Afghanistan, Yemen e Somalia, attacchi islamisti: cento morti

30 giugno –
KABUL – Un kamikaze si è fatto esplodere oggi a Kabul vicino ad un convoglio della polizia uccidendo 30 cadetti. L’attentato é stato realizzato da tre kamikaze contro altrettanti autobus in viaggio dalla provincia di Maidan Wardak a Kabul. Lo ha comunicato il capo del distretto di Paghman, Muhammad Musa. Lo stesso Musa, che in precedenza aveva parlato di 40 vittime, ha rivisto il bilancio, precisando che quasi altri 60 cadetti sono rimasti feriti. Da parte sua il ministero dell’Interno afghano non ha fornito ancora un bilancio ufficiale dell’attacco, indicando di essere impegnato a raccogliere informazioni sull’accaduto. L’attentato, ha reso noto Tolo Tv, è avvenuto nel villaggio di Qala-e-Haidar Khan, nell’area di Company, alle porte della capitale.

MOGADISCIO –   “Almeno 20 civili” sono rimasti uccisi per l’esplosione di un ordigno piazzato sul margine di una strada a circa 20 chilometri dalla capitale somala Mogadiscio. Lo scrive il sito dell’agenzia cinese Xinhua citando la polizia. In Somalia è molto attivo il gruppo terroristico islamico-sunnita degli Al-Shabaab, cellula somala di Al-Qaida.

27 giugno – Attacchi Isis nel sud dello Yemen: 43 morti  – Almeno 43 persone sono morte e molte altre sono rimaste ferite lunedì in una serie di attacchi compiuti da un gruppo affiliato all’Isis nella città portuale meridionale yemenita di Al Mukalla.     Gli attentanti arrivano mentre governo e ribelli sciiti Houthi prevedono di sospendere i colloqui per porre fine al più grande conflitto dello Yemen, dopo non essere riusciti a fare passi avanti di rilievo in due mesi di negoziati svoltisi in Kuwait.     Miliziani hanno effettuato sette attacchi simultanei contro uffici di intelligence, caserme e posti di blocco di Mukalla. In uno degli attentati una bomba era nascosta in una scatola di cibo portata ai soldati ad un posto di blocco nell’orario in cui viene interrotto il digiuno del Ramadan. 

25 giugno – Islamisti assaltano hotel a Mogadiscio: 35 morti – Ore di terrore e di morte in un albergo frequentato da stranieri a Mogadiscio attaccato da un commando di miliziani qaedisti. In serata il bilancio è da carneficina: almeno 35 morti, inclusi i quattro che facevano parte del gruppo legato a al-Shabaab, ma molti altri ostaggi sono riusciti a salvarsi. L’attacco è cominciato intorno all’ora di pranzo, quando un attentatore suicida si è fatto saltare in aria con un’autobomba davanti al Nasa-Hablod hotel, nella parte a sud della città, ed da lì è iniziata l’irruzione all’interno dell’albergo, a cui sono seguite almeno altre due esplosioni. Le prime notizie sono state diffuse da un funzionario della polizia locale, che subito ha parlato anche di almeno cinque vittime. L’hotel è frequentato da funzionari di governo, stranieri e operatori umanitari. All’esplosione è seguito uno scontro a fuoco  tra miliziani e forze della sicurezza all’interno dell’albergo.  Secondo alcuni testimoni i miliziani al momento dell’irruzione urlavano le frasi “Allah akbar” e indossavano anche
cinture esplosive.Testimoni hanno parlato di uomini armati che hanno fatto irruzione al piano terra e hanno cominciato a sparare all’impazzata a qualunque cosa si muovesse. Gli attentatori si sarebbero poi fatti largo sparando con fucili automatici fino al secondo piano per andare a stanare le persone nelle stanze. Un attacco pieno di atrocità. “Abbiamo salvato molte persone dalla porta di servizio”, ha raccontato una fonte della polizia locale. Ma certo il bilancio finale è pesantissimo. L’attacco è stato rivendicato dal gruppo islamico somalo Shebaab legato ad al-Qaeda in un comunicato pubblicato sul social network. Nel mese sacro del Ramadan erano stati annunciati nuovi attentati. Lo scorso primo giugno gli al-Shabaab hanno attaccato un altro hotel di Mogadiscio, l’Ambassador: sono state uccise una ventina di persone tra cui due parlamentari e due guardie addette alla sicurezza.

