Si comincia a parlare di “Napolitano, il capo della banda”: Teledurruti, Xaaraan, Il Secolo, Barbadillo

Ne discutevamo giorni fa a proposito della coraggiosa campagna di Paola Bacchiddu che, per rompere il muro di silenzio che soffocava la lista Tsipras, ci ha messo qualcosa di più della faccia. Sì, a volte nella vita, conta più il culo che il cervello.

Ed è sicuramente una botta di culo  la circostanza che l’uscita del mio libro coincida con il rilancio delle polemiche sul complotto. Ne riferisce puntualmente Augusto Grandi, inviato del Sole 24 ore, in un intervento pubblicato da Barbadillo e da Destra.it in cui parla di

  un coraggioso libro di Ugo Maria Tassinari, “Napolitano, il capo della banda”, mette in luce le gravissime responsabilità della Cara Salma. Rieletto forse anche grazie ai comportamenti di quei giorni. E Tassinari, con una correttezza rara in questi tempi nel mondo della dis-informazione, ricorda anche le anticipazioni comparse su “Il Grigiocrate” a proposito di queste operazioni lerce e truffaldine.

La prima uscita sul web è invece stata di Antonella Beccaria, che sul suo blog, si chiede:

Da dove viene, quali sono le idee, quali sono le frequentazioni del nostro presidente della Repubblica? Perché è diventato il Grande Vecchio di un regime corrotto, controllato da poteri occulti e centrali estere, finanziarie e politiche? Perché ha potuto muoversi ben oltre la lettera e lo spirito della Costituzione, godendo di ogni appoggio e copertura da parte dei maggiori leader politici italiani e stranieri? Perché Kissinger lo considera ‘il suo comunista preferito’? Perché sostiene il Nuovo Ordine Mondiale, considera la scelta dell’euro irreversibile, ritiene l’alleanza fra destra e sinistra la naturale evoluzione dei sistemi politici parlamentari? Perché ha fatto distruggere i nastri delle sue telefonate con Mancino invece di renderle pubbliche? Perché ha fatto cadere Berlusconi, nonostante la lunga alleanza, perché sceglie i presidenti del consiglio senza riguardo alla volontà popolare? Perché… Ai molti perché legati alla sua carriera ormai sessantennale risponde con puntualità questo libro tanto chiaro quanto documentato.

La prima intervista è opera di Fulvio Abbate, per la sua tv monolocale, Teledurruti. A qualche amico è piaciuta una mia battuta: “Meglio perdere come abbiamo fatto noi che vincere come ha fatto lui”. Una affermazione che spiega in 12 parole il senso profondo del libro, ben colto dalla bella recensione di Annalisa Terranova, che mi conferma l’utilità delle critiche intelligenti rispetto ai complimenti vacui.  La redattrice culturale del Secolo d’Italia coglie la fondamentale aporia del mio lavoro (la pretesa di ridurre alla responsabilità di un “grande vecchio” tutto il male del mondo). Sono d’accordo: la mia è stata, con tutta evidenza, un’operazione metonimica. Su una cosa, invece dissento profondamente: quando scrive che

Tassinari trovò l’ex capo dei miglioristi del Pci antipatico e algido fin dal primo incontro in una sezione rossa di Napoli degli anni Settanta. Un’antipatia che nel tempo si è rafforzata e solidificata.

Non è vero. Anzi. Io ho un’assoluta ammirazione per Giorgio Napolitano, che riconosco come il miglior prodotto di quel grande allevamento politico che è stato il Pci di Togliatti. Tant’è che, nell’intervista con Abbate, lo definisco un “fuoriclasse”.

Per finire, piccolo spazio pubblicità. Questa è la pagina che la casa editrice dedica al libro…

 

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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