28 marzo 1977: la spesa proletaria a Cinecittà è l’assalto al furgone del pane

Dario Mariani, formidabile memoria del movimento romano, ha l’abitudine, nell’alimentare i due bei gruppi facebook che anima con Sergio Scorza (Il settantasette, L’orda d’oro) di “anticipare la scadenza”. Così questo anniversario l’ha postato il 24. Io me l’ero appuntato perché, ovviamente, Calpurnio Fiamma ha una forte carica evocativa. Richiama la storia dello stabile occupato, della spedizione punitiva per vendicare Acca Larentia e il conseguente omicidio di Scialabba. Anticipazione improvvida, del resto. Perché proprio oggi, che si è scatenato il dibattito sulle spese proletarie questo piccolo episodio di lotta dura in periferia brilla in tutta la sua potente attualità e si riconnette al post di ieri sul debutto milanese dell’autunno 1974

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Quarant’anni dopo via Fracchia. In proud and glory di Riccardo Dura

Riccardo Dura
La lapide della tomba di Riccardo Dura (foto Enrico Porsia)

La volgarizzazione di grandi concetti spesso produce catene di senso inappropriate. Chi non ha mai attribuito a Zarathustra l’idea che vai da una donna e ti devi portare la frusta? Ma non è lui a sostenerlo: è la vecchiarella. Per Nietzsche è un pensiero femminile. Che nella vulgata machista diventa: “Con le donne? Cazzo e cazzotti”.

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28 marzo 1939: i nazionalisti entrano in Madrid. Cade la Repubblicana spagnola

Il 28 marzo 1939 finisce l’eroica resistenza dei repubblicani spagnoli. Le truppe franchiste entrano a Madrid. Ho scelto tre canzoni per ricordare quella tragedia. Dedicate agli anarchici, ai difensori di Madrid, agli eroici volontari tedeschi.

A las barricadas (Alle barricate) fu una delle canzoni più famose degli anarchici spagnoli durante la guerra civile spagnola.

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28 marzo 1972: migliaia di compagni ai funerali di Giangiacomo Feltrinelli

Il 15 marzo del 1972 il Corriere della Sera pubblica una foto sfocata in prima pagina,  un traliccio dell’Enel, alla periferia di Milano, con sotto il “cadavere di uno sconosciuto” che voleva far saltare il traliccio provocando un blackout in città. E’ il commissario Luigi Calabresi a comunicare che il morto sotto il traliccio è il famoso editore Giangiacomo Feltrinelli, di 46 anni, miliardario e comunista: l’editore era da alcuni mesi “entrato in clandestinità” ed era morto mentre preparava un sabotaggio. Molti non credettero a questa versione.

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La spesa proletaria: quella prima volta a Quarto Oggiaro e a via Padova

Nella giornata di lotta si cercò di coinvolgere anche altri gruppi della sinistra extraparlamentare. Come Lotta Continua o Avanguardia operaia che però rifiutano. La decisione fu di agire in via Padova e a Quarto Oggiaro.

Il collettivo Face (formato in maggioranza da operai e tecnici della fabbrica Face Standard) dovette occuparsi di organizzare e gestire l’irruzione alla Esselunga di Quarto Oggiaro, ben fornito anche di prodotti di lusso. “Entrare nel supermercato affollato, sono le undici di mattina, bloccare le casse, pregando le addette di chiudere i soldi nei registratori, bloccare i telefoni del direttore, impadronirsi del microfono e annunciare ai presenti che da quel momento in poi tutto sarebbe stato gratis, è cosa di un minuto. E in pochi minuti tutto il supermercato è svuotato, non solo da noi, che siamo una cinquantina, ma soprattutto dai clienti “normali” che sanno cogliere al volo l’incredibile occasione”.

