4 maggio 1978, Bologna: ucciso Roberto Rigobello, in fuga dopo una rapina

Roberto Rigobello nasce a Bologna il 25 aprile 1957, studia fino a 17 anni, lavora come operaio meccanico alla Cesab di Bologna, milita in una formazione autonoma, è ucciso dalla polizia a Bologna il 4 maggio 1978 mentre tenta la fuga dopo una rapina

Una testimonianza su Rigo

roberto rigobello

 Ecco la Testimonianza offerta da Cinzia Bonacorsi al Progetto Memoria

“Roberto Rigobello, chiamato Rigo dagli amici, muore poco più che ventenne nel corso di una rapina colpito da un proiettile sparato da un agente di PS  contro di lui  mentre, a bordo di un’auto, cercava di allontanarsi per sottrarsi alla cattura. Non vi fu conflitto a fuoco vero e proprio, sebbene alcune testimonianze dicano che forse da parte di Rigo sia stato sparato un colpo di pistola mentre si dava alla fuga.  Roberto non era un rapinatore.

Una rapina fatta per scelta

La sua partecipazione a quell’azione era stata frutto di una scelta; un atto con il quale Rigo rivendicava la sua presa di coscienza di quello che era, allora, il contesto politico nel quale vivevamo.
Una presa di coscienza maturata nel contesto della sua vita quotidiana, nel quartiere dove viveva, nella fabbrica dove lavorava, nelle contraddizioni forti e apparentemente insolubili che specialmente in quegli anni la “politica” mostra apertamente. Una presa di coscienza maturata attraverso la sua breve esperienza fatta di tutto quanto è solidarietà, socializzazione, riappropriazione di tempi e spazi che l’ “ordine” sistematicamente tendeva a reprimere.

Di Roberto come di tanti altri non rimane nelle cronache nient’altro che quel fatto specifico. Ma per lui quell’atto non era altro che un passaggio per dare corpo e forza ad altri valori che con il denaro (inteso come potere, ricchezza…) non avevano nulla a che fare, anzi quel denaro non sarebbe più stato elemento di divisione, bensì di aggregazione.
Roberto per la sua grande sensibilità e disponibilità e il suo desiderio di vivere in un mondo migliore ha scelto di percorrere la strada di una lotta difficile sulla quale non era solo: la sua organizzazione erano i suoi rapporti con i suoi compagni di lavoro, nella vita, la gioia e la voglia che lo univa alle persone, nelle cose che faceva con altri, nell’intenzione di migliorare la qualità di una vita che sapeva importante per sé e per gli altri.

Un nostro compagno quotidiano

Non ricordiamo Rigo associato a nessuna organizzazione. Lo ricordiamo come nostro compagno quotidiano.[…] Rigo pur non essendo un militante nel senso stretto, aveva come referente Potere Operaio. La scelta della rapina viene fatta non per motivi strettamente economici ma per fare velocemente un salto di qualità esistenziale e politico. Ma la poca esperienza e la generosità gli fanno perdere la vita.

Perde del tempo prezioso per fuggire quando già la polizia è arrivata, per tentare fino all’ultimo di liberare uno dei compagni che erano con lui, che era rimasto intrappolato fra le due porte a scatto della banca.
Quando tenta la fuga è troppo tardi e viene colpito alla schiena dai colpi sparati dalla polizia. Non ci sarà  nessuna inchiesta  perché la madre rifiuta di costituirsi parte civile.

Il compagno rimasto intrappolato all’uscita della banca (Marco Tirabovi) viene arrestato, si fa qualche anno di galera partecipando attivamente alle lotte in carcere e alla vita quotidiana con i compagni.
Quando esce ricomincia a frequentare i suoi compagni, senza però fare più attività politica, scrive, parla, insomma cerca di essere attivo senza integrarsi comunque nelle cose che aveva sempre rifiutato. Entra in una profonda crisi, ha molto dolore dentro se stesso, e nel febbraio 1990 si suicida.”

