23 marzo 1950: i carri armati schiacciano l’insurrezione di San Severo

san severo
donne detenute nel carcere di Lucera (fonte: archivio sonoro)

Il 23 marzo 1950 i lavoratori di San Severo, all’indomani di uno sciopero generale, insorgono contro le forze di polizia, innalzando barricate e assaltando le armerie e la sede del MSI. Gli scontri causarono un morto, Michele Di Nunzio, 33 anni e circa quaranta feriti tra civili e militari. Per fermare gli insorti l’esercito non esitò a occupare con i carri armati le principali vie della città. Nei giorni seguenti, con l’accusa di insurrezione armata contro i poteri dello Stato, un reato da ergastolo, furono arrestate 184 persone. 

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22 marzo 1992: muore Carlo Pulcini, detenuto politico rivoluzionario

Vogliamo qui ricordare il compagno Carlo Pulcini, militante comunista coerente, che ha saputo fare della sua vita un baluardo nella lotta contro la borghesia e l’imperialismo.

Lo ricordiamo operaio edile, avanguardia di classe nelle fortissime lotte che gli edili di Roma e provincia hanno sviluppato negli anni ’60 e ’70 contro il supersfruttamento che allora, come oggi, caratterizza questo settore. Avanguardia di quella classe operaia che in prima fila ha affrontato i governi più reazionari, dal governo Tambroni ai governi Moro.

Carlo si relaziona alla proposta della lotta armata fin dalla metà degli anni ’70, portando in essa il suo bagaglio di esperienze e di lotte, il suo impegno costante e progressivo.

La magistratura e le infami forze di repressione lo pongono nel loro mirino e vengono spiccati mandati di cattura nei suoi confronti. Viene catturato nel 1982 e processato per i fatti relativi alla “Fabrizio Pelli” di Salerno.

Sconterà quattro anni, ma appena fuori non aspetterà neppure un giorno per riallacciare le fila del suo lavoro rivoluzionario, collaborando attivamente al lavoro politico delle BR. Viene di nuovo catturato nel settembre ’88 e, da allora, in tutte le occasioni ha sempre rivendicato la sua attività di militante rivoluzionario interna al progetto della conquista del potere politico da parte del proletariato, tramite la strategia della lotta armata condotta dalle Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente.

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Maurizio Pedrazzini, la lunga storia di un “bandito rosso”

Maurizio Pedrazzini 22 anni, milanese, militante di Lotta continua, è arrestato il 22 marzo 1972: con una pistola aveva sparato sul pianerottolo di Franco Servello, allora commissario straordinario della federazione missina di Milano (nella foto è il secondo da destra, il 12 aprile 1973, prima degli scontri del ‘giovedì nero’, in cui perde la vita l’agente Marino).

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22 marzo 1978: i funerali di Fausto e Iaio, cerimonia di addio al decennio rosso

Il 22 marzo 1978 Milano ha assistito silenziosa e forse stupita ai funerali di due ragazzi sconosciuti: il popolo di Milano, 100.000 persone commosse e forti di rabbia in piazza S. Materno per l’ultimo saluto a Fausto e laio. Messaggi, poesie, centinaia di pensieri per Fausto e laio lasciati, tra i fiori, sul luogo dell’omicidio, in via Mancinelli, recapitati al centro sociale Leoncavallo, in onda a Radio Popolare. Per giorni e notti, mentre i cortei attraversavano la città, le segreterie dei sindacati erano riunite in permanenza per decidere, non senza discussioni e litigi, la partecipazione dei lavoratori ai funerali. Lo stesso all’Anpi.

Poi, il 22, tutte le fabbriche di Milano si fermarono e decine di consigli di fabbrica presero parte al corteo funebre: c’era anche il consiglio di Mirafiori, da Torino. C’erano moltissimi studenti. Molte mamme. Molti pensionati. Molti, quel giorno, decisero che avrebbero impegnato parte della loro vita per chiarire chi e soprattutto per quale motivo- avesse massacrato i due giovani compagni. Tanti: gli amici di Fausto e Iaio, i compagni e le donne del centro sociale Leoncavallo, Avanguardia Operaia e il Quotidiano dei Lavoratori, Lotta Continua, il Movimento Lavoratori per il Socialismo e il quotidiano La Sinistra, militanti anarchici e dell’area di Autonomia Operaia. E ancora, singoli militanti del Pci, professionisti, giornalisti democratici e di Radio Popolare che in tutti questi anni hanno lavorato allo scopo, anche se il gruppo è andato via via assottigliandosi.

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21 marzo 2017: muore a Lecce Agrippino Costa, il nappista poeta

agrippino costa
Renato Curcio e Agrippino Costa

È scomparso tre anni fa, la mattina del 21 marzo, a Lecce, Agrippino Costa, 76 anni, l’intellettuale siciliano con un passato nei Nap e nelle Brigate rosse.  Ha lasciato dieci figli, di cui sei diventati famosi ballerini a livello internazionale. 

