23 luglio 1982, Milano: sparatoria in un bar. Ucciso il brigatista Stefano Ferrari

 Sparatoria in un bar tra un commando di tre brigatisti rossi della colonna Walter Alasia e una pattuglia di agenti di polizia. I tre eversori armati sono stati feriti in modo grave e catturati dalle forze dell’ordine che ancora una volta hanno dato prova di efficienza e di coraggio e inferto un duro colpo al gruppo criminale, che si stava riorganizzando in città. Nello scontro a fuoco è stato colpito anche un poliziotto, ma le sue condizioni non sono preoccupanti. I tre terroristi invece, sono gravi all’ospedale. Il nome di uno dei tre è noto alle cronache dell’eversione criminale: Stefano Ferrari, 27 anni, residente a Milano in via Inganni 29, faceva parte del fronte logistico della colonna Walter Alasia. E’ colpito da più ordini di cattura e sospettato del sequestro Sandrucci [morirà lo stesso giorno in ospedale, ndb] .

I legami con la rapina di Lissone

Gli altri sono nomi quasi sconosciuti nella nebulosa del terrorismo: Mario Protti. di 27 anni, da Gravedona, e Vincenzo Scaccia, 30 anni, da Panettieri, in provincia di Cosenza. I tre terroristi con ogni probabilità hanno preso parte venerdì scorso alla rapina nell’ufficio postale di Lissone e ucciso il maresciallo ‘Valerio Renzi che aveva tentato di fermare gli assalitori. Sono stati trovati in possesso di un volantino che rivendica la rapina e con l’ormai consueto truce linguaggio afferma che «l’unico rapporto tra rivoluzionari e controrivoluzionari è l’annientamento».

L’elegante bar Rachelli

Le 12.45 di ieri nella zona a metà strada tra Città Studi e Porta Venezia. E’ una giornata afosa, la città già in parte spopolata per le ferie. All’incrocio tra via Plinio e via Eustachi a breve distanza da corso Buenos Aires, c’è il bar Rachelli, ampio e elegante, 11 vetrine, posti all’aperto, salette riservate all’interno. Una pattuglia di agenti presta servizio nella zona. Non riveliamo i loro nomi, non diciamo come era composto il gruppo. E’ un invito che fa la questura di Milano e che accogliamo.

Uno scontro a fuoco rabbioso

Gli agenti dunque entrano nel bar, per compiere un controllo. Osservano gli avventori. La loro attenzione è attirata da tre individui appartati in una saletta, la quale ha due porte che danno direttamente sulla strada. Sono tre giovani, appaiono inquieti, parlottano, si scambiano cenni. Gli agenti si avvicinano, poi | due poliziotti si piazzano all’altezza degli ingressi, un terzo si avvicina. «Documenti». chiede. Ma subito si accorge che uno dei tre individui è armato: spunta una Magnum 357 subito impugnata dall’agente. «Un momento calma, nessuna mossa azzardata, io ho un regolare porto d’armi e lo mostro subito., dice il giovane perquisito. E si alza. Entrano in scena i suoi due complici. Nelle loro mani compaiono una Beretta modello 81 e una calibro 7.68. Sparano. Il poliziotto che impugna la Magnum risponde. Rispondono gli agenti piazzati davanti alle porte d’ingresso. Un agente è ferito di striscio, colpiti al petto e al capo cadono due aggressori, rantolano sul pavimento.

I tre brigatisti feriti gravi

Un terzo ferito anch’egll in modo grave riesce a trascinarsi fuori del locale. E’ in strada. Blocca una Mini Minor a bordo della quale c’è una donna. La costringe a’ scendere si mette al volante, ma non riesce a mettere in moto l’auto. Scende dalla Mini Minor, fa una cinquantina di metri e una striscia di sangue si allunga sull’asfalto. Prime indagini. I giovani hanno documenti e gli inquirenti li identificano. Vincenzo Scaccia è il giovane che ha tentato di fuggire dal bar. Mario Protti e Stefano Ferrari gli altri due individui caduti feriti all’interno del locale. Scaccia ha ferite al torace ed è condotto al Policlinico dove lo sottopongono a un lungo intervento. Protti è ferito al torace, all’addome e alla regione cervicale. Stefano Ferrari al capo e quando giunge al Fatebenefratelli è in stato comatoso.

Il nome di Stefano Ferrari è significativo. La sparatoria di via Eustachi non è opera della delinquenza comune, è opera di terroristi. Anche sul conto del Protti e dello Scaccia in questura hanno qualche informazione, ma il loro dossier è meno voluminoso. Fanno parte della manovalanza del terrorismo. Ferrari invece è un capo, conosciuto nella organizzazione eversiva con il nome di «Riccio», sospettato di delitti e di sequestri. Ha con sé documenti: uno è un dossier ideologico delle Br. pare una sorta di autocritica, un capitolo della quale ha il titolo: «Chi si ferma è perduto». L’altro è la rivendicazione dell’assalto all’ufficio postale di Lissone, assalto di cui si era assunto la responsabilità anche l’organizzazione eversiva Prima posizione.

Quel fucile d’assalto Nato

Per quanto riguarda la rapina di Lissone si è appreso un particolare singolare. Sul fondello dei proiettili usati dai terroristi in quell’occasione c’era la cifra 223 che corrisponde al calibro Nato 5,56 dello Heckler Koch, un fucile mitragliatore di cui sono in possesso da pochissimo tempo soltanto alcuni reparti Nato di stanza in Germania. Con una telefonata alla redazione di «Radio popolare», un terrorista ha intimato ai sanitari degli ospedali in cui sono ricoverati i tre br «di fare il possibile per salvarli. Qualsiasi cosa succederà riterremo responsabili i medici del Policlinico e del Fatebenefratelli».

FONTE: LA STAMPA, 24 LUGLIO 1982

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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