La spesa proletaria: quella prima volta a Quarto Oggiaro e a via Padova

Nella giornata di lotta si cercò di coinvolgere anche altri gruppi della sinistra extraparlamentare. Come Lotta Continua o Avanguardia operaia che però rifiutano. La decisione fu di agire in via Padova e a Quarto Oggiaro.

Il collettivo Face (formato in maggioranza da operai e tecnici della fabbrica Face Standard) dovette occuparsi di organizzare e gestire l’irruzione alla Esselunga di Quarto Oggiaro, ben fornito anche di prodotti di lusso. “Entrare nel supermercato affollato, sono le undici di mattina, bloccare le casse, pregando le addette di chiudere i soldi nei registratori, bloccare i telefoni del direttore, impadronirsi del microfono e annunciare ai presenti che da quel momento in poi tutto sarebbe stato gratis, è cosa di un minuto. E in pochi minuti tutto il supermercato è svuotato, non solo da noi, che siamo una cinquantina, ma soprattutto dai clienti “normali” che sanno cogliere al volo l’incredibile occasione”.

La vecchia signora con i due carrelli

L’azione in un quartiere della cintura proletaria e operaia ottenne subito un grande successo. “Vera, straordinaria “razza pagana” metropolitana alle prese quotidiane con la sempre crescente […] difficoltà di vivere, i numerosi pensionati si distinguono per prontezza e capacità di reazione.” “E’ un flash fotografico nitidissimo l’immagine di un’anziana signora che tenta di trascinare via due carrelli stracarichi di ogni bene di dio e che viene, ad un certo punto, aiutata da due compagni a raggiungere la propria abitazione”.

I ritardi di via Padova

In viale Padova le cose andarono un po’ meno bene e le forze dell’ordine identificarono e denunciarono alcuni compagni attardatisi. L’iniziativa fu comunque un completo successo, soprattutto in termini di riproducibilità politica, per aver dimostrato nel concreto che “la lotta pagava” e per essere riusciti “a porre un esempio concreto di ciò che si doveva intendere per rapporto tra esperienza di avanguardia e illegalità di massa”.

“Per inciso: sul piano giudiziario, nei processi come il nostro 7 aprile, le spese proletarie di cui ci accusarono, quella di Quarto Oggiaro e tutte le altre di lì in poi effettuate, furono rubricate come “rapine aggravate”. Un capo d’accusa difficilmente capace di rappresentare l’atmosfera festosa e un po’ gaglioffa con cui lo straordinario evento fu in quel momento vissuto, non solo da noi, ma anche, credo, dalla signora con i due carrelli e dagli altri presenti” (da “Gli autonomi. Le storie, le lotte, le teorie”).

I clienti della Lidl a Palermo …

Così, il primo volume della saga su “Gli autonomi” pubblicata meritoriamente da Derive&Approdi, ricostruisce la giornata del 19 novembre 1974. Fu il primo episodio di “esproprio proletario di massa”. Per quel che ricordo tra i promotori della meritoria iniziativa c’erano anche i superstiti militanti di “Servire il popolo”. All’epoca erano diventati il Pcml e non so se era anche cambiato l’organo di stampa in “La voce operaia”. A ogni buon conto questione che torna di attualità dopo l’episodio della Lidl di Palermo. Ove, ieri, in venti, non volevano pagare invocando lo stato di necessità. Pratica appena evocata al Tg3 (delle 14) da una proletariona napoletana invitata a commentare il furto di mascherine al Loreto Mare. E per finire vanno ricordate le due canzoni dedicate alla pratica da Gianfranco Manfredi: Quarto Oggiaro story e e Nonsipà

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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One comment on “La spesa proletaria: quella prima volta a Quarto Oggiaro e a via Padova
  1. Ugo Maria Tassinari ha detto:

    Non ti rispondo “il piacere è tutto mio” perché immagino che tra i tuoi film di culto ci sia anche “C’era una volta l’America”, ma là stiamo …

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