6 marzo 1973: rapina in banca, con feriti, di un commando di Potere Operaio

Alcuni banditi compiono una rapina in una banca di Vedano Olona, poco fuori Varese. Poi, per sottrarsi alla polizia, lanceranno una bomba a mano. Sono arrestati Domenico Zinga, militante comasco di Potere Operaio, che resta ferito al piede per l’esplosione dell’ordigno lanciato e il pregiudicato Antonio Scattolin.
La rapina, compiuta con lo scopo di finanziare il movimento, contribuirà ad accentuare le tensioni nell’organizzazione che sfoceranno nel congresso di Rosolina (giugno 73) con lo scioglimento. Il “fatto” ebbe grande risalto di cronaca, tanto da meritare la prima pagina della “Stampa”

La cronaca

Tre giovani armati di pistole e bombe a mano hanno assaltato stamane la filiale del Credito varesino a Vedano Olona. Quando la polizia è intervenuta hanno aperto il fuoco e gettato una bomba. Cinque persone sono rimaste ferite e due banditi sono stati catturati: uno è crivellato di schegge, l’ordigno gli è esploso quasi tra i piedi. Gli arrestati sono Domenico Zinga di 23 anni, nato a Torano Castello (Cosenza) residente a Cernobbio (Como) ricoverato in ospedale (ha il piede destro troncato e ferite in tutto il corpo) e Anselmo Scattolin, 28 anni, originario di Scorze (Venezia), anch’egli residente a Cernobbio. Quest’ultimo è stato interrogato dalla questura di Varese. Ha dichiarato di. appartenere al movimento «Potere Operaio», della sinistra extraparlamentare. «La rapina doveva servire per finanziare il movimento», avrebbe rivelato.

La smentita di Potere operaio

«Potere Operaio», in una nota rilasciata a Milano, ha smentito quanto lo Scattolin avrebbe detto. Il giovane era già noto alla polizia per i suoi precedenti penali. Lo Zinga invece apparterrebbe ad un «Comitato operai-studenti», anch’esso della sinistra extraparlamentare. La rapina è avvenuta alle 9,30. Due giovani sono scesi da una «128» guidata da un complice (ora ricercato dagli inquirenti, si sono avviati a piedi verso la banca e sulla porta hanno aggredito la guardia giurata Benedetto Cuva, di 43 anni. Impugnavano pistole e bombe a mano. Hanno trascinato Cuva negli uffici dove erano tre dipendenti (il direttore Gerolamo Fantini, il cassiere Angelo Fioravanti e l’impiegato Luigi Marchiori) e sette clienti. Uno dei banditi ha scavalcato il bancone, l’altro ha tenuto sotto la minaccia delle armi clienti e personale.

Lo Scattolin stava riempiendo due borse di plastica di banconote, quando lo Zinga ha udito il complice in auto urlare: «Arriva la polizìa». Stava infatti sopraggiungendo una «pantera» della Volante, avvertita da Emilio Casoni, 21 anni, figlio di uno dei clienti presente in banca, che stava attendendo in auto il padre e aveva visto i banditi arrivare. Scattolin e Zinga si sono appostati dietro le porte: «Adesso facciamo una strage », hanno gridato poi hanno aperto il fuoco sugli agenti, che hanno risposto con raffiche di mitra. Lo Zinga è arretrato, ha dato fuoco alla miccia della bomba che teneva in pugno e ha tentato di lanciarla. Gli è caduta invece quasi tra i piedi, dove è esplosa, proiettando attorno centinaia di schegge. Benché ferito, il rapinatore è uscito dalla filiale con la pistola in pugno, ma è stato catturato dall’agente Antonio Zafrano, di 22 anni, e dall’appuntato Giuliano Mecca.

La cattura di Scattolin

Scattolin con l’altra bomba, la pistola e i due sacchetti col denaro è fuggito nel retro della banca, inseguito dalla guardia giurata Cuva. Si è chiuso in uno sgabuzzino. Cuva e gli agenti hanno sfondato la porta e lo hanno catturato. A terra è stata trovata la bomba, avvolta da un giornale: un cilindro di 6-7 centimetri, con una miccia a rapida combustione. Mentre lo Zinga veniva trasportato all’ospedale con i clienti feriti (Rosa Maria Sala, 33 anni, operaia; Luigi Gianoli, 66 anni, salumiere; Adriano Bressan, 36 anni, Wanda Zatta, 51 anni e la guardia Cuva: nessuno è in condizioni preoccupanti), lo Scattolin era condotto in Questura a Varese dove dichiarava di aver agito «per motivi ideologici ».

Gli inquirenti cercano il giovane che era al volante della «128», autista dei banditi. Di lui si ha una descrizione sommaria; sinora lo Scattolin non ha voluto rivelarne l’identità. Gli artificieri stanno anche esaminando la bomba trovata nello sgabuzzino: conteneva 400 grammi di tritolo con un additivo (forse fulminato di mercurio) e una banda gialla. Sarebbe di provenienza francese, in dotazione ai «commandos» dell’Oas contro i «piedi neri» in Algeria. L’ordigno esploso ha provocato un foro nel pavimento d’un metro di diametro; gli infissi e i mobili sono danneggiati; i vigili del fuoco sono intervenuti per spegnere un principio d’incendio.

