Niente libertà per Renato Vallanzasca. Non bastano 46 anni di carcere

Rimarrà in carcere Renato Vallanzasca: così ha deciso la cassazione che ha confermato il tribunale di sorveglianza che aveva respinto la richiesta di libertà condizionale. Ha 71 anni, Vallanzasca, proprio come me – solo che lui di galera se n’è mangiata tanta: 46 anni.

Giravamo come le trottole

Non l’ho mai incrociato – andavo via da Cuneo e arrivava lui, andavo via da Nuoro e arrivava lui: d’altronde, al tempo, giravamo come trottole. Ma ho conosciuto molti della sua banda: e quello erano, banditi. con un loro codice: in carcere, non furono mai tragicatori. Io ne ammiravo il coraggio, e anche la sfrontatezza. Dal carcere volevano andarsene – come da San Vittore, nel 1980, quando Corrado e Renato ci provarono con un’altra sporca dozzina: a pensarci, proprio due “fuori dai ranghi”.

La mia evasione fallita

Confesso qui che dopo che Callanzasca era riuscito a evadere dalla nave che lo trasportava, ci provai a imitarlo. La “leggenda del carcere” diceva che uno dei bulloni dell’oblò fosse allentato. Quando – per un trasferimento – finii nella pancia di un traghetto da Olbia a Civitavecchia, pensai fosse il momento. Avevo con me il seghetto per tagliare le sbarre: ero snello (al tempo) e ci sarei passato. mi ero anche allenato: prima le braccia, poi la testa e le spalle, e insomma. Ma l’oblò era imbullonato che ci voleva la forza di Superman per schiodarlo – se ne raccontano di storie in carcere, e non se ne fece niente.

René era René

Beh, René era René: ma io ci sono rimasto affezionato, a questa storia. La Cassazione motiva la sua sentenza con il mancato ravvedimento di Vallanzasca, che non ha mai chiesto perdono alle vittime, senza «confrontarsi con la dolorosità del male arrecato». Eppure, proprio su questo punto, Vallanzasca aveva detto: «Non di rado mi son sentito rimproverare da destra a manca, di aver il più delle volte sottaciuto alle mie vittime e torno a dire per l’ennesima volta che la mia è stata una decisione mirata proprio perché trattasi del silenzio che si deve come il massimo rispetto per le vittime! non ci sono parole dignitose. non ci possono essere parole».

Un accanimento di principio

Noi protestiamo quando si accaniscono contro i “nostri”, come per i recenti arresti di Parigi. ma la verità è che si accaniscono come principio: Cutolo, l’hanno lasciato morire in galera e non era più nessuno; i mafiosi uguale. e così potrebbe andare per René. buttano la chiave. per principio.
Lanfranco Caminiti

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.