29 giugno 1941, nasce Stokely Carmichael, il geniale copy-writer del Black Power

Stokely Carmichael è nato a Port of Spagna, nell’isola di Trinidad, il 29 giugno 1941. Si è trasferito negli Stati Uniti nel 1952 per ricongiungersi ai genitori e ha frequentato il liceo a New York City. Entrò all’Howard University nel 1960 e poco dopo si unì al Student Nonviolent Coordinating Committee (SNCC), forse la maggiore organizzazione studentesca del movimento per i diritti civili.

Viaggiatore della libertà

Nel 1961 Carmichael divenne un membro dei Freedom Riders, i viaggiatori della libertà. Dopo essersi allenati nelle tecniche non violente, volontari bianchi e neri viaggiavano seduti uno accanto all’altro mentre attraversavano il profondo sud, per sfidare una delle più odiose e impopolari norme sulla segregazione razziale. I trasporti separati erano stati dichiarati anticostituzionali dalla Corte Suprema ma la polizia locale, impestata di razzismo, non era disposta ad applicare le sentenze. Anzi, in diversi luoghi ha lasciato i militanti per l’integrazione essere picchiati impunemente da squadristi bianchi. A Jackson, nel Mississippi, Carmichael fu arrestato e imprigionato per 49 giorni nel penitenziario di Parchman. Carmichael lavorò anche al progetto Freedom Summer e nel 1966 divenne presidente di SNCC.

Il discorso del Black power

Il 5 giugno 1966, l’attivista nero James Meredith iniziò una marcia solitaria contro la paura da Memphis a Jackson, per protestare contro il razzismo. Poco dopo è stato colpito da un cecchino. Altri attivisti per i diritti civili, tra cui Carmichael, Martin Luther King e Floyd McKissick, hanno deciso di continuare la marcia in nome di Meredith. Quando i manifestanti arrivarono a Greenwood, nel Mississippi, Carmichael e alcuni altri manifestanti furono arrestati dalla polizia. Era il 27esimo arresto per Carmichael. Se oggi ce ne ricordiamo perché il giorno del suo rilascio il 16 giugno, fece il famoso discorso in cui lancia lo slogan del Black Power: “I neri in questo paese si uniscano, riconoscano la loro eredità e costruiscano un senso di comunità”. Ha anche sostenuto che gli afroamericani dovrebbero formare e guidare le proprie organizzazioni e ha sollecitato un rifiuto completo dei valori della società americana.

Concetti che l’anno seguente Carmichael sistemò insieme a Charles V. Hamilton nel libro Black Power: The Politics of Liberation in America (1967). I principali gruppi moderati per i diritti civili come la National Association for the Advancement of Colored People (NAACP) e la Southern Christian Leadership Conference (SCLC), presero allora le distanze da questo leader giovane molto noto e stimato, accusandolo di razzismo nero.

“Black is beautiful”

Carmichael è a tutti gli effetti il maggior “copywriter” del nazionalismo nero. E’ stato sempre lui ad adottare lo slogan di “Black is Beautiful”. E a ben vedere anche il “partito delle pantere nere” è un suo frutto, seppure indiretto. Impegnato in una campagna locale per l’iscrizione dei neri alle liste elettorali, sceglie come simbolo della lista da contrapporre ai democratici razzisti una pantera nera. E la stampa bianca invece di usare il nome scelto dal partito lo ribattezza. “black panther party”.

Ovviamente, osservò Charmichael, i giornalisti si erano ben guardati di usare la stessa tecnica per gli avversari, che avevano come simbolo un gallo bianco. “White cock party” può infatti essere tradotto il partito del cazzo bianco …
Il giovane leader afrocaraibico sosteneva l’importanza di esprimere l’orgoglio nero anche attraverso il rifiuto dei modelli di stile e di aspetto propagandati dalla cultura dominante, dalla stiratura dei capelli allo sbiancamento della pelle. L’orgoglio nero quindi propugnava l’adozione di acconciature e abbigliamento afro.

La breve stagione con le Pantere

In questa fase Carmichael iniziò a criticare Martin Luther King e la sua ideologia di non violenza. Finì così per unirsi al Black Panther Party dove lo promossero immediatamente “primo ministro onorario”. Ma le due linee politiche e culturali erano profondamente inconciliabili. Mentre Charmichael sosteneva la necessità del separatismo nero, le Pantere nere si erano oramai aperte alla collaborazione con attivisti bianchi radicali. E la nuova rottura maturò in poco più di un anno.

Il socialismo panafricano

Nel 1969, insieme alla moglie, la cantante sudafricana Miriam Makeba (insieme nella foto), si spostò a Conakry dove diventò l’assistente del primo ministro guineano Ahmed Sékou Touré e l’allievo del presidente esule del Ghana, Kwame Nkrumah.Miriam Makeba fu nominata delegato ufficiale della Guinea alle Nazioni Unite. Tre mesi dopo il suo arrivo in Africa, nel luglio 1969, pubblicò un rigetto formale del Black Panthers Party, condannandolo per non essere sufficientemente separatista e per “la linea dogmatica del partito che favorisce le alleanze con i bianchi radicali”.Fu in questo stadio della sua vita che Carmichael cambiò il suo nome in Kwame Ture in onore dei due leader africani Nkrumah e Touré che erano diventati i suoi protettori.

Continuò a viaggiare, scrivere e parlare a favore dei movimenti internazionali di sinistra e nel 1971 raccolse il suo lavoro in un secondo libro, Stokely Speaks: Black Power Back to Pan-Africanism. Questo libro espone un’esplicita visione socialista Pan-africana, che ha sembrato accompagnare il resto della sua vita. Dopo la morte di Toure nel 1984, Carmichael fu arrestato dal nuovo regime militare e accusato di aver tentato di rovesciare il governo. Tuttavia, ha trascorso solo tre giorni in prigione prima di essere rilasciato. Stokely Carmichael è morto di cancro il 15 novembre 1998.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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