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26 marzo 1976, Bergamo: gambizzato ai cancelli Philco il dirigente Heinrich Herker

Il 26 marzo del 1976, all’ingresso dello stabilimento viene ferito alle gambe il direttore tecnico Heinrich Herker. L’attentato è rivendicato da Lotta armata per il comunismo:

“Militanti comunisti sono entrati in azione alla Philco-Bosch colpendo il dirigente tedesco Herker. La Bosch ristruttura, taglia l’organico, aumenta lo sfruttamento e licenzia le avanguardie di lotta. Tra i più zelanti esecutori di questa ondata repressiva nella fabbrica, dopo le ultime lotte, è il nazista Herker che è il primo a pagare, poi verranno gli altri. La punizione a piombo di Herker non è un’azione esemplare ma la necessaria forma di lotta che la classe operaia, qui e altrove, ha ormai fatto propria. Lotta armata per il comunismo!”

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26 marzo 1971: l’omicidio Floris segna la fine della 22 ottobre

Due ragazzi in bianco e nero, una Lambretta, una pistola spianata. E un corpo senza vita a terra. È uno degli scatti più famosi degli anni Settanta, quello dell’omicidio del portavalori Alessandro Floris, ucciso a 31 anni durante un’azione di «autofinanziamento» del Gruppo XXII ottobre. È il 26 marzo 1971, una mattinata di sole in via Bernardo Castello, nel pieno centro di Genova. Alle 10.30 un fattorino portavalori attraversa la strada: ha una borsa piena di contanti, soldi dell’Istituto Autonomo Case Popolari. Due giovani lo aggrediscono, il commesso reagisce, parte un colpo di calibro 38. I rapinatori fuggono a bordo di una Lambretta verde, mentre il corpo di Floris resta a terra in una pozza di sangue Affacciato alla finestra, richiamato dagli spari, uno studente universitario fotografa il tutto: gli scatti di Ilio Galletta fanno il giro del mondo. E diventano il simbolo di un decennio

L’intervista che Mente Locale, un portale genovese di informazione sul tempo libero, dedica a Donatella Alfonso per presentare il suo volume sulla banda “Animali di periferia”, è preziosa perché offre per la prima volta la completa sequenza del rollino fotografico. Quella che vediamo sopra e che è passata alla storia come l’attimo in cui Rossi spara a Floris è invece una foto successiva, con il fattorino già ferito a terra e il rapinatore che punta l’arma contro altri eventuali inseguitori.

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Milano, 25 marzo 1976: squadre e ronde operaie scatenate nello sciopero generale

Il 25 marzo 1976 esce il terzo numero di “Senza tregua” composto da un solo articolo scritto in forma di documento. In esso sono riassunte la linea politica e le proposte pratiche sui vari terreni di lotta e i organizzazione dei Comitati comunisti per il potere operaio.
(…) L’affermazione che lo scontro fosse sul terreno del potere non si basava sulla convinzione ottimistica che quella fosse una prospettiva presente nella coscienza della maggioranza operaia ma che, intanto, i comportamenti dei settori più avanzati della classe operaia vi alludessero (…)

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25 marzo 2003: muore Luciano Della Mea, un marxista libertario

Si definiva un marxista libertario, spiegando che «una delle più grosse disgrazie della storia è che a un certo punto Carlo Marx abbia rotto con l’ anarchico Bakunin». E anarchico, irrequieto, infedele agli schemi e alle etichette è sempre stato Luciano Della Mea, fratello del cantautore Ivan, scomparso ieri mattina a 79 anni, a Firenze. Praticamente autodidatta, era cresciuto in un collegio per orfani e aveva fatto i più vari mestieri, dallo scaricatore di legname all’ operaio, al portiere d’ albergo prima di divenire giornalista e scrittore.

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25 marzo 1976, sciopero generale. Assaltata la prefettura di Bergamo

Tremila ultras dl sinistra si sono infiltrati tra i diecimila lavoratori che partecipavano alla manifestazione organizzata stamane a Bergamo dai sindacati per lo sciopero generale, e hanno provocato gravi incidenti. Una ragazza di 19 anni, L. T., residente a Caravaggio, è in gravi condizioni all’ospedale: è stata colpita da un proiettile sparato da un estremista- La Polizia ha arrestato Sergio Frigeri, 22 anni: il giovane avrebbe fatto fuoco in direzione degli agenti in servizio su una «Giulia» e il proiettile avrebbe invece raggiunto la T.

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