22-23 gennaio 1979: 3 rapine, 5 morti. La notte che cominciò a morire Pierluigi Torregiani

La prima pagina dell’Unità del 24 gennaio 1979

Tre rapine, cinque morti: questo il bilancio della notte di lunedì a Milano. Rapinatori hanno assaltato due locali pubblici; due anziane signorine sono state assassinate nella loro abitazione (ma il delitto è stato scoperto solo ieri).

Così la cronaca della Stampa sottolinea la coincidenza di una concentrazione di violenza nello spazio e nel tempo (la notte tra il 22 e il 23 gennaio 1979 nell’area metropolitana milanese) eccezionale anche per il violentissimo e cupo finale degli anni ’80. Una delle rapine innesca un conflitto a fuoco e un filo nero: perché tra le vittime che reagiscono c’è Pierluigi Torregiani, che tre settimane dopo finirà ucciso dai Proletari Armati per il Comunismo. Un altro commando colpirà a Mestre un macellaio, Lino Sabadin, anche lui accusato della morte di un rapinatore. L’articolo della Stampa sottolinea però che il gioielliere non fece a tempo a sparare pur avendo estratto la pistola

La rapina di Novate

Il primo fatto a Novate, hinterland nord di Milano. Sono le dieci di sera: al bar Gilda la solita scena da locale di paese. Il titolare, Vito Policastro, 40 anni, parla con alcuni clienti al banco, qualcuno gioca a carte, altri a biliardo. Davanti al bar si ferma un’auto e ne scendono tre giovani, il volto coperto dai passamontagna, armati di pistole e un fucile a canne mozze. E’ una rapina, entrate tutti nella sala da biliardo, gridano. Ma i clienti non si lasciano intimorire. Uno di loro, Carlo Bozzetto, 50 anni, ingaggia una colluttazione con un bandito.

Questi allora spara, quattro colpi al torace dell’uomo. Anche il complice fa fuoco: una scarica di panettoni raggiunge il titolare del bar. I clienti reagiscono: armati di stecche e palle da biliardo colpiscono i banditi alla testa, fino a metterli in fuga. Probabilmente uno è rimasto ferito. Intanto si chiamano i soccorsi. Policastro e Bozzetto sono trasportati all’ospedale. Il titolare del bar, sottoposto ad intervento chirurgico, viene ricoverato con prognosi riservata per le ferite al petto. Per Bozzetto, invece non c’è nulla da fare: quando arriva all’ospedale è già morto, fulminato dalle pallottole del bandito.

La sparatoria al Transatlantico

Ore 1.30, pizzeria «Transatlantico» in via Malpighi, a Milano. Nonostante l’ora tarda, ci sono ancora una ventina di clienti. Entrano in due, il bavero del cappotto rialza- to; un complice si ferma fuori del locale, davanti alla porta. Un bandito, pistola alla mano, attraversa il locale, minaccia i clienti e inizia a farsi dare gioielli e soldi. Si ferma davanti al tavolo dove il gioielliere Pier Luigi Torreggiani sta cenando con alcuni amici: questi dà un colpo al braccio del bandito, cercando di disarmarlo. Inizia una colluttazione.

Il complice spara: un cliente, Vito Lo Cascio, risponde al fuoco e uccide il bandito che stava lottando con il gioielliere. Gli altri clienti gridano, si rifugiano sotto i tavoli: due vengono feriti. Sono Pinuccio Fanni, 28 anni, morente all’ospedale con il fegato spappolato, e Gian Carlo Dal Verme, 71 anni, colpito al braccio (guarirà in dieci giorni). Nel locale c’è caos, urla, paura. Un cliente, seduto vicino alla porta, cerca di uscire. Ma di fronte a lui, appena fuori, si trova il terzo bandito che gli spara addosso. I rapinatori fuggono.

Per terra due morti: il bandito, Orazio Daidone, 34 anni, senza fissa dimora e il cliente, Marcello Vittorio Consoli, 38 anni, di Carlentini (Siracusa). Iniziano le indagini con le testimonianze, viene ricostruita la tragica notte in pizzeria. Vito Lo Cascio consegna l’arma con cui ha ucciso il rapinatore. Anche Torreggiani girava armato, ma non ha fatto in tempo a estrarre la pistola. Si ritrovano le auto usate dai banditi per entrambe le rapine: sono rubate, pochi gli indizi, mentre i giornali della sera escono con grossi ‘titoli sui tre morti in questura arriva un’altra segnalazione.

Le donne uccise in casa

Nell’appartamento di due anziane sorelle, in via Moscova 30, nessuno apre alla porta: eppure non si sono viste uscire e si sente una radio accesa. La donna delle pulizie dà l’allarme. Arrivano gli agenti, ma la porta è blindata; arrivano i vigili del fuoco e, finalmente, aprono. Le due sorelle Anna e Wanda Galli, rispettivamente di 67 e 66 anni, sono morte, una. riversa sul pavimento della cucina, l’altra in sala, coperta da un tappeto. Chi le ha uccise le ha colpite con corpi contundenti, poi ha sbattuto loro la testa per terra. Movente? Anche qui la rapina, si suppone. Tutti gli armadi infatti sono aperti, come pure la credenza dove le donne custodivano l’argenteria.

L’ora del delitto si fa risalire alle 20 di lunedì: un vicino dice di avere sentito ;tonfi e rumori, come di mobili spostati. Però l’assassino (o gli assassini) doveva essere noto alle due sorelle. Erano diffidenti, non aprivano la porta agli estranei. L’appartamento, due camere più servizi, si trova in un elegante complesso di proprietà dell’Inail, istituto di cui le Galli erano pensionate. Apparentemente, quindi, non erano particolarmente ricche. Evidentemente, se di rapina si è trattato, l’assassino doveva sapere cosa possedevano le due anziane sorelle.
Susanna Marzolla

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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