23 giugno  Pakistan, talebani uccidono cantante sufi – Amjad Sabri era una voce celebre e unica in Pakistan, figlio d’arte e maestro del Qawwali, uno degli stili musicali derivati dalla antica e tollerante scuola islamica del sufismo. La sua uccisione è avvenuta mercoledì in un trafficato quartiere di Karachi, colpito da numerosi proiettili sparati contro la sua auto da due uomini in moto mentre si recava a registrare un programma tv. Un “atto di terrore” secondo gli investigatori che ha provocato un’onda di choc in tutto il Paese e all’estero, dove era ben conosciuto per la sua voce possente e il messaggio di pace dei suoi testi. La conferma della rivendicazione da parte dei Talebani del Pakistan è giunta dallo stesso portavoce del gruppo, che lo accusa senza specificare altro di ritenerlo un “blasfemo”. Non sono chiare ancora le ragioni dell’accusa, ma il sufismo praticato dalla vittima è solo uno dei tanti nemici dei fondamentalisti sunniti, sempre più agguerriti e determinati a creare un clima di terrore in tutto il Paese contro sètte “eretiche” e influenze occidentali. Recentemente Amjad aveva partecipato a una cena di beneficienza in America per aiutare vittime e familiari della strage di Lahore del 29 marzo scorso, quando 75 persone saltarono in aria per un attacco suicida talebano durante una festa religiosa dentro un grande parco pubblico. Nel suo passato di poeta e cantore dell’amore universale professato dal sufismo, c’è anche un altro episodio che meno di due anni fa lo porto’ all’attenzione dei fondamentalisti. Amjad si limito’ a citare in diretta tv alcune non meglio preecisate “figure religiose” – la stampa locale timorosa di ripercussioni non ne ripete i nomi – durante un suo spettacolo mattutino di qawwali. Un gruppo islamico lo denuncio’ e fu avviato un fascicolo ancora pendente ai suoi danni per offesa all’Islam.

21 giugno – Kamikaze Isis in Giordania: 6 soldati morti – L’Isis ha rivendicato un attentato kamikaze che martedì scorso ha ucciso sei soldati in Giordania al confine con la Siria.  “L’agenzia di notizie Amaq dello Stato islamico riferisce che l’attentato dinamitardo suicida contro una postazione militare a Rubkan, in Giordania, è stato compiuto da un combattente dell’Isis”, riporta il Site. L’attacco era stato portato la mattina del 21 giugno vicino al campo di Rukban, usato dall’esercito giordano per ospitare e interrogare i civili in fuga dalla vicina Siria: un camion pieno di esplosivo é entrato in Giordania ad alta ed é stato fatto esplodere nei pressi di un posto di blocco dell’esercito.

16 giugno  – Iraq: milizie sunnite massacrano clan sunnita a Falluja: 49 morti – Quarantanovdamascoe membri di un clan tribale sunnita sono stati trucidati da una fazione sciita delle milizie lealiste che combattono al fianco delle truppe irachene per strappare Falluja all’Isis, mentre di altri 643 non si sa più nulla. Lo ha detto Suhaib al Rawi, governatore della provincia di Al Anbar, che comprende la stessa Falluja. Il massacro è avvenuto ai danni di membri del clan dei Mahadma nella località di Saqlawiya, a nord di Falluja, recentemente riconquistata dalle forze lealiste.

