Salvatore Ricciardi non ce l’ha fatta. Era il piccolo “vecchio” delle Br romane

E così anche “Salvo” Ricciardi, dopo “Gigi” Novelli se n’è andato in questi giorni tristi e strazianti.

“Salvo” era ricoverato da un mese in ospedale per una caduta in occasione di un’iniziativa di lotta in favore dei detenuti a rischio di coronavirus. E’ morto per le conseguenze delle fratture alle costole che gli hanno perforato un polmone.

La sua biografia conferma un dato costantemente denegato: che anche nella tanto vilipesa “colonna romana”, priva di un radicamento di fabbrica, il peso della componente proletaria passata per una lunga fase di militanza politica sociale e sindacale era rilevante. “Salvo” apparteneva a un’altra generazione: cresciuto alla Garbatella, quartiere “rosso” e popolare, aveva avuto il tempo di militare nel Psiup prima del Sessantotto, poi era stato dentro i processi di organizzazione di massa dell’Autonomia operaia: la componente dei ferrovieri era ben rappresentata a via dei Volsci.

I due libri

Di “Salvo” restano, prodotti di una vita di impegno e di lotta, le sue opere intellettuali: i due libri, dedicati ciascuno a vent’anni della sua intesa vita (Maelstrom su rivolta e autorganizzazione di classe dal 1960 al 1980, Cos’è il carcere, un vademecum di resistenza, a partire dalla sua esperienza di detenuto di lungo corso). C’è poi il blog omonimo che rilancia i materiali di Maelstrom e che merita una lunga navigazione. Ai primi vent’anni della sua militanza è dedicato il libro intervista “Salvatore Ricciardi”, scritto da Ottone Ovidi e pubblicato nel 2018 da Bordeaux.
PS: L’implacabile rete sociale dei miei informatori mi corregge con assoluta puntualità segnalandomi questo libro scritto in carcere, e quindi sono tre.

Una vita in 10 righe

Derive e Approdi ci offre una sintetica ma significativa scheda biografica. Salvatore Ricciardi (Roma, 1940) dopo gli studi tecnici e il lavoro in un cantiere edile è assunto in qualità di tecnico nelle ferrovie dello Stato. Svolge attività sindacale nella Cgil e politica nel Partito socialista di unità proletaria. Partecipa al movimento del ’68 studentesco e del ’69 operaio. Negli anni successivi è tra i protagonisti dell’autorganizzazione nelle realtà di fabbrica e dei ferrovieri.

Dopo aver militato dell’area dell’autonomia operaia nel ’77 entra a far parte della Brigate rosse. Viene arrestato nell’80.
Alla fine di quell’anno con altri prigionieri organizza la rivolta nel carcere speciale di Trani. Condannato all’ergastolo, alla fine degli anni Novanta usufruisce della semilibertà. Dopo trent’anni di detenzione (venti blindato, dieci in libertà semi o condizionata, ndb) da pochi mesi mesi (nel 2010, ndb) ha riacquistato la libertà. Lavora presso una libreria ed è redattore di Radio onda rossa a Roma.

Più dettagliata la scheda autobiografica in cui presenta se stesso e le ragioni del blog ControMaelstrom nato per diffondere e rendere disponibili tutti i materiali che non era riuscito a inserire nel libro:

Sono Salvatore Ricciardi

Il mio nome è Salvatore Ricciardi e sono nato a Roma nel 1940. Ho frequentato l’istituto tecnico Galileo Galilei (a Roma Via Conte Verde). Appena diplomato ho trovato lavoro in un cantiere edile: dopo qualche anno ho vinto un concorso alle ferrovie dello stato come tecnico. Ho svolto intensa attività sindacale nella Cgil e, nel 1965 attività politica nel Partito socialista di unità proletaria (Psiup) nella sezione Garbatella.

Nel 1966, con alcuni compagni e compagne, iniziamo lavoro politico nelle fabbriche di Pomezia, un territorio che  rappresentava, nei voleri dei governi, il polo industriale di Roma e offriva notevoli facilitazioni agli imprenditori. Nel 1967 incontriamo davanti ai cancelli di queste fabbriche le compagne e i compagni del Potere Operaio di Pomezia (di cui si è persa memoria, eppure era frequentato da compagni/e molto capaci, in rapporto con Quaderni Rossi).

Agli inizi dei movimenti del ’68 studentesco e operaio, proponiamo al Psiup di “sciogliersi nel movimento” per ridefinire le proposte politiche e anche gli assetti organizzativi; ritenevamo quel partito “vecchio” come gli altri e volevamo esplorare e moltiplicare i percorsi dell’autorganizzazione. Perdemmo il congresso provinciale su questa proposta (dicembre ’68), per pochissimi voti a causa dei “funzionari” che non volevano perdere il “posto di lavoro”.  

Dal Psiup a via dei Volsci

Usciamo dal Psiup e proponiamo alle assemblee del movimento di gettarsi nella costruzione degli organismi autorganizzati moltiplicando una tendenza che dilagava non solo in questo paese e di cui il Cub dei lavoratori della Pirelli Bicocca era il punto di riferimento. La Fatme, la Sacet, la CocaCola, e tante altre realtà lavorative.

Nel 1971 con altri ferrovieri diamo vita al Cub dei ferrovieri di Roma, che blocca il traffico ferroviario nei primi giorni di agosto 1971 e apre la sua sede nel quartiere di San Lorenzo (storico insediamento di ferrovieri) in Via dei Volsci 2, 4. Che ospiterà, di lì a poco, gli aggregati di lavoratori che si muovono sul terreno dell’autorganizzazione, per primi l’assemblea lavoratori/trici del Policlinico e il Comitato politico Enel; poi, via via, tutti gli altri.

Per approfondire

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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