28.2.78, Fioravanti uccide Roberto Scialabba, un innocente

Il 28 febbraio 1978, a tre anni dall’omicidio di Miki Mantakas, in uno scontro davanti alla sezione del Msi Prati, arriva finalmente la vendetta dei fascisti, cercata già nel 1976 e nel 1977. Ma Valerio Fioravanti ucciderà un innocente: Roberto Scialabba. Fallito il blitz contro un centro sociale (una soffiata sbagliata) si ridurranno a sparare nel mucchio, in una piazza di “zecche”, a Cinecittà… P.S.: A sua volta l’omicidio del militante greco del Fuan rimanda al rogo di Primavalle: gli scontri erano cominciati dall’altro lato di Prati, a piazzale Clodio, per la terza udienza del processo per l’omicidio dei fratelli Mattei.

Il racconto di Nicola Rao

[Dopo Acca Larentia] saranno decine i giovani militanti missini romani a reagire come Francesca Mambro. Intanto il solito gruppo decide di passare alle vie di fatto. Valerio Fioravanti: Uscito dal carcere, Dario Pedretti mi dice: «Dentro mi hanno dato una dritta. Dicono che a sparare ad Acca Larenzia sono stati i compagni del centro sociale di via Calpurnio Fiamma».
La decisione è presa: bisogna vendicare Acca Larenzia. Si aspetta un’altra data simbolica: il 28 febbraio, anniversario della morte di Mikis Mantakas. E poi si parte. «Loro avevano ucciso due nostri camerati, e noi avremmo fatto altrettanto», ricorda Fioravanti.

La spedizione punitiva

Verso le 21.30 un convoglio di tre macchine lascia il Fungo: direzione sud-est. Le auto sono la solita Ford Anglia di proprietà della madre dei Fioravanti, la 127 bianca di Massimo Rodolfo e la Fiat 132 color oro che Paolo Cordaro ha preso al padre, a sua insaputa. Arrivati davanti al centro occupato di via Calpurnio Fiamma, i giustizieri neri scoprono che la polizia l’ha sgomberato. Ma ormai la macchina della vendetta è partita e non si può fermare. Così, cominciano a girare per le vie del quartiere e arrivano a piazza Don Bosco. Al centro dello spiazzo ci sono cinque o sei ragazzi con un look inequivocabilmente da «zecche». Valerio dice: «Vendichiamoci su di loro».
L’Anglia e la 127 vengono parcheggiate a un chilometro di distanza, con Cordaro, Pedretti e Rodolfo di guardia, mentre Valerio, Cristiano, Anselmi e Alibrandi salgono tutti sulla 132 guidata da Bianco. Arrivati nei pressi della piazza, Bianco e Alibrandi aspettano in macchina, i fratelli Fioravanti e Anselmi scendono, corrono incontro ai compagni e comincia il tiro al piccione.

La caccia all’uomo

Anselmi ferisce Roberto Scialabba, contro il quale spara due colpi anche Valerio. Il compagno cade a terra, Valerio lo tiene fermo con un piede e lo finisce, mentre Cristiano colpisce due volte un altro compagno: Nicola Scialabba, fratello di Roberto. Sono le 23.15 del 28 febbraio 1978. Poco dopo le solite telefonate di rivendicazione ai giornali. Compare per la prima volta una nuova sigla. Dice un fascista al centralino: Onore ai camerati assassinati. Vendicheremo i camerati assassinati in via Acca Larenzia. Sangue chiama sangue… Nuclei Armati Rivoluzionari.

La testimonianza di Bianco

Ma i giornali non danno molto credito alla pista politica, perché la polizia, da subito, insiste sull’ipotesi di un regolamento di conti tra pusher. Mentre, a onor del vero, i compagni dei fratelli Scialabba da subito giurano sul delitto fascista.
Sentiamo Francesco Bianco:

Io guidavo una delle auto. Valerio ci portò in via Calpurnio Fiamma. Era una casa occupata, ma quando arrivammo era vuota, i compagni l’avevano abbandonata. Allora cominciammo a girare per il quartiere. La macchina era di uno che stava con noi e che l’aveva presa al padre a sua insaputa. Così cercai di coprire la targa con un foglio di giornale. Ma in realtà ’sto foglio svolazzava, quindi i numeri si leggevano bene. Per fortuna era buio. Parcheggiai a un centinaio di metri da un gruppo di ragazzi, seduti su una panchina. Gli altri sono scesi, si sono avvicinati e hanno cominciato a sparare. Mi ricordo che a Franco si inceppò una pistola, così tornò di corsa alla macchina, io gli diedi la mia, lui tornò là e riprese a sparare…

Il gruppo ha ucciso di nuovo. Non più casualmente come è accaduto alla Balduina, ma in maniera premeditata, con tanto di rivendicazione e sigla nuova. Ma per il salto di qualità servono altre armi.

A questa precisa ricostruzione di Nicola Rao (Il piombo e la celtica) manca un particolare significativo che Valerio Fioravanti racconta con incredibile coraggio a Gianni Minoli: che aveva avuto il tempo di guardarlo negli occhi, di rendersi conto che no, non era un assassino eppure gli aveva tirato comunque il colpo di grazia. Per altro, invece, basta 48 ore a la Repubblica, giusto il tempo di un giro a Cinecittà, per stabilire la verità dei fatti.

La faida

  • 28 febbraio 1976: il primo giorno della vendetta. C’è una notizia marginale ma assai intrigante nella cronaca dell’Unità. A proposito dei due missini armati arrestati per le armi, si parla di due feriti. Uno è il segretario di Colle Oppio, il 29enne Domenico Gramazio, un capo della piazza nera in tutt’altra zona, via Noto e dintorni …
  • 28 febbraio 1977: a Roma, alle 20,30 un commando di fascisti spara contro un gruppo di studenti davanti al liceo Mamiani. Due giovani, Stefano Pagnotti, di 20 anni, militante di LC, e Mauro Maffioletti, di 16 anni, figlio di un senatore comunista, vengono feriti dai fascisti, il primo in modo grave.

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente è in pensione dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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