3 settembre 1982: perché uccidono Dalla Chiesa?

dalla chiesa

Stamattina, sulla sua pagina di Facebook, Enrico Galmozzi ha messo in comune un vecchio ricordo:

3 settembre 1982: ero nel supercarcere di Palmi, improvvisamente dalla sezione dei detenuti comuni partì una infernale battitura e sbattimento degli spioncini con accompagnamento di urla belluine che nemmeno l’11 luglio con la nazionale italiana campione del mondo.

Intorno all’omicidio del generale Della Chiesa e della moglie, Emanuela Setti Carraro, è fiorita una vasta letteratura più o meno dietrologica sulla necessaria esistenza di un “mandato” politico per il delitto eccellente. Non era, non è ritenuto motivo necessario e sufficiente il fatto che il generale fosse un nemico molto odiato e potenzialmente pericoloso.
Il post che segue è di qualche anno fa, ma ancora funziona …

Uno che non vogliono vivo

A chi dava fastidio il prefetto dalle armi spuntate? Il generale che lottò il terrorismo e fu spedito in Sicilia senza i poteri che chiedeva. Fu trucidato con uno spettacolare agguato, dopo appena 100 giorni, insieme alla moglie e all’autista. Un altro mistero intrecciato alla madre di tutti i misteri: il rapimento Moro, le trattative fra Stato e antistato per far liberare il presidente della Dc. Uno che quelli “non vogliono vivo”, raccontò il pentito Tommaso Buscetta. E quelli non erano né i mafiosi né i brigatisti, ma gli uomini delle cosiddette istituzioni.

Una tesi confermata anni dopo dal boss della camorra Raffaele Cutolo. Dalla Chiesa fu l’ufficiale che scoprì il memoriale di Moro, dettato nella prigione del popolo. Un documento enigmatico, ritrovato a rate: la versione integrale fu scoperta, forse casualmente forse no, soltanto 12 anni dopo il blitz del generale nel covo di via Monte Nevoso a Milano. Dalla Chiesa fu falciato il 3 settembre ’82, con i segreti di cui era custode. La sua borsa fu ritrovata dopo 31 anni nei sotterranei del palazzo di giustizia palermitano: vuota. Come vuota rimase la sua cassaforte, appena poche ore dopo la strage di via Carini. E ancora dobbiamo mettere insieme le tessere di quel puzzle, dopo 34 anni
Fonte: Gianmaria Roberti/Facebook

Occam e il generale

Anche al delitto Dalla Chiesa si può applicare il rasoio di Occam. La spiegazione più semplice è che i Corleonesi ammazzarono regolarmente tutti gli uomini delle istituzioni che si opponevano efficacemente alla loro espansione: da Giuliano a Terranova, da Pio La Torre a Chinnici, da Montana a Cassarà. L’addebito specifico al superprefetto: la proposta di allargare all’antimafia i benefici per i ‘pentiti’, l’indicazione di lavorare sulle piste del denaro, che trovò immediata concretezza nelle perquisizioni contro uno dei santuari finanziari di Cosa Nostra, l’impero esattoriale dei cugini Salvo

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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