21 marzo 1949: nasce Roberto Rosso, la “testa” di Prima Linea

“Indomito ideologo”, “cervello pensante”, “mente”. Grazie al giudizio convergente di numerosi pentiti, “Robertino” Rosso, che oggi compie 72 anni, si è visto inchiodato a un ruolo in Prima Linea che nella realtà effettuale delle cose non ha mai ricoperto, essendo stato piuttosto il “cervello politico” e il militante con la più ricca espierenza sulla “linea di massa”. E’ uno degli “anziani” (27 anni) tra i fondatori della formazione combattente che ha tentato di coniugare movimentismo e lotta armata. E proprio quei 2-3 anni in più che ha rispetto agli altri “leader” gli permettono di avere un percorso politico più ricco e articolato. Ha fatto in tempo, infatti, studiando matematica alla Normale, a militare nel “Potere operaio pisano”, la principale matrice di Lotta Continua.

La militanza a Sesto San Giovanni

A Milano è impegnato con Enrico Baglioni nel “lavoro operaio”, nella cintura nord: gli viene affidata la segreteria della sezione di Sesto San Giovanni, ma ben presto i dissensi crescenti con la linea di “sostegno al Pci” emersa dopo il golpe cileno, portano al commissariamento. Proprio nella rete operaia che si dipana da Sesto trovano radicamento sociale e prospettiva strategica i due gruppi, che a breve distanza usciranno da Lotta Continua. La “corrente” (guidata da Rosso) e la “frazione” (che fa capo a Piero Del Giudice, il fondatore del circolo Lenin) daranno vita all’esperienza dei Comitati comunisti insieme a quel che restava di Potere Operaio (Scalzone a Milano, Dalmaviva e Scavino a Torino).

Il radicamento operaio

Come ricorderà in Figli dell’officina Chicco Galmozzi

il numero unico di Linea di condotta, luglio/ottobre 1975, pubblica un documento firmato per la sezione di Sesto da sedici militanti dei nuclei Falck, Magneti, Ercole Marelli, e Sociale; da dieci militanti dei nuclei Crippa, piccole fabbriche, studenti e Sociale per la sezione di Monza ; per la sezione Sempione da sei militanti del nucleo Alfa Romeo; da un militante del nucleo Vanossi per la Romana ; per quella di Lambrate cinque militanti; per quella di Bicocca tre militanti del nucleo Pirelli. Firmano anche sei militanti della sezione di Bergamo. Come si può notare si tratta di una parte assolutamente consistente di operai e responsabili dell’intervento operaio.

In questi mesi Rosso è tra i protagonisti della lunga e dura vertenza della Philco di Bergamo. Gli stessi atti giudiziari che abbiamo citato prima ci restituiscono, sulla base delle accuse dei soliti pentiti, un suo ruolo nell’organizzazione degli scontri del 25 marzo alla prefettura di Bergamo e nella successiva gambizzazione del manager tedesco della multinazionale. La storia operaia non è riducibile alle emergenze violente: alla fine comunque sarà una delle tante sconfitte nella lotta di resistenza alla ristrutturazione in atto.

Da Senza Tregua a Prima Linea

Quando, nell’estate 1976, precipita lo scontro politico nella sede milanese, si schiera con Galmozzi e i cosiddetti “sergenti”. Il gruppo, che di lì a poco, formalizzerà la costituzione di Prima Linea, mantiene il controllo della testata giornalistica “Senza tregua” e i rapporti con la maggior parte dei militanti operai. Rosso resta in qualche modo il volto pubblico. Al “congresso costituente” di Scandicci (aprile 1977) entra a far parte della direzione nazionale con Galmozzi, Scavino, Baglioni e Solimano.

E’ lui a curare il lavoro redazionale del giornale: molti dei materiali per il numero speciale per il convegno di settembre a Bologna escono dal carcere, opera dei “torinesi” Galmozzi e Scavino, arrestati a maggio, il resto è opera sua. Ed è sempre lui a prendere la parola in un infuocato Palasport, in uno dei momenti di massima tensione. Sono stati infatti appena ritrovati pacchi di volantini con cui Azione rivoluzionaria rivendica la campagna in corso a Torino contro la stampa. L’Unità e la Stampa sono colpevoli di aver offeso la memoria dei due militanti anarcolibertari morti in un “incidente sul lavoro” a inizio agosto. “Robertino” risolve la discussione dando lettura al volantino e riconoscendo, quindi, l’internità al Movimento anche delle componenti armate.

Il primo arresto

Poche settimane dopo, a metà ottobre, è arrestato insieme a Massimo Libardi, un trentino trapiantato a Sesto San Giovanni, attivo (anche se non privo di goffaggine) sul terreno “militare”. E’ accusato solo di reati associativi e quindi ottiene la libertà provvisoria. Solo a questo punto passa in clandestinità, trasferendosi a Torino. Qui cura le relazioni “diplomatiche” con le Brigate Rosse, lavora alla stesura dei principali documenti, entra a far parte dell’esecutivo e del comando nazionale di Prima Linea. Dopo il tracollo della rete logistica torinese per le delazioni di Sandalo, nella primavera del 1980, si trasferisce a Roma.

Il blitz Viscardi

E’ arrestato e ferito, nel dicembre 1980, a Ostia, in uno dei rastrellamenti eseguiti utilizzando il superpentito Michele Viscardi. In occasione dei processi contro l’organizzazione sarà tra i promotori della dissoluzione di Prima Linea e per la dissociazione collettiva dalla lotta armata. In carcere continuerà a riflettere e a elaborare sui nuovi temi del conflitto sociale.

«Il diffondersi del modo di produzione capitalistico ha devastato forme di sussistenze, colture ed equilibri naturali presistenti. Il suo aspetto più macroscopico è la crisi alimentare. Questo porta a considerare la necessità di una fondazione locale, su scala regionale, delle forme di riproduzione, dell’interazione tra ambiente sociale e naturale», scriverà in “Nuova critica, nuovi diritti, nuova solidarietà”, nel febbraio del 1984

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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