Offensiva sciita in Yemen: 48 morti – Nelle ultime 24 ore, in scontri in varie zone dello Yemen sono morte almeno 48 persone, hanno reso noto oggi fonti della sicurezza yemenita. Circa 65 persone, hanno detto le fonti, sono inoltre rimaste ferite, in combattimenti tra ribelli e forze governative attorno alla città assediata di Taiz, a Shabwa, Jawf e nella provincia di Marib.
Da tempo lo Yemen è dilaniato dal conflitto tra i ribelli sciiti Houti e le forze del governo internazionalmente riconosciuto, che ha il sostegno di una coalizione guidata dall’Arabia Saudita. E nel caos, gruppi estremisti con al Qaida e Isis hanno frattanto conquistato spazio. 

14 giugno – Miliziano islamista uccide coppia di poliziotti

12 giugno- Musulmano gay fa strage in un club glbtq:50 morti, 53 feriti

11 giugno – Egitto, blitz contro l’Isis nel Sinai: 7 morti – Sette presunti terroristi sono stati uccisi e altri 26 sono stati arrestati oggi in una vasta operazione delle forze di sicurezza nel Sinai settentrionale. Secondo il sito web locale ‘Youm7′, cinque militanti sono stati uccisi in scontri a fuoco a Sheikh Zuid, mentre gli altri due sono stati uccisi a sud di Rafah. Due ordigni esplosivi improvvisati sono esplosi a sud della citta’ di al Arish, senza mietere vittime. Lo scorso 31 maggio cinque persone sono morte in un attentato contro un convoglio delle forze di sicurezza a Sheikh Zuid. Centinaia di membri delle forze di sicurezza egiziana sono stati uccisi in questi ultimi anni in una serie di attentati e scontri con i miliziani islamisti presenti nel Sinai settentrionale, in particolare con il movimento terroristico noto come Stato del Sinai, in precedenza conosciuto come Ansar Beit al Maqdis, affiliato allo Stato islamico di Abu Bakr al Baghdadi. La situazione nell’area del Sinai si e’ deteriorata a partire dall’estate del 2013 in concomitanza con la deposizione dell’allora presidente Mohamed Morsi, il cui partito era legato ai Fratelli Musulmani

– Afghanistan, Isis attacca caserma di polizia, 17 morti –
Sei poliziotti sono stati uccisi per un attacco alle prime luci dell’alba dell’Isis contro il commissariato di Haska Mina, nel distretto di Nangarhar, al confine con il Pakistan. Tra le vittime anche il capo del locale commissariato, Shah Mahmood. Il portavoce del Governatorato di Nangarhar, Ataullah Khogyani, rende noto che sono rimasti uccisi anche 11 combattenti dell’Isis e altri 7 sono rimasti feriti .

– Due autobombe esplodono a Damasco: colpito santuario sciita –
Una doppia esplosione ha colpito la periferia di Damasco, dove si trova un noto santuario sciita, il mausoleo di Zainab, sorella dell’Imam Hussein. Secondo quanto si apprende, un kamikaze si è fatto saltare in aria all’entrata del quartiere di Assayidah Zainab, mentre un’autobomba è stata fatta esplodere in una strada del quartiere di Al Diyabia. Assayidah Zainab è già stata più volte obiettivo di kamikaze e alcuni degli attacchi sono stati rivendicati dall’Isis. L’Isis ha rivendicato con un messaggio sulla sua agenzia Aamaq gli attentati avvenuti oggi nel distretto di Seyeda Zeinab, nei pressi di Damasco, nei pressi di un mausoleo sciita. Lo riferisce la televisione panaraba Al Jazira. Nella rivendicazione lo Stato islamico parla di tre esplosioni provocate da due attentatori suicidi e un’autobomba. Secondo l’agenzia governativa Sana, invece, le esplosioni sono state due, provocate da un solo kamikaze e da un’autobomba. La stessa Sana fornisce un bilancio di 8 morti e 13 feriti. L’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) parla invece di 12 morti e 30 feriti.