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19 marzo 2002: l’ultimo agguato delle Nuove Br. Ucciso Marco Biagi

la notizia sulla prima pagina de l unione sarda

È la sera del 19 marzo 2002, a Bologna il consulente del ministero del Lavoro Marco Biagi, 51 anni, sta tornando nella sua abitazione.
Sceso dal treno arrivato da Modena (dove insegna alla Facoltà di Economia), chiama la moglie per avvisarla, poi sale sulla sua bicicletta. Non sa che qualcuno lo segue e tiene d’occhio i suoi spostamenti; non ha una scorta.

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70 anni fa l’eccidio di Lentella. Scelba schiaccia nel sangue le lotte bracciantili

Due lavoratori sono stati uccisi nel pomeriggio dalla polizia a Lentella, piccolo paese della provincia di Chieti. Numerosi altri lavoratori nono rimasti feriti. Il fatto è accaduto verso le 13 [del 21 marzo], allorché i lavoratori — che in mattinata avevano effettuato lo sciopero a rovescio per protestare contro la gravissima disoccupazione esistente nella zona — si sono raccolti dinanzi al municipio. I Disoccupati levavano la loro voce contro l’amministrazione comunale, la quale nulla faceva per risolvere lo stato di miseria della popolazione (che conta 160 disoccupati su 1200 abitanti, ossia più del 10 per cento), e contro il governo, il quale anziché affrontare l’angoscioso problema dei senza lavoro minaccia Illegali misure repressive. A questo punto la polizia caricava la folla aprendo il fuoco: sono caduti Nicola Mattia di anni 41, che lascia tre figli; a Cosimo Maciocco, di anni 26, ammogliato. Impossibile precisare il numero dei feriti [sono dieci, ndb].

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25 anni fa la strage della Metropolitana di Tokyo: fu terrorismo magico-religioso

La mattina del 20 marzo 1995, tra le 7,50 e le 8,11, gli adepti di un movimento religioso, Aum Shinryko, eseguono un attacco coordinato contro la metropolitana di Tokyo, usando un gas nervino, il sarin. I cinque attentati, eseguiti per ordine del fondatore della setta, Shoko Asahara, uccidono tredici passeggeri e ne intossicano seimila. Venti feriti riportano lesioni permanenti, per lo più alla vista. È il più grave attacco verificatosi in Giappone dalla fine della seconda guerra mondiale. Alla vicenda ho dedicato uno dei capitoli del mio libro “In nome di un Dio uccidono” (Edigrafema 2015), che analizza il terrorismo di matrice magico-religiosa.

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19 marzo 2013, finisce la lotta di Nicola Pellecchia. Qualche ricordo molto personale

Ci sto girando attorno da ieri. Il memento di Nicola Pellecchia, morto il 19 marzo di sette anni fa, faccio fatica a scriverlo. Perché si affastellano i ricordi, tutti molti antichi, eppure vividissimi. E mi sembrano inadeguati solo lontanamente a restituirne la grandezza. E quindi per una volta scrivo per fatto personale, qualche storiella.
Ci conoscevamo già da ragazzini: frequentavamo entrambi i Giardinetti di Posillipo, io perché erano a fianco alla parrocchia che praticavo, lui perché erano l’area verde sotto il suo rione. Qui assistetti alla prima scazzottata “politica”: Nicola contro Marco d’Agostino, 20 centimetri più basso ma uno squadrista cazzuto. Ci incrociavamo spesso al lago Patria: io timoniere al Posillipo, lui nell’otto juniores del Savoia che avrebbe fatto sfracelli: forse furono campioni del mondo. Lui era il capovoga.

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17 marzo 1993, Barcellona: cade in una rapina Ermanno Faggioni, operaio non arreso

Ermanno Faggiani, militante della Colonna 2 Agosto, viene arrestato a Udine il 1 febbraio 1982, nel blitz che segue la liberazione di Dozier, le torture ai suoi carcerieri, il pentimento di Antonio Savasta ed Emilia Libera. La sua figura è delineata in un lungo e affettuoso post di Paolo Dorigo, un altro prigioniero politico veneto

Operaio e militante delle Brigate Rosse sino alla spaccatura ed espulsione della colonna 2 agosto, caduto il 17 marzo 1993 a Barcellona, Spagna . Questo compagno di Varmo, in provincia di Udine, era un quadro politico complessivo delle Brigate Rosse, e come operaio della Montefibre partecipò a numerose lotte e a tutto il percorso di lotta della classe operaia di Marghera lungo la fine degli anni 70 ed inizio degli anni 80, quando attorno alla ristrutturazione del polo chimico si concentrarono nuove forze, organizzazione di classe, autonomia di lotta operaia, in legame e unità con altri segmenti della classe nel polo, con ripercussioni politiche importanti su tutta la regione, o meglio le regioni (Veneto e Friuli), che, al di là delle diversità, avevano e hanno molti elementi strutturali e di storia in comune.

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