16-17 giugno 1953, rivolta a Berlino est. Lotta di classe nel socialismo reale

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La rivolta operaia di Berlino, che coinvolse quasi tutti i centri industriali della Germania Orientale, avvenne nel clima della «guerra fredda», che contrapponeva USA e URSS. Entrambe le Potenze coprirono la rivolta con interpretazioni del tutto menzognere e furono poche ed esili le voci che si levarono allora in difesa della lotta degli operai tedeschi, per ristabilire la natura di classe dello scontro. 

La scintilla dell’insurrezione, che da Berlino il 16 giugno dilagò in tutto il Paese (400 città e 600 fabbriche), fu provocata da un provvedimento  governativo. Si peggioravano le già pessime condizioni di vita degli operai. L’aumento del 10% delle «norme» di lavoro (ovvero della produzione minima oraria), avveniva con un salario invariato. Questi provvedimenti intendevano preparare il terreno a una riforma, che fu resa pubblica il 9 giugno 1953. Questa riforma aveva origine nel clima di distensione avviato in Unione Sovietica con la morte di Stalin (5 marzo 1953).

La natura di classe dello scontro

Le misure annunciate

«[…] facevano giustizia della retorica antiborghese dello stalinismo tedesco. Un gran numero di industriali e di commercianti le cui aziende erano state confiscate per inadempienza fiscale venivano reintegrati nei loro diritti di proprietà, erano liberati dall’obbligo di pagare gli arretrati delle tasse, e ammessi ad usufruire di favorevoli prestiti di Stato. Alle aziende commerciali private veniva riconosciuto il diritto di compravendita di merci distribuite attraverso la rete degli spacci statali. Era sanzionata pure l’abrogazione delle confische a favore delle cooperative agricole, e la restituzione delle terre o l’equivalente in denaro ai contadini ricchi e medi scappati nella Germania Ovest. Seguivano altri provvedimenti tra cui la riconsegna delle proprietà al clero».

Una lotta senza organizzazione

E l’onere di questa vera e propria ridistribuzione del «reddito» a favore della borghesia, sarebbe stato a carico della classe operaia, che subito fece sentire la sua voce. Sbocciarono allora le iniziative che Cajo Brendel [un operaio olandese, esponente della corrente consiliarista, tra i protagonisti dell’esperienza di Socialisme ou barbarie, ndb] descrive in modo assai vivo, riferendo numerose testimonianze di coloro che parteciparono alle lotte di quei giorni:

Un berlinese che sfilava in un corteo che attraversava la Capitale, così descrive le sue esperienze: «Avevamo raggiunto il Lustgarten, meta della nostra marcia, e nessuno sapeva che cosa avremmo dovuto fare dopo». Da parte sua, un cittadino di Dresda afferma: «Noi volevamo fare una manifestazione in Piazza del Teatro. Non pensavamo ad altre azioni. Eravamo come in stato di ebbrezza. Avevamo dimenticato le cose più semplici e immediate».

Un operaio di una fabbrica della zona russa racconta: «Poteva essere una catastrofe il fatto che non ci fosse alcuna organizzazione. In quella zona nessuno di noi aveva mai fatto uno sciopero. Tutto era improvvisato. Non avevamo contatti con altre città e con altre fabbriche. Non sapevamo da che parte cominciare. Ma eravamo tutti contenti che le cose andassero in quel modo. Nella folla, si vedevano solo volti raggianti e commossi, perché tutti pensavano: finalmente è arrivato il momento che ci liberiamo dalle catene e dalla servitù». Un testimone oculare di Halberstadt afferma: «Tutte le azioni erano assolutamente spontanee. Se fosse stato altrimenti, tutto forse sarebbe andato meglio…».

L’intervento militare sovietico

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La scintilla che dà fuoco alla prateria è lo sciopero proclamato dai lavoratori di un cantiere: poche decine di operai edili. Il governo, per domare l’insorgenza operaia, si rivolse all’Unione Sovietica, che schiacciò la rivolta con la forza militare (20mila soldati, centinaia di carri armati). Ci furono complessivamente quasi 5000 arresti. Ancora oggi non è chiaro quante persone morirono durante le sollevazioni e per le condanne a morte che seguirono. Il numero ufficiale delle vittime è 51. Dopo l’analisi dei documenti resi accessibili a partire dal 1990, il numero di vittime è stato aumentato a 125.

Un’insorgenza prolungata

Malgrado l’intervento militare, l’ondata di scioperi e proteste non venne riportata facilmente sotto controllo. Le dimostrazioni continuarono a macchia di leopardo anche dopo il 17 giugno, e il momento più alto delle proteste si ebbe a metà luglio. In memoria dei moti nella Germania Est, la Germania Ovest dichiarò il 17 giugno come festa nazionale (fino al 1990, quando venne sostituito dal 3 ottobre, data della formale riunificazione), e la Charlottenburger Chaussee che attraversava Berlino Ovest venne ribattezzata Straße des 17. Juni.

Il testo originale di Cajo Brendel apparve nel 1953 in una brochure anonima. Lo curò il gruppo dei comunisti consiliaristi olandesi Spartacusbond. Una seconda edizione fu diffusa nel 1978 da parte del gruppo danese Daad en Dedachte. Brendel vi apportò alcune piccole variazioni. Da questa versione fu tratta la traduzione in francese, apparsa nel 1980 sulla rivista «Echanges & Mouvement»: L’insurrection ouvrière en Allemagne de l’Est – juin 1953. Da quest’ultima nasce la prima traduzione italiana, pubblicata in «Autogestione», n. 6, Milano 1980. Il testo di CAJO BRENDEL, La lotta di classe contro il bolscevismo, L’insurrezione operaia del giugno 1953 nella Ddr, lo potete leggere qui.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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