Ecco come 50 anni fa la sinistra raccontava Muhammad Alì

muhammad alì

oriana fallaci

Si chiamava, a quel tempo, Cassius Marcellus Clay. Ora si chiama Muhammad Alì ed è il simbolo di tutto ciò che bisogna rifiutare, spezzare: l’ odio, l’ arroganza, il fanatismo che non conosce barriere geografiche, né differenza di lingue, né colore della pelle.
I Mussulmani neri, Neri, una delle sette più pericolose d’ America, Ku-Klux-Klan alla rovescia, assassini di Malcom X, lo hanno catechizzato ipnotizzato piegato.
E del pagliaccio innocuo non resta che un vanitoso irritante, un fanatico cupo ed ottuso che predica la segregazione razziale, maltratta i bianchi, pretende che un’ area degli Stati Uniti gli sia consegnata in nome di Allah. Magari per diventarne capo: il sogno che quei mascalzoni gli hanno messo in testa approfittando del fatto che non capisce nulla, sa menar pugni e basta.
Bisognava vederlo, mi dicono, quando a Chicago partecipò al raduno di cinquemila Mussulmani neri e, il pugno alzato, gli occhietti iniettati di sangue, malediceva Lincoln, Washington, Jefferson, altri bravissimi morti, strillava: «Entro il 1960 tutti i neri d’ America saranno con noi, pregate per l’ anima e il corpo dei nostri nemici, chi non è con noi è nostro nemico». (…) I Mussulmani neri, che hanno bisogno di un martire nella stessa misura in cui cercano pubblicità, lo istigano continuamente al litigio e sarebbero molto contenti di vederlo in prigione.
Dove prima o poi finirà se si ostina a non fare il soldato con la scusa che lui appartiene ad Allah, non agli Stati Uniti. E questa sarebbe la patetica fine di un uomo che l’ ignoranza e la facile fama distrussero mentre cercava di diventare un uomo. Ciò che segue è la cronaca bulla ed amara di due giorni trascorsi a Miami nell’ ombra di Cassius Clay, alias Muhammad Alì, campione mondiale dei pesi massimi, eroe sbagliato dei nostri tempi sbagliati. Con l’ aiuto del magnetofono e del taccuino ve la do così come avvenne. Era la vigilia del suo incontro con l’ inglese Henry Cooper.
La palestra dove si allena il pugile oggi più famoso del mondo è situata a Miami Beach, non lontano dal mare, sopra un negozio per pulire le scarpe. Il pubblico è ammesso per mezzo dollaro quando lui non c’ è, un dollaro quando lui c’ è. Lui c’ è di solito all’ una: seguito da una scorta di Mussulmani neri come un torero dalla sua quadrilla. Prima d’ essere rinnegato per le sue idee non sufficientemente estremiste, lo seguiva ogni tanto anche Malcom X che nell’ estate del 1963 gli donò il suo bastone d’ avorio nero. (…)

Così, giusto 50 anni fa, una grande giornalista di “sinistra”, Oriana Fallaci, introduceva un’intervista per l’Europeo  con il “campione dei diritti civili”. Giusto per chiudere le discussioni aperte nel precedente post

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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One comment on “Ecco come 50 anni fa la sinistra raccontava Muhammad Alì
  1. piero deola ha detto:

    Non confondiamo i razzisti con destri o sinistri. Più razzisti degli ebrei non ci sono e loro sono solo sionisti,ne destri ne sinistri.

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