Secessionisti veneti, tra gli arrestati c’è Rocchetta, l’ex sottosegretario ispiratore dei Serenissimi

Tra gli indagati nell’operazione giudiziaria odierna contro i secessionisti veneti c’è anche Franco Rocchetta, ordinovista in gioventù, fondatore della Liga Veneta, epurato da Bossi come tanti. Ma ha avuto il tempo di far parte, come sottosegretario agli Esteri del I governo Berlusconi, nel 1994. Fu già sfiorato dai sospetti in occasione del blitz di San Marco dei Serenissimi, nel 1997. La Nuova Venezia fa i primi nomi:

“Fra gli arrestati c’è anche Franco Rocchetta, fondatore della Liga Veneta, ex deputato. Tra gli indagati (51), fra i primi nomi che si fanno on-line (sul sito L’indipendenza) ci sarebbero Lucio Chiavegato e Patrizia Badii, rispettivamente presidente e segretaria della Life, e anche il direttore del quotidiano l’Indipendenza”Gianluca Marchi, a cui hanno sequestrato il computer. I soggetti nel mirino della procura sono “Alleanze tra i popoli”, “Veneto Serenissimo Governo”, “Veneta Serenissima armata”. I reati contestati sono il 270 bis e il 110. I tre arrestati padovani sono Riccardo Lovato (Padova), Luigi Faccia (Agna, già coinvolto nell'”assalto” del 97 a Venezia) e Flavio Cottin (Casale di Scodosia)”.

E’ evidente che l’ultimo uomo è Flavio Contin, già leader dei Serenissimi. E che quindi il blitz colpisce una vecchia rete militante che ha trovato nuove energie nei Forconi e negli organizzatori del referendum. La storia di Rocchetta la racconto così in “Fascisteria” (2a edizione, 2008):

Il giudizio politico e le manifestazioni di solidarietà diventano l’occasione per una pesante resa dei conti tra le diverse fazioni leghiste, tra Bossi e i veneti ma anche con i transfughi, come Rocchetta e Miglio, che si contendono il patronato dell’iniziativa. L’ex sottosegretario della Difesa [è un mio errore: era agli Esteri, nda], approdato all’area federalista di Cacciari, difende da subito i Serenissimi “figli miei”: “Questo atto dimostrativo può essere stato organizzato da centinaia tra le migliaia di persone che ho conosciuto in Veneto. Si sentono traditi da Bossi[i]. Per Rocchetta uguali sono l’humus, il linguaggio, certi ideali: “Vadano a perquisire la biblioteca Marciana, le vere armi sono lì …[E’] un processo alla storia veneta”. L’iniziativa è “comprensibile ma non condivisibile”. Per Rocchetta gli Otto del campanile non hanno agito da soli: e a mandarli lì non può essere stato Segato, che è “eccessivo” ma non è “un capo”. Immediato l’attacco alla “propaganda violenta e nazista di Bossi”: “E’ la Lega attuale, avventurista, che ha creato un clima sbagliato”[ii]. Ce n’è anche per i suoi dioscuri: “Maroni e Pagliarini che sornionamente alludono ai mitra e alla sovversione paramilitare delle camicie verdi sono infinitamente più pericolosi”[iii]. E per Miglio: il suo plauso è opportunista, il professore è gretto e affamato di potere come Bossi. Rocchetta cita la marcia su Venezia del 15 settembre, con i fucili da caccia che spuntavano dai bagagliai e ammette che si sente più garantito da questo Stato che da un colpo di mano che portasse al potere gente come Bossi: dalla sua uscita nel ’94 le epurazioni si sono succedute e anche se sono ormai 25 le leghe e le leghette in concorrenza, gli esaltati continuano a entrare e uscire dal Caroccio e spesso sono usati dal senatür. Con più calma ammette di essere stato in qualche modo preavvertito ma prende le distanze da Lucini, un suo amico passato con i Serenissimi: “Avevo rotto da tempo, era un estremista”. Pochi giorni prima Rocchetta aveva pubblicato un manifesto con una frase di Paolo Sarpi: “L’autonomia la si costruisce non la si chiede” che poteva, col senno di poi, essere letta come imprimatur. Del resto, già alle prime intercettazioni dei tg aveva pontificato:“C’è un Veneto che non riconosce né Roma né la Padania”.  Il professor Miglio è entusiasta: “Io e il mio partito federalista battiamo le mani ai ragazzi che hanno scalato il campanile”[iv]. Li considera “miei buoni allievi a cui regalerei subito il mio libro sulla ribellione civile. Anzi, spero l’abbiano già letto”[v]. Il sostegno del “cattivo maestro” si spinge fino a riconoscere in un atto d’insurrezione l’esercizio del diritto di resistenza: “Io sono felice di essere considerato uno che ha invitato i giovani a non amare questa Repubblica e a combatterla fino a cambiarla”[vi]. A sua volta Beggiato spiega il risveglio culturale autonomista in chiave anti–leghista: “La Lega non bastava. Dava troppo spazio alle rivendicazioni economiche e sociali e Bossi gli aveva dato un’impronta troppo nordista e poi padana”.



[i] Enrico Caiano Miglio: applaudo quei ragazzi, sono miei buoni allievi, Il Corriere della Sera, 10 maggio 1997.

[ii] ibidem

[iii] ibidem

[iv] Fabrizio Ravelli Hezbollah di provincia, una rivincita nata al bar, La Repubblica, 10 maggio 1997.

[v] Elisabetta Rosaspina Quei giovani senza una lira a lezione da Rocchetta, il “nume tutelare”, Il Corriere della Sera, 18 maggio 1997

[vi] Roberto Bianchin Caccia, cit.

 

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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