24 settembre 1979: Prospero Gallinari è ferito e catturato

Prospero Gallinari e Mara Nanni, delle Br, vengono sorpresi dalla polizia, avvertita da una telefonata anonima, mentre sostituiscono la targa di una autovettura in viale Metronio. Nel conflitto a fuoco Gallinari rimane molto gravemente ferito alla testa. Rimane ferito anche un poliziotto. La Nanni viene arrestata, ma un complice riesce a fuggire. La storia ce la racconta lui, nell’autobiografia “Un contadino nella metropoli”.

Ricca di particolari inediti: dalla presenza di brigatisti rossi nell’ospedale dov’è ricoverato alla sua decisione di non accettare la proposta di evasione per non pesare sull’organizzazione. Perché in realta le ferite al cervello erano state gravissime ma i danni limitati dal fatto che era mancino e quindi con le aree funzionali “invertite”.

Al lavoro per il finanziamento

Ma i compagni a Roma stanno lavorando. Tra le molte cose in ballo c’è anche il problema dei soldi. Il denaro del sequestro Costa è agli sgoccioli, e già prima dell’estate avevamo messo all’ordine del giorno il rimpinguamento delle casse. Roma è in grado di affrontare la questione. Ci sono le forze, ma anche i mille fili delle relazioni indispensabili al procacciamento di informazioni e degli appoggi adeguati per certe operazioni. Con le buste paga del Ministero dei Trasporti si supera il miliardo. Alcuni compagni che vi lavorano hanno già fatto un’accurata inchiesta e, dal piano prospettato, la cosa sembra fattibile.

Stabilita la data del lavoro per il giorno degli stipendi, costituito il nucleo che lo porterà a termine, si tratta come al solito di curare i dettagli preparatori. Neanche difficili tra l’altro, visto che le macchine erano già state prese per l’Asinara e si tratta semplicemente di cambiare le targhe messe per quell’eventualità.

A pranzo per gli ultimi accordi

Il 24 settembre abbiamo appuntamento con una parte del nucleo a pranzo, in una trattoria, per discutere le ultime cose. Informo i compagni che la sera prima Mario mi ha chiamato da un porto italiano e sta risalendo l’Adriatico verso Venezia. Dovremo poi organizzarci per andare a recuperare le armi che ha portato.

Ma intanto pensiamo al lavoro che dobbiamo fare domani. Sono stati recuperati dall’interno i permessi per entrare nel Ministero senza creare sospetti. Appena finito di pranzare ci dividiamo in due gruppi e andiamo a cambiare le targhe perché le macchine siano pronte domattina. Io ho anche una certa fretta perché in giornata devo prendere il treno e andare a un incontro… Ma sarò a Roma in serata. Do un bacio e saluto Laura; quando rientrerò a casa sicuramente lei sarà già addormentata.

Le targhe, un lavoro banale

Cambiare delle targhe è un lavoro banale, basta trovare un buco dove non ti vedono. Ma la zona non è buona. C’è un bar nelle vicinanze del luogo in cui abbiamo parcheggiato le macchine e c’è della gente fuori. Ci spostiamo di duecento metri e dopo Porta Metronia troviamo uno spazio nel quale riusciamo a infilarci. Io dovrei fare la copertura da una certa distanza agli incaricati della sistemazione delle targhe, ma subentrano complicazioni con le viti che non vogliono staccarsi… Decido di mettermi a svitarle io.

Sorpresi dalla polizia

Quando sento la sirena, la macchina della polizia ce l’ho già addosso. In quelle occasioni la reazione è spontanea, correre in sé non servirebbe a niente. Cercando di restare coperto dall’automobile sulla cui targa sto lavorando, estraggo la pistola e comincio a sparare. Intanto mi guardo attorno e cerco di ragionare. La volante della polizia ce l’ho di fronte e mi ostruisce l’accesso a una strada secondaria che vorrei guadagnare per la fuga, perché mi sembra stretta e contorta. Sparo così contro la macchina per costringerla a spostarsi e lasciarmi il via libera. Termino un caricatore e cerco di estrarre il secondo dalla cintura dei pantaloni. E lì si spegne la luce.

Il risveglio in ospedale

Quando si riaccende vedo un’infermiera e dietro di lei diversi carabinieri. È chiaro che mi trovo in ospedale e sono stato arrestato. Mi sento intontito e soprattutto ho un fortissimo dolore alla testa. Rivolgo la parola all’infermiera chiedendole se può chiamare un medico perché il dolore è lancinante. La vedo meravigliata dalla domanda, ma molto cortesemente dice che tornerà subito. Il medico stesso arriva abbastanza confuso. Inizia a farmi domande: cosa sento, come mi chiamo, cosa ricordo di me e di quello che è successo.

