Luglio ’62, dura tre giorni la rivolta i piazza Statuto. Poi ancora sette anni di silenzio

Alle 11 di domenica 8 luglio migliaia di persone sono di nuovo intorno in piazza Statuto. C’è anche un enorme schieramento di polizia e carabinieri fatti affluire dal Veneto e dall’Emilia. Caricano subito per disperdere, e poi ancora, molte volte. Ma i dimostranti non si disperdono.

Questo scontro che dura e non vuole smettere, la tensione che deve esprimersi e non vuole sentire ragioni di ordine istituzionale, fanno impressione.

9 luglio: 13 ore di scontri

Il lunedì, 9 luglio, di nuovo. Tensione davanti alle fabbriche dove polizia e picchetti operai si fronteggiano. Poi di nuovo migliaia di manifestanti riaffluiscono a piazza Statuto.
Per il terzo giorno consecutivo, dalle 11 alle 2 di notte, scontri ininterrotti tra dimostranti e polizia. Con caroselli sempre più frequenti, con ripetuti accerchiamenti della piazza da parte delle forze dell’ordine. Le cariche dal centro si dirigono a raggiera verso l’esterno, senza risparmio di lacrimogeni, affumicando tutta la zona.

Malgrado i mezzi imponenti impiegati e la durezza della repressione, la polizia e i carabinieri non riescono a occupare stabilmente la piazza. I fermati tra l’altro subiscono quasi tutti la “galleria” quando arrivano in caserma.

1251 fermati, 90 arrestati

I gruppi dei dimostranti dopo tre giorni di lotta cominciano ad apparire coordinati, sono molto mobili, si riformano continuamente là dove erano stati dispersi e con ostinazione erigono barricate, utilizzano le fionde, si battono con la polizia.

Alle 2 di notte di martedì 10 luglio, un esercito di polizia e carabinieri riesce a conquistare la piazza e a tenerla. Gli scontri di piazza Statuto sono terminati. La repressione sarà molto dura. E per di più su piazza Statuto bisognerà sentirne e leggerne di tutti i colori.

Il bilancio complessivo dei tre giorni di scontri fu di 1251 fermati, 90 arrestati e rinviati a giudizio per direttissima, un centinaio i denunciati a piede libero; 169 i feriti fra le forze dell’ordine. Come risulterà al processo, due terzi degli imputati per le violenze di strada erano giovani immigrati meridionali.

Revelli: il popolo delle tenebre

Sulla rivolta ecco che cosa ha scritto Marco Revelli: “Cosa emerge alla superficie torinese in quel luglio 1962? […] In piazza Statuto vengono alla superficie i nuovi lavoratori della catena di montaggio, che erano un soggetto sconosciuto, per certi versi, nella Torino degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta.

Erano un soggetto sconosciuto, che era cresciuto silenziosamente all’interno della fabbrica, ma che non aveva, fino ad allora, preso la parola né con linguaggio sindacale né per comunicare alla città la propria esistenza: erano lavoratori invisibili, o meglio: visibili solo nella forma dell’immigrato, visibili a Porta Palazzo, nei crocchi che si formavano la domenica, visibili a Porta Nuova, quando arrivavano con la valigia di cartone, visibili nel labirinto delle stanze a pagamento in cui dormivano a turno, le otto ore di notte quelli del turno di giorno e le otto ore di giorno quelli del turno di notte.

Ecco: era questo “popolo delle tenebre”, che si era formato all’interno della fabbrica e che invadeva ora la scena urbana e la invadeva nell’unica forma che conosceva, quella della jacquerie, della rivolta, ricordo dell’incendio del municipio o del lancio dei sassi. Era questo il nuovo soggetto, che poi, dopo che verrà chiuso il contratto del 1962, tornerà al silenzio per altri sei lunghi anni, e che riemergerà, in questa volta organizzata, con un proprio linguaggio, con un proprio discorso, nell’autunno caldo, nel biennio 1968-1969.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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