Chi sono i rapinatori

Dal corrispondente della Stampa da Como (u.c.)
A Cernobbio, i due rapinatori di Vedano Olona sono conosciuti per la loro tendenza di estrema sinistra (sembra frequentassero a Milano il Cos, Comitato operai-studenti). Domenico Zinga, 23 anni, chiamato dagli amici «Mimmo», abita in via Matteotti, la lunga strada che da Cernobbio porta a Maslianico, al numero 27. Una casa modesta, una specie di vecchio mulino. Vive col padre Emilio, di 58 anni, operaio in una ditta di vernici; con la madre Flora Calderaro, di 52, e con una sorella. Franca, di 25.

Mimmo e Pinuccia, arrestata in Svizzera

«Mimmo» è il fidanzato di Pinuccia Maggi, di 19 anni, abitante a Cernobbio in via Matteotti 18 A, la ragazza che alla fine di gennaio è stata al centro d’un clamoroso episodio a sfondo politico avvenuto nei pressi di Lugano. La polizia svizzera la fermò insieme con tre suoi amici, Claudio Biondi, di 20 anni, abitante a Villaguardia (Como), in via IV Novembre; Giorgio Giudici, di 23 anni, studente, abitante a Como in via Milano 97; e Rocco Ugo Bevilacqua, di 24 anni, abitante a Roma in via Emiliani 23. I quattro si dichiararono tutti di «Potere Operaio»; nei pressi della Mini Minor su cui viaggiavano gli agenti svizzeri trovarono quattro pistole, tre passamontagna e alcuni fili già predisposti con cappio per compiere una rapina o un rapimento.

Arrestati dalla polizia svizzera, furono poi consegnati alle autorità italiane e dopo alcuni giorni di carcere rilasciati in libertà provvisoria. «Mimmo» Zinga non ha rilevanti precedenti penali. Fu condannato anni fa per un furterello. Era stato sorpreso e multato nel 1971 dai carabinieri mentre attaccava con Claudio Biondi, uno dei giovani arrestati a Lugano, alcuni manifesti all’esterno d’una azienda tessile di Como.

La famiglia Scattolin

Anselmo Scattolin, l’altro rapinatore catturato, ha 28 anni, e abita a Cernobbio a poche decine di metri da «Mimmo», in via Matteotti 15. «Erano sempre insieme — dicono i vicini di casa — lui, la Pinuccia Maggi e il Mimmo». La sua è una famiglia numerosa, che vive al primo piano d’un grande caseggiato per operai. Suo padre, Giovanni, di 55 anni, originario del Veneto, è impiegato alla Forestale di Como. Due sue sorelle sono sposate.

Un particolare interessante è emerso questa sera: ieri verso le 19 due giovani, uno dei quali forse lo Zinga, hanno acquistato in un negozio di Cernobbio, il «Cip Moda Market», un maglione dal collo alto beige-marrone, presumibilmente quello usato stamattina per compiere la rapina. La commessa. Annunziata Carugati, di 36 anni, ricorda bene i due che l’hanno acquistato. « Uno sembrava il “Mimmo”, l’altro era grassoccio, aveva la barba e indossava un montgomery verde». E’ su questo giovane che ora carabinieri e polizia stanno indagando. Potrebbe essere il terzo complice della rapina.

La sentenza 7 aprile

La sentenza 7 aprile riprende le dichiarazioni di Scattolin.

Il 26 dicembre 1979 importanti evenienze emergevano dall’interrogatorio di Anselmo Scattolin, già condannato, insieme a Domenico Zinga, per la rapina in danno del Credito Varesino di Vedano Olona perpetrata il 6 marzo 1973

Protestandosi «assolutamente innocente del reato contestato», il prevenuto spiegava subito che «intorno all’estate del 1972», licenziatosi dal suo datore di lavoro milanese perché persuaso di trovare una migliore sistemazione a Lugano, si era trovato senza fissa occupazione. Aveva, così, ripreso contatto con «vecchie amicizie», tra le quali, appunto, Zinga, che in quel periodo «faceva intensa attività in Potere Operaio a Como». Si era, pertanto, lasciato convincere «a frequentare gli ambienti» del movimento, pur rimanendo «estraneo» a qualsiasi iniziativa esterna.

Il nucleo illegale di Potere Operaio

Nel frangente, comunque, aveva potuto apprendere che «il nucleo illegale» – distinto dal gruppo di P.O. ufficiale – in cui era inserito Domenico Zinga – aveva «ad un livello più alto», come «responsabile politico», Oreste Scalzone. Il leader si era recato a Como all’inizio del 1973 «per discutere il caso di alcuni compagni arrestati in Svizzera perché erano fermi con un’auto con
targhe false. Tra i quattro arrestati c’era tale Giuseppina Maggi, all’epoca fidanzata dello Zinga, un certo Claudio e altri ragazzi di Como».

Ribadendo quanto già aveva sostenuto al momento della cattura, dopo l’esecuzione della rapina in questione, Anselmo Scattolin non aveva difficoltà ad ammettere che quell’ «esproprio» – così era stato definito da Zinga – «doveva servire per finanziare l’attività del gruppo» di cui il complice era un componente di spicco. «Zinga disse che, qualora fossimo stati arrestati, avremmo dovuto rivendicare la motivazione politica della rapina». All’azione, poi, aveva partecipato «una terza persona di Milano, soprannominata Mino». Questi aveva portato «sia l’auto rubata sia le armi e gli ordigni, uno dei quali era esploso cagionando a Zinga l’amputazione del piede».

In seguito l’imputato era stato esaminato, su rogatoria dell’A.G. elvetica, «perché l’ordigno era risultato provento di un furto commesso in Svizzera», ma si era dichiarato «all’oscuro» della vicenda. Egli aveva rivisto Oreste Scalzone soltanto nel 1976, durante la celebrazione del processo di appello per i fatti riferiti.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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