giugno 1973: le Brigate rosse rapiscono Michele Mincuzzi, dirigente Alfa Romeo

Risultati immagini per sequestro Mincuzzi

Tra le schede individuali requisite durante l’incursione all’UCID, c’è anche quella di un oscuro dirigente dell’Alfa, l’ingegner Michele Mincuzzi, specialista in “organizzazione del lavoro,” che viene sequestrato dalle BR il 28 giugno 1973 nel corso di un’azione strettamente collegata con l’attacco alla sede degli imprenditori cattolici e inquadrata nella lotta contro “il fascismo in camicia bianca.” La situazione politica nel giugno 1973 è tesa. A livello di governo va registrata la crisi del centro-destra di Andreotti, abbattuto dalla lotta operaia e la ricomposizione del capitale attorno ad un governo di centro-sinistra. In fabbrica è da poco concluso un accordo aziendale da molti ritenuto un autentico “bidone.”

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Quei “terroristi della porta accanto”: una vecchia ma utile discussione di metodo

Ieri, su Fascinazione, abbiamo pubblicato la breve recensione di Aldo Cazzullo alla terza edizione di “I terroristi della porta accanto” di Piero A. Corsini, aggiornato con la storia dell’86esima vittima della strage di Bologna. La seconda edizione, pubblicata nell’autunno del 2007, suscitò un’interessante discussione sul blog di Luca Telese, Cuori neri.

A partire da una mia non-recensione, notevolmente lunga per la mia nota pigrizia. Seguita dai commenti di Luca, di Nicola Rao, di Francesco Mancinelli.
Per altro, come segnalava Luca nell’introduzione al dibattito, anche in quell’occasione, Corsini aveva aggiornato il testo inserendo le ultime novità sull’inchiesta bolognese (in quel caso quanto emerso in Commissione Mitrokhin e che ancora non aveva preso la forma compiuta della “pista palestinese”)

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27 giugno 1997, muore Giuliano Naria. Nove anni in carcere poi le assoluzioni

1974: le Brigate Rosse sequestrano il magistrato Mario Sossi. Giuliano Naria assomiglia a uno degli identikit.
1975: le Br sequestrano Luigi Casabona, capo del personale dell’Ansaldo. Aveva licenziato Naria alcuni mesi prima.
1976: un commando delle Br uccide il procuratore generale della repubblica Francesco Coco. Per Giuliano Naria ex operaio dell’Ansaldo di Genova, attivo negli ambienti di Lotta continua, è l’inizio della fine. E’ accusato del sequestro Casabona e poi di far parte dell’organizzazione terroristica. Viene tradotto in carcere e lì marcirà per dieci lunghi anni fino al fatidico 1986, anno in cui viene scarcerato per decorrenza termini.

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26 giugno 1977: in dieci evadono armati di un coltello. Tre sono nappisti

Carabinieri e polizia mobilitati, posto di blocco, pattuglie che battono la città e la campagna. Ma per ora senza risultati tangibili. I dieci evasi (tra cui tre «nappisti») la sera del 26 giugno dal carcere di Asti restano uccel di bosco. E’ stata aperta un’inchiesta amministrativa oltre a quella giudiziaria. è arrivato qui il generale del carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, nella sua veste di sovrintendente alla sorveglianza esterna delle carceri.
C’è anche da registrare un provvedimento a carico del comandante delle guardie di custodia, il maresciallo Giuseppe Maniscalco, che è stato sospeso dal servizio e denunciato all’autorità giudiziaria per concorso colposo In evasione. Bisognerà vedere se i sospetti di negligenza a suo carico risulteranno fondati. L’unica certezza, finora, è che sono tornati n circolazione dieci individui pericolosi e armati.

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26 giugno 1979. Il covo di Battisti e dei Pac in quel palazzo signorile

 I covi – ricordava un articolo del Giorno del gennaio 2019 – non erano solo in periferia: extralusso quello per Cesare Battisti e i complici del Pac, Proletari armati per il comunismo, negli anni ’70. Via Castelfidardo 10, zona Moscova, appartamento intestato a Silvana Marelli dove si riunivano i capi del Pac. Uno stabile, allora come oggi, lontanissimo dall’ideologia pauperista: si tratta di Casa Bosi-Pelitti, costruita nel 1864 su progetto dell’architetto Paolo Tornaghi. La facciata, tuttora splendida, ha rilievi in terracotta, con busti, putti, episodi di storia romana [nella foto di Google Maps]. In questo contesto i poliziotti, il 26 giugno ’79, in una perquisizione trovarono pistole, fucile e bombe a mano. Ne seguì l’arresto della Marelli e di altri quattro, tra cui Battisti, già ricercato per una rapina nel Lazio. Dalla fuga dal carcere di Benevento iniziò la sua lunga latitanza.

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E’ un Fighter juventino l’ultra che provoca e minaccia a Mondragone

E’ un Fighter, un gruppo nero della curva juventina, l’ultrà che ieri mattina ha provocato e minacciato i braccianti bulgari che protestavano per la mini zona rossa imposta alle loro case, le ex palazzine Cirio di Mondragone, dopo la scoperta di un focolaio di Covid 19.

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