Il filo nero tra il sopravvissuto della strage di Alessandria e il pentito Paghera

Riprendo le pubblicazioni dopo un paio di settimane di sosta, e un più lungo rallentamento. Per mancanza di tempo, di energia, di “genio”. Con una chicca. Questo post è stato scritto come commento a un articolo su Azione rivoluzionaria e ricostruisce il legame tra il pentito Paghera e il superstite (già militante neofascista, secodo il nostro narratore) della strage di Alessandria, consumata dai carabinieri del generale Della Chiesa il 9 maggio 1974. Una strage che sarà decisiva per la nascita dei Nap.

Enrico Paghera era genovese ed era stato arrestato per rapina nel dicembre 1968 insieme ad Everardo Levrero, neonazista anch’esso genovese, banda costituita dopo la comune reclusione dei due e di alcuni complici a Bosco Marengo.
La condanna in giudicato e’ di circa dieci anni, ma quando per Paghera essa sta per concludersi, l’uomo asseritamente convertitosi all’anarchismo non rientra da una licenza e si fa arrestare come militante ar.

Il Levrero è ancora a meta’ della pena ed organizza con altri due detenuti da lui convertiti alla destra e che portano baschi neri il sequestro di educatori ed infermieri del carcere di Alessandria facendo richieste impraticabili di fuga e subendo la furia del Procuratore e del gen. Dallachiesa che attaccano scriteriatamente col risultato della morte degli ostaggi e di due dei sequestratori ribelli. L’unico a salvarsi in tanta carneficina e’ il Levrero, ferito di striscio e con buona probabilita’ nascostosi a terra e arresosi.

Nel 1968 catturato dai Carabinieri per la rapina di via Paleocapa a Genova, aveva tentato di ingerire un veleno che i militi gli avevano fatto vomitare fuori colpendolo alla stomaco e portandolo d’urgenza al PS per una lavanda gastrica.

Di famiglia socialista aveva militato qualche tempo nella FGCI passando poi ai Volontari Nazionali che soddisfacevano meglio al suo protagonisno e atteggiamenti da capo.Paghera era di modi distinti e alla vigilia del processo d’appello vagheggiava, nel caso di una assoluzione che pur sapeva impossibile, una notte alla marsigliese con le piu’ belle ragazze escort di via Gramsci. Secondo i compagni di Roma la sua conversione all’anarchismo era sincera ma Faina aveva chiesto di lui domandandosi pensoso “stiamo attenti a chi ci portiamo dentro”.

Dopo le minacce per un millantato credito di evasione, comincio’ a collaborare mentre Cinieri che vero anarchico portatore dei diritti compreso la presunzione di innocenza pagava con la vita ucciso dal killer Farre Figueras, gia’ killer di due carabinieri vicino a Torino, poi tentato omicida di Fenzi e Moretti. Accuso’ tutto e tutti Paghera affermando poi di aver rifiutato solo di addossare ad Ar, cosi’ richiesto dai Carabinieri, l’omicidio di Pecorelli .

Addosso’ invece ad ar o disse di ritenerlo probabile, quando gia’ il responsabile era stato identificato, il falso comunicato della Duchessa, che comunque solo investigatori ottusi o in malafede potevano ritenere autentico e che si mascherava in senso autoironico e criptoanarchico col riferimento alla morte di Moro “mediante suicidio”. Paghera fu utilizzato fino al Processo di Perugia , mentre non si parlo’ piu’ di Levrero, entrambi chiaramente e giustamente usciti o semiliberi dopo tre decine d’anni e piu’.

La banda di rapinatori del 68 era guidata dal Levrero neonazista ma non aveva probabilmente una connotazione politica e gia’ nell’autunno del 70 il Paghera parlava come uno scettico blu anche sui movimenti in corso in quegli anni quasi dicendo di non condividerli perche’ non sufficientemente radicali.

Giggi Grasso

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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