9 giugno – Due attentati in Iraq: 27 morti – E’ di almeno 27 morti il bilancio provvisorio di due attentati suicidi a Baghdad e a nord della capitale. Uno dei due attacchi è stato compiuto nei pressi della caserma dell’esercito a Taji, a nord di Baghdad. Mentre l’altro attentato è avvenuto nella zona di Nuova Baghdad (Baghdad Jadida), sobborgo della capitale. Lo riferisce la tv al Manar degli Hezbollah libanesi. I feriti sono 22 secondo le prime informazioni. Il Site, sito di monitoraggio sulle attività jihadiste nel web, riporta che  l’Isis ha rivendicato i due attentati e precisa che le vittime, tra morti e feriti, sarebbero secondo i jihadisti, oltre 91.

Assalto islamista in Somalia: 43 soldati etiopi uccisi – Almeno 43 soldati sono stati uccisi in un assalto compiuto da un commando di fondamentalisti islamici al-Shabaab in una base usata da truppe etiopi in Somalia. Lo riferisce il Guardian. Stando a iraqquanto si apprende, il commando ha fatto irruzione nella base di Halgan, 300 km a nord di Mogadiscio, dopo aver lanciato un’autobomba all’ingresso; subito dopo c’è uno stato uno scontro a fuoco con i militari etiopi e 43 di loro sono rimasti uccisi, ma l’Unione africana non ha voluto commentare il bilancio di vittime. Testimoni raccontano di aver sentito una forte esplosione e poi un pesante scontro a fuoco. L’Etiopia è uno dei cinque Paesi che contribuiscono con i soldati alla missione dell’Unione africana (Amisom) in Somalia composta da 22mila unità ed è la prima volta che la loro base viene attaccata dai fondamentalisti islamici. L’attentato segue uno schema ormai praticato da tempo dagli shabaab contro le basi militari e cioè quello di usare le autobomba per poi fare irruzione a colpi di artiglieria. Dal giugno dello scorso anno, i fondamentalisti hanno preso d’assalto tre basi dell’Unione africana uccidendo 54 soldati del Burundi a Leego, 19 dell’Uganda a Jannaale e oltre 100 militari del Kenya a El-Adde, nel sud.

8 GIUGNO – Due palestinesi fanno fuoco nel centro di Tel Aviv: 4 morti, 5 feriti – Ci sono 4 morti e 5 feriti nell'”attacco terroristico” avvenuti la sera dell’8 giugno a Tel Aviv, nel centro della città. Lo ha detto il portavoce dell’ospedale, citato dalla polizia, secondo cui un altro ferito versa in gravissime condizioni e 3 in condizioni gravi. La polizia sta presidiando in forza tutta la zona – una delle più frequentate – che si trova tra l’altro ad un passo dal complesso del ministero della difesa e molte strade sono state chiuse. Molti testimoni parlano di raffiche di spari e che uno degli autori era travestito da ‘haredi’, ebreo pio. Il bilancio provvisorio dei feriti, secondo i media, è di 5, tutti raggiunti da spari. Tra questi, secondo la Radio Militare, ci sarebbe anche uno degli autori, dell’attacco. Entrambi, due palestinesi di circa 20 anni, sono stati “neutralizzati”. A Tel Aviv è stato un “attacco terroristico. Lo ha detto il capo della polizia della città in una conferenza stampa subito dopo i fatti di Sarona. I due terroristi sono stati arrestati – ha proseguito – e uno dei due è tra i feriti ricoverati in ospedale. Esclusa la presenza di un terzo assalitore. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu, appena atterrato di ritorno da Mosca, ha subito tenuto una riunione di sicurezza a Tel Aviv e deciso di bloccare l’accesso in Israele di 83mila palestinesi.