La storia di Marco Tirabovi

Da Lotta continua del 6 maggio 1978:
Della storia di Roberto Rigobello, il giovane operaio ucciso, non conosciamo altro che il tragico epilogo. Di Marco Tirabovi sappiamo invece molto per essere stati con lui fianco a fianco per molti anni dentro Lotta Continua a Roma. Nel ’72 a Centocelle, nel ’73 a Primavalle, nel ’74 a San Basilio. Fin dall’inizio all’interno della commissione operaia interviene sempre davanti alle piccole fabbriche romane, dividendo il suo tempo tra questo impegno e l’attività all’interno della facoltà di Architettura.
Si fa conoscere soprattutto davanti alla Voxson dove interviene per lungo
tempo e aU’mtemo del consiglio di zona della Tiburtina. Partecipa con tutti
i compagni alla lotta per la casa a San Basilio e a Casal Bruciato mentre non
meno puntuale e continua la sua militanza antifascista.

Il distacco da Lotta continua

Una prima, pesante ipoteca sulla sua attività politica con LC la pone il
primo congresso nazionale nel ’75 e il «rientro» di un’esperienza quale quella della casa a San Basilio ma nonostante questo non rifiuta di andare,
su richiesta dei compagni, a Catanzaro ad aiutare i compagni in quella difficile situazione.

Dopo 3 mesi, in seguito a un’aggressione subita dai fascisti, la questura di Catanzaro gli dà il foglio di via e rientra a Roma. Rimini lo vede lontano da noi ma attento al «terremoto» che trasforma la
vita di tanti compagni, dei suoi amici; un’attenzione dimostrata dalla sua
presenza all’università nel ’77, alle manifestazioni del movimento, alle esperienze anche culturali dell’anno scorso. Con i suoi amici più vicini partecipa alla fondazione di un circolo culturale, di un’iniziativa teatrale. E’ presente anche alle manifestazioni contro l’assassinio di Walter Rossi. Come si vede una storia che arriva fino ad oggi, che è tutta nostra. Nostra non certo come sbocco, come giusta conclusione di un’emarginazione non solo vissuta e subita ma anche teorizzata, ma nostra nella sua drammaticità ancora più pesante con Marco da oggi in carcere.

La testimonianza di Dario Mariani

Mi soffermerei su Tirabovi .. l’ ho conosciuto alla sez. di Lc a Primavalle nel 73 … era una specie di “rivoluzionario di professione”, Lc nazionale lo mandava a periodi ora in una sezione ora in un’altra, anche in diverse città … ma era tuttaltro che un “commissario politico”, anzi, raramente apriva bocca … fermati insieme per una banale scaramuccia coi fascisti sfodero’ tranquillamente, me lo disse dopo che eravamo stati rilasciati, un documento falso ad altro nome … cosa che poi mi ha fatto pensare, ma questo anni dopo, che in realta’ facesse parte del cosiddetto “apparato illegale” …. Certo, nel 1978 Lotta Continua non esisteva piu’ e quindi credo nemmeno l’ “apparato” .. ne’ Rigobello risulta aver mai fatto parte di LC … per cui avrei difficolta’ ad immaginare una “matrice” precisa …. Tra l’ altro a Primavalle poco piu’ di una settimana dopo ci fu la vicenda Mattei .. e, anche se con mille cautele dato che ero ancora minorenne, la maggiore eta’ a 18 anni arrivo’ solo a fine 74, fui interrogato proprio a partire da quel fermo … per fortuna anche nel documento falso di Tirabovi il nome di battesimo era sempre Marco … per cui me la cavai dicendo che lo conoscevo appunto solo come nome di battesimo … e la cosa comunque quadrava … processato poi nel 76 per quell’ episodio comunque dal Tribunale dei minorenni venni assolto “perche’ il.fatto non sussiste” … in realta’ si era trattato solo di uno scambio di slogan ed insulti a distanza … e pure dal rapporto di polizia questo correttamente risultava … ma certo quel mostrare una identita’ falsa per una cazzata simile qualche “campanello di allarme” probabilmente lo aveva fatto suonare ….

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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One comment on “4 maggio 1978, Bologna: ucciso Roberto Rigobello, in fuga dopo una rapina
  1. danilo mangano ha detto:

    E’ la “storia minima” di un compagno che mi pare però emblematica di un percorso che tanti altri hanno a loro modo interpretato e vissuto. Raccontata qui senza enfasi e con il rispetto dovuto alla scelta di Rigo, illuminante sul contesto e la cultura politica del tempo, imprescindibile per comprendere e raccontare davvero.

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