“Lei è mancino?”

L’unica cosa che non riesco a valutare è il tempo trascorso in ospedale prima del risveglio; per il resto, pur con uno stato di confusione abbastanza marcato, rispondo con una certa logicità alle sue domande. Dopo alcuni minuti di questo dialogo abbastanza bizzarro il medico mi rivolge una domanda secca: “lei è mancino? ” Gli rispondo di sì. Benché infatti sia stato educato fin dall’infanzia a usare la mano destra per scrivere o tenere le posate, per tutto il resto sono mancino e la sinistra è anche la parte dei miei arti più forte e reattiva.

“Adesso capisco”, mi risponde. “Lei è stato colpito alla testa e ha subito un focolaio lacerocontusivo ed emorragico di grossa portata, abbiamo dovuto estrarle parecchia materia… davamo per scontato che la quantità fosse tale da ritenere lesionata senza possibilità di recupero tutta la qualità cognitiva e del ragionamento… essendo mancino lei ha le parti del cervello invertite…”

Circondato dagli agenti

Non so come rispondere… ma prendo atto che è pur sempre andata meglio del previsto. Intanto il programma immediato è cercare di capire se il dolore si può attutire. È così intenso alla testa, che solo in un secondo momento mi rendo conto di avere una gamba appesa in trazione a un baldacchino montato sul letto. È stata anch’essa raggiunta dalla raffica che mi ha colpito, e (verrò a saperlo in seguito) un proiettile è entrato nella caviglia rompendola, per uscire poi dal tallone.

Sono in una stanza isolata dal resto delle corsie e non riesco neanche a capire in quale ospedale mi trovo. Intorno a me, il movimento di agenti è molto intenso, si sente che ce ne sono diversi anche fuori, ma questo comunque non impedisce al personale medico di prestarmi le cure e le pulizie del caso.

L’organizzazione c’è

Stanno mettendo a posto il letto e mi hanno portato delle gocce di Valium per il dolore. Un’infermiera mi allunga il bicchiere e mi stringe forte la mano. La guardo in faccia, mi fa capire con gli occhi di guardare più in giù. Osservo il collo, ha una camicetta aperta sul davanti e porta una bella collana. Uno dei gioielli di Laura. Una collana che gli aveva costruito e regalato Bruno, quando fra le sue varie attività si era dedicato anche a quella di apprendista gioielliere. Ho difficoltà a capire se sono impazzito o se è l’effetto di qualche allucinogeno.

Uno dei poliziotti si fa vicino, ma lei gli fa intendere che deve sistemare il letto e lo fa allontanare di un metro. Tra le labbra mi dice: “fatti tenere qui qualche giorno”. Il cervello, anche se spappolato, viaggia a velocità supersonica. So che c’è una grossa presenza di compagni negli ospedali, ma tutto mi aspettavo meno di trovarmi l’organizzazione al risveglio. Che idee avranno? Sono impazziti? Nelle condizioni in cui mi trovo sarei solo un peso! Ma dai compagni che conosco posso aspettarmi questo e altro! Chiudo gli occhi e mi metto a piangere.

Il dottore lo conosco …

Passano due giorni, il dolore persiste, e sembra di capire che dovrò abituarmici per parecchio tempo, ma quanto al resto la mia condizione sembra stabilizzata. La visita medica è passata, e quella sera monta un dottore per il turno notte. Lo guardo in faccia e lo riconosco. L’avevo incontrato con Bruno mesi prima per dargli indicazioni su dove piazzarsi in occasione di un’azione. Avrebbe fatto da copertura medica, una pratica che usiamo dove c’è la disponibilità di compagni medici o infermieri, in grado di offrire supporto nel caso in cui ci siano feriti non gravi da soccorrere sul posto.

Mi ripete che devo cercare di rimanere. Ha visto Bruno e i compagni credono davvero di poter intervenire. Ma io gli faccio capire che probabilmente mi trasferiranno molto presto in carcere. Poi ci ragiono: sarebbe assurdo portare fuori un catorcio che, oltre alla gamba rotta, non si sa neanche quanto cervello abbia ancora a disposizione.
Il giorno dopo mi trovo in isolamento a Regina Coeli.

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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