7-8 giugno  – Due autobombe contro la polizia turca: ieri 12 morti a Istanbul, oggi 4 a Midyat – Quattro persone più l’attentatore suicida hanno perso la vita e altre 30 sono rimaste ferite nell’esplosione di un’autobomba che dopo aver forzato le barriere difensive è saltata in aria davanti al commissariato di polizia della cittadina turca di Midyat, nella provincia sud-orientale di Mardin, a 23 chilometri dal confine siriano. Secondo una fonte del ministero dell’Interno coperta da anonimato, le vittime sono due poliziotte e due civili. Bilancio aggiornato rispetto a quello diffuso in precedenza dal primo ministro Binali Yildirim, che aveva parlato di tre vittime, un agente e due civili, senza precisare se tra questi ultimi fosse considerato anche l’attentatore. Secondo l’agenzia di stampa Anadolu, una delle due agenti rimaste uccise era in stato di gravidanza. Tutto si è svolto mentre a Istanbul era in corso il funerale delle vittime dell’attentato dinamitardo che ieri ha causato 12 morti e 42 feriti, azione non rivendicata ma attribuita ai separatisti curdi dal presidente Recep Tayyp Erdogan. Anche l’attentato odierno non è stato per ora rivendicato da alcuna organizzazione. In questo caso, è stato il premier Binali Yildirim ad attribuire senza esitazioni la responsabilità dell’azione a un attentatore suicida curdo del Pkk, al volante del veicolo imbottito di esplosivo, mezza tonnellata stipata in un van secondo l’agenzia Dogan, saltato in aria all’esterno del quartier generale della polizia di Midyat. Come per i precedenti casi analoghi, le autorità hanno imposto ai media di non mostrare immagini e di non rivelare dettagli dell’inchiesta in corso.

7 giugno – Mosul, Isis brucia vive 19 ragazze curde – I miliziani dell’Isis hanno bruciato vive, in mezzo ad una piazza di Mosul (Iraq), 19 ragazze curde che si erano rifiutate di divenire schiave sessuali dei combattenti jihadisti. A riferirlo è l’agenzia di notizie Ara (Kurdish News Agency), ripresa dai media iraniani. Le giovani donne, chiuse in gabbie di ferro, sono state portate in una piazza della roccaforte irachena del Califfato nero, e date alle fiamme, davanti a centinaia di presenti. “Nessuno ha potuto fare niente per salvarle”, ha detto un testimone all’Ara.

Bangladesh: tre omicidi dell’Isis in tre giorni  – Un sacerdote indù è stato ucciso all’arma bianca nel Bangladesh nord-occidentale, ennesimo omicidio di una persona straniera o appartenente alle minoranze religiose. Alcune ore dopo gli integralisti islamici dell’Isis hanno rivendicato l’assassinio. Il religioso, Anando Gopal Ganguly di 69 anni, è stato colpito alla testa e poi sgozzato nel distretto di Jhenaidah da tre uomini. Il vice sovrintendente della polizia locale ha detto che gli assassini, arrivati e fuggiti in motocicletta, hanno intercettato la vittima mentre da casa, verso le 9:30, stava andando al tempio in bicicletta. In gennaio è stato sgozzato nello stesso modo Samir Ali, medico omeopatico che si era convertito al cristianesimo e l’omicidio è stato rivendicato dall’Isis. Il sacerdote indù è il terzo ucciso ‘eccellente’ in Bangladesh dopo quello della moglie di un ispettore antiterrorismo di Chittagong e di un commerciante cristiano a Natore, uccisi il 5 giugno. Il secondo omicidio è stato rivendicato dall’Isis, ma le autorità ritengono che sia opera di un gruppo locale. Mahmuda Aktar, 33 anni, è stata aggredita da uomini armati su una moto mentre stava accompagnando il figlio a scuola nella città di Chittagong. Gli estremisti l’hanno prima accoltellata alla schiena e poi l’hanno finita con tre colpi di pistola alla testa. Il marito aveva svolto un ruolo chiave nella lotta al terrorismo islamico, come ha spiegato il ministro dell’Interno. Di recente aveva arrestato diversi militanti del gruppo terroristico Jamaat-ul-Mujahideen. In un altro episodio di violenza religiosa a Bonpara, un villaggio nel nord ovest che ospita una delle più antiche comunità cristiane, è stato invece ucciso Sunil Gomes, 65 anni nel suo negozio dopo che era stato a messa. Il 28 settembre 2015 a Dacca era stato ucciso il cooperante italiano Cesare Tavella.

