25 aprile 1974: la Rivoluzione dei garofani e il turismo militante italiano

rivoluzione dei garofani

Il 25 aprile si festeggia la Liberazione anche in Portogallo, oltre che in Italia. Ma il riferimento non è al 1945 ma alla Rivoluzione dei Garofani del 1974, ossia il colpo di Stato “pacifico”, messo in atto da militari progressisti, che porterà nel giro di un paio di anni al ripristino della democrazia dopo decenni di dittatura. Il bilancio fu di solo 4 morti, uccisi davanti alla sede della polizia politica, che fa fuoco sulla folla. Capo delle operazioni era l’ufficiale Otelo de Carvalho, arrestato poi negli anni Ottanta per contatti con gruppi rivoluzionari.

Gandola vila morena

I capi del golpe erano tutti ufficiali intermedi con idee di sinistra. Il segnale convenuto per l’inizio della “rivoluzione” era la trasmissione di una canzone proibita dal regime, Gandola vila morena, e la trasmise Radio Renascença. Immediatamente i militari golpisti arrestarono gli ufficiali fedeli al governo e occuparono i posto-chiave: tv, ministeri, prigioni, palazzi istituzionali, caserme. Il generale Antonio de Spinola, ex governatore della Guinea portoghese e futuro presidente del Portogallo (nonché golpista nel 1975) trattò la resa di Caetano che poi morì in esilio, a Rio de Janeiro.

Fu quasi un golpe incruento e anche se ci furono vendette o linciaggi, documentati nei primissimi giorni da giornalisti stranieri, di essi non si parlò più. Comunque è vero che la popolazione, fiaccata dalla crisi economica e stanca che tutte le risorse venissero spese per la guerra in Africa, scese in strada e distribuì garofani (cravos) alle truppe, sia a quelle golpiste sia a quelle lealiste, per invitarle a non usare le armi.

Nell’estate 1975 l’ondata di “turismo rivoluzionario” dall’Italia è massiccia, con migliaia di compagni che arrivano a Lisbona. Particolarmente forte la presenza di Lotta continua, l’unica organizzazione rivoluzionaria che con i Proletari in divisa ha sviluppato un intervento politico organico nelle Forze armate. Ecco una testimonianza di quei mesi straordinari scritta per Carmilla da Stefano Pacini:

Quei giorni a Lisbona

A Lisbona stiamo in un vecchio albergo abbandonato con i pavimenti in legno occupato dagli italiani di Lotta Continua e vari gruppi in Rua do Prior. Sopra il portone uno spray rosso ha tracciato grande la scritta AARPI che sta per Associazione di Amicizia Rivoluzionaria Portogallo-Italia. C’è Boato, Paolo Hutter, Franco Platania, Paolo Ramundo, Sparagna per il PDUP, Carlo Panella che è il corrispondente di Lotta Continua e viaggia con una giornalista tedesca.

Un giorno è stata indetta una conferenza stampa per spiegare che presto a Roma ci sarà una grande manifestazione della sinistra rivoluzionaria in solidarietà con il Portogallo, e la sera ci siamo rivisti al telegiornale. In un mobiletto ho trovato le diapositive delle foto scattate pochi mesi fa da Tano D’amico. Dalle finestre vediamo il Tago e mezza città. Dormiamo sopra brande che erano state dei soldati portoghesi nelle colonie in Africa. Ce le hanno portate i soldati rivoluzionari di una vicina caserma, soldati con i capelli lunghi che partecipano in divisa ed armati ai cortei di sinistra che percorrono tutti i giorni la città; ci sembra di sognare.

Musica ribelle: Pino Masi in piazza, Demetrio in radio

In una piazza abbiamo trovato anche Pino Masi che cantava “l’ora del fucile “, si sentiva da lontano il suo tuonare. Scorrazziamo insieme a giornalisti tedeschi per il centro di Lisbona o nelle fattorie occupate dell’Alentejo. Ovunque accada qualcosa, scatto foto alla luce incredibile della città sul Tago con i suoi tram sferraglianti d’anteguerra, i suoi palazzi coperti di azulejos, i mercati all’aperto dove puoi trovare di tutto, dalle scarpe all’erba angolana, dagli zingari che suonano nenie tristi a neri giganteschi che vogliono solamente parlare con te curiosi di capire da dove vieni e cosa fai, mentre studenti universitari attaccano enormi manifesti e striscioni in stile maoista.

Ragazzini a piedi nudi come i nostri scugnizzi napoletani si rincorrono dietro un pallone di stracci e un vecchietto malmesso ma con l’aria dignitosa mi domanda se voglio comperare un mensile anarchico che si chiama “Merda”(con la a cerchiata). Alla radio nazionale occupata da un collettivo di giornalisti abbiamo lasciato in dono alcuni dischi. Una mattina accendiamo la radio e in mezzo a un profluvio di parole in portoghese capiamo “disco, dono di compagni italiani, Area gruppo popolare internazionalista”, e subito dopo sentiamo con emozione la voce inconfondibile di Demetrio Stratos. “… La mia rabbia legge sopra i quotidiani, canta il mio dolore, canta la mia storia, canta la mia gente che non vuol morir… ”

L’assalto all’ambasciata di Spagna

Spesso scortiamo il corrispondente di Lotta Continua, che ci sembra vecchio anche se in realtà avrà trent’anni. La sera dopo aver avuto la linea nel palazzo dei telefoni detta l’articolo a Roma. Una mattina giunge la notizia che in Spagna il dittatore morente Franco farà fucilare cinque antifascisti Baschi e Catalani. Partiamo in corteo in migliaia, muovendo dal centro ci dirigiamo verso l’ambasciata di Spagna distante diversi chilometri. Entriamo dentro il consolato, poi dentro la compagnia Iberia, polverizzando ogni cosa con mazze, picconi e mani nude. Non ci ferma nessuno. Molti ci applaudono mentre urliamo i nomi dei fucilati, la polizia sta a guardare, non vuole rogne.

Arrivati all’ambasciata, un palazzo immenso, troviamo degli autobus dirottati da gruppi di ladruncoli del Rossio. Mentre noi spacchiamo tutto loro “salvano ” argenteria, quadri, mobiletti, automobili persino, il loro mercato parallelo ci camperà per settimane. Dopo alcune ore arrivano dei camion carichi di parà. Sparano raffiche di mitra in aria per disperderci. Me ne ritorno in Rua Do Prior a piedi portandomi a mo’ di trofeo una targa dell’ambasciata strappata dal portone. Per strada mi abbracciano scambiandomi per spagnolo.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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