15 gennaio 1919. Berlino: la socialdemocrazia schiaccia la rivolta spartachista

Dal 4 al 15 gennaio 1919 la Germania è testimone dell’insurrezione popolare di Berlino, che prende il nome dagli spartachisti. I socialisti rivoluzionari che hanno rotto con la linea nazionalista della socialdemocrazia tedesca. La Lega di Spartaco è un gruppo della sinistra radicale tedesca, sorto nel 1916. Aderisce all’Unabhängige Sozialdemokratische Partei Deutschlands (l’USPD) e confluisce nel gennaio 1919 nel Kommunistische Partei Deutschlands. Ne furono promotori K. Liebknecht, R. Luxemburg, l’ebrea polacca che per prima comprende e analizza la natura rivoluzionaria dei Soviet, C. Zetkin.

Il nome deriva dal fatto che Liebknecht firmava con lo pseudonimo Spartacus le lettere che indirizzava alla Luxemburg e alla Zetkin. Operò nelle condizioni di estrema instabilità politico-sociale aperte dalla «rivoluzione di novembre» con l’ammutinamento dei marinai di Kiel (1918). L’attività degli spartachisti culminò nei moti del 5-15 gennaio 1919. La rivolta fu repressa dal governo socialdemocratico coadiuvato dai freikorps, le milizie nazionaliste che assassinarono i principali capi rivoluzionari. Secondo altre fonti, invece, a catturare e a uccidere i due leader spartachisti furono reparti dell’esercito regolare, guardie a cavallo.

La rivolta

La protesta di gennaio ha origine da uno sciopero generale, proclamato a seguito della sospensione del dirigente della polizia di Berlino Eichhorn, accusato dallo Stato di non avere represso in modo adeguato i moti popolari. La grande partecipazione popolare alla protesta convince una parte dei dirigenti del neonato Partito Comunista Tedesco, nel quale si sono riuniti gli spartachisti, a dare uno sbocco rivoluzionario al movimento che si è originato. L’esito, però, è drammatico. La risposta del governo sicaldemocratico guidato da Friedrich Ebert è brutale.

La repressione

Tra il 15 e il 16 gennaio la rivolta viene soffocata nel sangue dai Freikorps, ovvero dalla milizie paramilitari nazionaliste. Tra i morti ci sono i due celebri dirigenti rivoluzionari Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht che vengono torturati e uccisi. La Rivolta Spartachista apre, seppure in modo tragico, il grande ciclo di lotte rivoluzionarie, che si diffonderanno nel 1919 a seguito della pesantissima crisi sociale ed economica post-bellica. Un sommovimento insurrezionale che sarà ispirato dal mito rivoluzionario dell’ottobre sovietico.

Karl Liebeknecht

Figlio di Wilhelm. Avvocato a Berlino, nel 1899 aderì al partito socialdemocratico tedesco, di cui cercò di contrastare il crescente riformismo. Si batteva per un’aperta agitazione, mediante lo sciopero di massa, e la propaganda in seno all’esercito, contro il militarismo. La pubblicazione (1907) di Militarismus und Antimilitarismus gli valse una condanna a 18 mesi di carcere per alto tradimento. Mentre era ancora in prigione, fu eletto nel 1908 alla Camera dei rappresentanti di Prussia; deputato nel 1912 al Reichstag, nell’agosto 1914 votò, per disciplina di partito, a favore dei crediti di guerra per poi riprendere, nel dicembre dello stesso anno, piena libertà d’iniziativa politica in linea con le proprie convinzioni internazionaliste. Schieratosi pertanto con la sinistra zimmerwaldiana, ruppe col partito e fondò con R. Luxemburg (con cui condivise tutti gli atti politici) lo Spartakusbund.

Arrestato nel maggio 1916 per aver organizzato una manifestazione contro la guerra, fu condannato al carcere. Fu liberato grazie a un’amnistia nell’ottobre. Rifiutò l’adesione dello Spartakusbund al governo dei commissarî del popolo, spingendo alle estreme conseguenze la scissione dai socialisti maggioritarî e dall’USPD, con la fondazione della Kommunistische Partei Deutschlands e del giornale Die Rote Fahne. Nel gennaio 1919, dopo un vano tentativo d’imporre una diversa strategia al partito, capeggiò la rivolta di Berlino: fu assassinato, insieme con la Luxemburg, da ufficiali delle truppe del governo Noske.

La vita di Rosa Luxemburg

Rivoluzionaria e teorica del socialismo polacca naturalizzata tedesca (Zamość, Polonia, 1870 – Berlino 1919). Di origine ebraica, costretta all’esilio per motivi politici (1889), a Berlino aderì al Partito socialdemocratico e divenne la principale esponente dell’ala sinistra. Prese posizione contro il revisionismo di Bernstein e criticò anche il modello leninista di organizzazione del partito.

Aderì ancora liceale a Proletariat, formazione clandestina di ispirazione socialista rivoluzionaria; costretta ad abbandonare la Polonia russa per sfuggire all’arresto, studiò economia politica e legge (1889-96) a Zurigo, sostenendo posizioni decisamente internazionaliste fra i gruppi socialisti polacchi in esilio. Nel 1898 ottenne la cittadinanza tedesca, grazie al matrimonio di comodo con l’operaio Gustav Lübeck; trasferitasi a Berlino, aderì al partito socialdemocratico su posizioni antirevisioniste. Nel 1902-04 lavorò alla Gazeta ludowa (“Giornale del popolo”) di Poznań; dopo aver criticato aspramente i tentativi di J. Piłsudski per creare difficoltà alla Russia in conflitto col Giappone, passò a Varsavia, ma fu presto arrestata (1906).

Dal 1907 al 1914 insegnò economia politica alla scuola di partito di Berlino. Trovandosi sempre più a sinistra in seno al partito, finì per polemizzare con Kautsky sulla funzione dello sciopero generale e sull’atteggiamento da prendersi verso la riforma elettorale allora proposta da Bethmann-Hollweg. Durante la guerra, nonostante lunghi periodi di prigionia, non interruppe gli studi e la stesura dei suoi scritti. Nel 1916 fu tra i fondatori dello Spartakusbund; nel 1918 diresse Die Rote Fahne, quindi promosse l’insurrezione spartachista di Berlino. Fu uccisa, durante la repressione, insieme a K. Liebknecht.

Le opere: un pensiero ancora vivo

In Sozialreform oder Revolution? (1899), pubblicato in polemica con Bernstein, sostiene l’impossibilità di realizzare il socialismo attraverso azioni riformiste destinate comunque a esaurirsi nell’ambito di una società borghese e afferma piuttosto la necessità di superare e sovvertire definitivamente i rapporti sociali esitenti.
Nel 1906 pubblicò Massenstreik, Partei und Gewerkschaften, in cui esaltava l’importanza dello sciopero generale, in alternativa alla visione leninista di un partito di rivoluzionari di professione rigidamente strutturato.

La sua opera fondamentale rimane Die Akkumulation des Kapitals (1913), un prezioso contributo allo studio della politica imperialista, nel quale criticava la teoria di Marx sulla crisi del capitalismo e indicava nei paesi coloniali e sottosviluppati altrettante riserve per lo sfruttamento capitalistico.
Die Krise der Sozialdemokratie (più nota sotto il titolo di Junius-Broschüre, stampata in Svizzera nel 1916) è una acuta disamina del movimento socialista (che suscitò le critiche di Lenin, discorde sul ruolo del partito guida). Postumi uscirono i Gesammelte Werke (6 voll., a cura di A. Warski, 1923-28).

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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