6 giugno – Giordania, attaccata sede 007: 6 morti – 
In Giordania almeno cinque persone sono state uccise  tra cui due ufficiali, in un attacco contro una caserma dell’intelligence nel nord del Paese, al confine con la Siria. Al Arabiya, scrive che l’attacco è avvenuto nei pressi del campo profughi di Buqaa, a nord di Amman. Secondo il portavoce del governo Muhammad al Momani, gli agenti uccisi sono 6 e non 5 come riferito dalla tv al Arabiya. Momani afferma che l’attacco è stato portato alle prime ore del giorno da miliziani armati di mitragliatori automatici e bombe a mano. Finora non ci sono rivendicazioni. La Giordania fa parte della Coalizione internazionale anti-Isis guidata dall’Arabia Saudita. E partecipa assieme all’Arabia Saudita al sostegno di gruppi armati siriani nel sud della Siria.

2 GIUGNO Autobomba Isis per fermare offensiva delle milizie di Misurata: forse 50 morti
Nel tentativo di fermare l’avanzata delle milizie di Misurata su Sirte, l’Isis ha fatto esplodere un’autobomba che ha causato un controverso numero di morti: quasi 50, secondo lo Stato islamico; due, stando all’Ufficio stampa della formazione fedele al nascente governo di unità nazionale libico. “La Provincia di Tripoli dello Stato islamico ha sostenuto di aver ucciso più di 48 uomini delle forze di Fajr Libya in un attentato dinamitardo compiuto da un combattente keniano nei pressi di Sirte”, riferisce il Site, la società americana che monitora l’attività dei jihadisti su Internet. “Un attentato con autobomba ha preso di mira le nostre forze durante la loro avanzata all’interno della città di Sirte, a est della centrale termica, facendo due martiri e 12 feriti”, scrive invece sulla sua pagina Fb il “Centro informazioni dell’operazione ‘Solida struttura’ per la liberazione di Sirte”.
mogadiscio1 GIUGNO – Attaccato hotel a Mogadiscio: 15 morti

Gli integralisti islamici somali al Shabaab hanno nuovamente attaccato un albergo nella capitale Mogadiscio provocando 16 morti e 55 feriti, tra cui anche due parlamentari Secondo la polizia e testimoni sul posto, l’attacco è stato compiuto da un commando di almeno tre terroristi. Prima un’autobomba è stata lanciata ed è esplosa contro l’ingresso dell’hotel Ambassador, situato nella centrale via Makkah Almukarramah. Il kamikaze è morto, un enorme varco si è aperto, l’intera facciata è stata gravemente danneggiata. Mentre la gente fuggiva in preda al panico, altri due jihadisti sono entrati nell’albergo sparando a caso contro chiunque capitasse loro a tiro e sono riusciti a salire all’ultimo piano. Sul terreno, al loro passaggio, hanno lasciato una quindicina di morti e almeno 40 feriti. La zona è stata immediatamente isolata e le forze di sicurezza hanno rapidamente predisposto un piano per eliminare il commando. Neanche un’ora dopo l’inizio dell’attacco, l’Agenzia nazionale di informazione e sicurezza somala (Nise) ha riferito che le forze di polizia hanno fatto irruzione mettendo in sicurezza tre piani dell’albergo e portando in salvo almeno dieci persone. I due terroristi, hanno aggiunto, si sono trincerati ai piani alti continuando a sparare.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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