28 settembre 1978. Ucciso per sbaglio Piero Coggiola, capo Lancia

La tragedia di Piero Coggiola, capo della verniciatura alla Lancia di Chivasso, un omicidio non voluto, ce la raccontano Stefano Caselli e Davide Valentini nel volume Anni spietati, edito da Laterza nel 2011

Via Servais assomiglia a un villaggio turistico di montagna trapiantato a ridosso della Tangenziale nord: casette basse e giardini attorniati da alberi sempreverdi, un’altra di quelle piccole oasi rifugio della media borghesia che ha abbandonato il centro. Piero Coggiola, 46 anni, ha tutto tranne che la faccia del nemico. Abita al civico 200 insieme alla moglie, due figlie (la maggiore disabile) e un cane che tutte le mattine porta a spasso, prima che l’autobus aziendale lo porti alla Lancia di Chivasso, dove dirige il reparto Verniciatura. Accade anche la mattina del 28 settembre 1978.

Lo strazio della moglie

Myrna, la moglie (nella foto), accompagna in vestaglia il marito alla fermata, dove lo lascia poco dopo le 7.20. Piero Coggiola rimane solo in strada nell’aria frizzante del primo autunno, allunga lo sguardo per vedere se l’autobus è in arrivo quando si sente chiamare: «Coggiola della Lancia?». Ha appena il tempo di voltarsi prima che una Beretta calibro 90 gli scarichi addosso dodici colpi: cinque lo raggiungono alle gambe, uno gli recide di netto l’arteria femorale. Quando Myrna, che ha sentito gli spari, è tornata alla fermata del bus, Piero Coggiola è già semincosciente in una pozza di sangue. Muore poco dopo, dissanguato, alle Molinette.

“Qui Brigate rosse…”

Una voce giovanissima chiama il centralino della Stampa: «Qui Brigate rosse, abbiamo azzoppato noi Coggiola Piero…». No, Coggiola Piero è morto, dissanguato. Più o meno alla stessa ora, a Roma, le suore addette alla persona del pontefice scoprono Albino Luciani cadavere nel suo letto. Papa Giovanni Paolo I ha regnato soltanto trentatré giorni. La notizia della morte del papa giunge come una saetta tra i pellegrini in coda per la Sindone. E come una saetta piomba sulla città la notizia della morte di Piero Coggiola: «Qualche settimana di pausa nello stillicidio del terrorismo di routine
– scrive La Stampa in prima pagina – ha dato l’illusione di essere tornati a vivere nella normalità. Era soltanto un’illusione. ‘Ricominciano’, dice la gente. Ci accorgiamo di colpo che abbiamo sempre saputo che questo giorno sarebbe arrivato, che prima o poi avremmo ricominciato».

L’omaggio degli Agnelli

È un triste presagio: «L’uccisione di Piero Coggiola è l’anticipo di mesi durissimi?» si chiede lo stesso quotidiano il giorno dopo. A Roma migliaia di fedeli rendono omaggio alla salma di Giovanni Paolo I; a Torino il pontefice sabaudo Gianni Agnelli rende omaggio alla salma di Piero Coggiola, capoufficio Verniciatura della Lancia di Chivasso, esposta nella storica sede della casa automobilistica in piazza Robilant, Borgo San Paolo, a due passi dal palazzo di quindici piani che i torinesi chiamano pomposamente «grattacielo Lancia»

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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