19 luglio 1977: Romano Tognini, primo morto di Prima Linea. Il ricordo di Sergio Segio

Il 19 luglio 1977 un gruppo di fuoco milanese di Prima linea espropria un’armeria nel centro della cittadina varesina di Tradate. Sergio Segio, che fu tra i fondatori e dirigenti di Prima linea, racconta l’episodio nel suo libro Miccia corta. Una storia di Prima linea.

In quel periodo di stakanovismo combattente, ma anche di grande diffusione, allargamento e attivismo dell’area delle Squadre armate, collegata e strettamente intrecciata a Prima linea, cadde il primo compagno: Romano Tognini, che aveva scelto come nome di battaglia Valerio, in onore del partigiano Walter Audisio.

La questione delle armi

Era un ragazzo che mi piaceva: silenzioso e affidabile. Grazie al lavoro di impiegato del Banco di Roma, disponeva del permesso per la detenzione e trasporto di un’arma, una Smith & Wesson 357 magnum, una quattro pollici nichelata con la quale andavamo assieme ad allenarci a un poligono a Codogno, vicino a Piacenza, dove mi ero iscritto anch’io. Era senz’altro più comodo che non andare nelle grotte del comasco o nelle valli lombarde, come facevamo da anni. E anche meno rischioso. Proprio in un addestramento clandestino in Val Grande, sopra Verbania, nella primavera 1977 erano stati arrestati Enrico e altri sei operai della Magneti e della Falck: un fatto che aveva provocato scalpore, sia per la figura di Enrico, leader operaio e sindacale autorevole e riconosciuto già dai tempi di Lotta continua, sia perché costituiva la dimostrazione inoppugnabile che l’armamento operaio non era un’astratta propaganda politica ma una realtà concretamente in atto. Il processo contro gli operai armati diventò una specie di manifestazione, con una forte presenza militante e la rivendicazione esplicita della legittimità all’armamento. […]

L’esproprio

Ma le armi erano sempre insufficienti alla richiesta e alla bisogna. Per questo, il 19 luglio 1977, decidemmo di andarcene a prendere un po’ in una armeria molto fornita di Tradate, in provincia di Varese. Sembrava un lavoro tranquillo. Tanto che in sede di comando milanese e del Gruppo di fuoco si decise che fosse superflua la mia partecipazione. Il negozio l’avevo visionato io stesso assieme ai compagni: era ben posizionato dentro una galleria, con nessuna visibilità dall’esterno. C’era solo un inserviente, il titolare Luigi Speroni e intere ore in cui non entrava anima viva. La via di fuga era buona, in mezzo ai boschi. Fu forse l’eccesso di sicurezza a fregare i compagni.

L’ omicidio

Tutto era finito, nessuno si era accorto di nulla. Il nucleo era già salito in macchina, le capaci borse con i fucili, una quarantina di pistole e le munizioni prelevate caricate nel bagagliaio. Mentre Valerio metteva in moto, l’armaiolo, liberatosi dai legacci evidentemente stretti malamente, corse in strada sparando sulla macchina con un fucile caricato a pallettoni. Valerio rimase ucciso sul colpo; Apache, un altro compagno del gruppo, venne ferito seriamente al polso. I superstiti riuscirono comunque a fare il cambio macchina programmato nel bosco, dove rimase l’auto crivellata e il corpo senza vita di Valerio, e a fare ritorno a Milano. Fu un duro colpo, per la prima volta la morte colpiva uno di noi in azione”.

La rappresaglia

Tre giorni dopo, ben prima dell’alba, un ordigno esplosivo con miccia, posto in una borsa, divelle la saracinesca dell’armeria, distrugge l’interno del negozio e sveglia tutto il paese. Qualche ora dopo, a Milano, in una redazione di giornale, un cronista riceve una telefonata da una cabina pubblica: «Sono un portavoce dell’organizzazione comunista combattente Prima linea. Prenda nota: questa notte abbiamo effettuato un attacco contro l’armeria di Tradate il cui titolare ha ucciso un nostro compagno in una precedente operazione. Poiché il nostro compagno, colpito al capo e al viso, non è stato ancora identificato, abbiamo deciso di rendere noto il suo nominativo, Romano Tognini. Il suo nome di battaglia era Valerio. Rendiamo pubblicamente onore al compagno Valerio, caduto per il comunismo». Il volantino è lasciato nella cabina del telefono sotto la redazione, nelle pagine gialle. C’è anche una foto del compagno caduto:

Il volantino

Martedì 19 luglio 1977 è caduto, assassinato a tradimento durante un’operazione di esproprio di armi, il compagno Romano Tognini «Valerio». Valerio ha contribuito alla preparazione e all’esecuzione delle perquisizioni ai covi padronali dell’Iseo e della Scuola quadri, dell’attacco alla caserma dei carabinieri di Corsico, alla distruzione dei magazzini della Sit-Siemens. La mano di un lurido omicida ci ha privato di un compagno eccezionale: freddo e determinato nelle operazioni, lucido e intelligente nell’elaborazione politica, estremamente ricco di umanità. La sua esecuzione non rimarrà impunita. […] Quella di Speroni non è una reazione isolata, ma l’azione di un blocco sociale che si è armato, che più volte ha ucciso. […] La rappresaglia contro l’assassino Speroni non è un fatto privato, ma politico, non una vendetta. Rivendichiamo la distruzione dell’armeria avvenuta la notte del 22 luglio […]. Diffidiamo chiunque dal diffamare il nome di questo compagno. Non si tratta di un bandito, di un disperato, ma di un combattente comunista.
Organizzazione combattente comunista Prima linea

Romano Tognini «Valerio» era nato a Milano il 31 maggio 1937. Lavorava come impiegato al Banco di Roma a Milano. Aveva militato in Lotta continua e poi in Prima linea.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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