Sergio Zavoli:c’è chi lo ha visto male. Da destra e da sinistra: Tuti e Cimini

Tuti: infierì su mia moglie piangente

Ma nessuno si ricorda quell’infame e spietata intervista che fece a mia moglie, piangente, 45 anni fa? In un paese serio sarebbe stato radiato dall’ordine, e invece è stato spacciato come un maestro… D’altronde aveva forse ragione: per i fascisti, e per i loro familiari, non deve esserci giustizia o pietà, se non quella che ci facciamo da soli. E solo la vecchiaia – che non gli volevo risparmiare – lo salvò da una mia visita…

Cimini: fu un uomo dell’establishment

Sergio Zavoli è stato un grande del giornalismo. Tutti lo ricordano come ideatore del “Processo alla tappa” e per la “Notte della Repubblica”. Tutti, me compreso. Ma non ho certo un bel ricordo di Zavoli come direttore de “Il Mattino” di Napoli negli anni dell’inchiesta Mani pulite. Era arrivato al posto di Pasquale Nonno, che aveva avuto una posizione critica sull’operazione politico-giudiziaria, da garantista. Con Zavoli io al palazzo di corso di Porta Vittoria passai dal giorno alla notte.

Zavoli era schierato dalla parte del pool. Non c’era verso di scrivere sulle carcerazioni preventive fatte con lo scopo di ottenere confessioni, sui mille pesi mille misure dell’inchiesta. Una delle pochissime volte in cui riuscii a far passare un pezzo critico, Zavoli si infuriò con un caposervizio per il titolo “La memoria corta di De Benedetti”. L’Ingegnere aveva “collaborato” presentando un elenco di tangenti pagate che però si rivelò lacunoso. Il titolo non fu apprezzato e da allora il mio lavoro venne guardato dal direttore con sempre maggiore sospetto.

Prese la via del cestino un pezzo sul coinvolgimento del Pci-Pds nell’inchiesta Enimont perché quel fine settimana si votava a Napoli, scontro tra la Mussolini e Bassolino. Uguale sorte ebbe un altro articolo relativo ad accertamenti su Fininvest, che aveva pagato per uno stand alla Festa dell’Unita’. E il problema non era certo la Fininvest.

Intendiamoci, tutti i giornali erano schierati col mitico pool e fino al 1994 anche le tv di Berlusconi, il quale fece a fatica a capire che il “nuovo” puntava proprio diritto su di lui. Zavoli era parte integrante dell’establishment, i padroni dei giornali a causa dei loro affari erano sotto lo schiaffo del pool. Le linee editoriali furono il frutto di un do ut des proprio nel pieno della “lotta alla corruzione”.

Zavoli non se ne accorse. Venne usato dall’azienda, che gli permise di spendere un sacco di soldi ipotizzando anche una sontuosa redazione a Milano che in verità non vide mai la luce. Poi, una volta cacciato lui, al “Mattino” parti’ uno dei primi stati di crisi: uno di una lunga serie che continua ancora oggi nei giornali italiani, con costi esorbitanti scaricati sui contribuenti e sull’Inpgi. Ne stiamo pagando ancora le conseguenze. Pure in questo Zavoli fu un precursore, come per il “Processo alla tappa”.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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