Strage di Bologna. Anna Di Vittorio chiede: se il lembo è di donna perché rimettete Mauro in mezzo?

Ugo carissimo,

ho visto e rivisto la Conferenza stampa che le “canaglie” fasciste hanno organizzato, nel Senato della Repubblica, il 23 luglio u. s.

L’aggettivo “canaglia”, per definire i fascisti, lo ha sempre usato Sandro Pertini [cfr. (a cura di) Vico Faggi – Sandro Pertini: sei condanne, due evasioni. Prefazione di Giuseppe Saragat – Mondadori, 1970].

Ma, ora, veniamo a noi. Affrontiamo il tema di questa conferenza stampa con il mio distacco emotivo (anche se penso di avere qualche piccolo diritto per sentirmi indignata, non foss’altro perché questa esperienza l’ho vissuta e pagata di persona).

Premesso che non ho mai capito quale sia – ammesso che ci sia – la “strategia” dei fascisti, in relazione alla “Strage alla stazione di Bologna, del 2 agosto 1980 – prendo in considerazione – qui – il solo intervento dell’ex on. Enzo Raisi.

Non è mia intenzione offendere Raisi (anche se lui, a suo tempo, ha offeso me e la memoria di Mauro Di Vittorio [mio fratello]), ma mi appaiono in lui – oggettivamente – alcune difficoltà umane che lui, forse, non ha mai avuto il coraggio di affrontare e risolvere.

Raisi è assolutamente incapace di: saper leggere, saper scrivere, saper parlare in pubblico – “a braccio”, addirittura.

E tutte queste sue mancanze le ha messe in “bellavista” nella suddetta conferenza.

Ora, procediamo con ordine, e limitiamoci all’essenziale.

Mi appare che, attualmente, la “incongrua strategia” dei fascisti, si sia concentrata su quel “lembo facciale” che era stato messo nella bara di Maria Fresu ma, stando alle analisi del DNA, quel “lembo facciale” non appartiene al cadavere di Maria Fresu.

Dunque, consequenzialmente, adesso i fascisti sostengono che a trasportare la valigia con la bomba, sia stata una donna.

Ed ecco, subito, la prima – oggettiva – contraddizione di Raisi. Infatti lui, dopo aver parlato di Maria Fresu e di quel “lembo facciale” ancora anonimo, riparla, subito, di Mauro Di Vittorio (mio fratello), che Raisi accusò, nel 2012, di essere l’unico vero autore materiale della Strage alla stazione di Bologna.

Ma se ora, per i fascisti, è vero che a trasportare la bomba fu una donna, che c’entra parlare – ancora (sic!) – di Mauro Di Vittorio?

Sono certa che Raisi non lo sa, perché sono certa che Raisi sia – oggettivamente – “inconscio a sé stesso”.

Ma, essendo io una donna assai provvista di “carica testicolare”, ed essendo anche capace di usare – con saggezza innata – tutte le mie energie, materiali e Spirituali, continuo a sbugiardare Raisi. È, questa, cosa facile. L’uomo in questione, si sa, è quello che è.

Chiede Raisi. È possibile che non ci sia una parente, magari anche alla lontana, di Maria Fresu, che possa dare un proprio capello per fare il confronto del DNA con l’ancora anonimo “lembo facciale”?

E qui, Raisi, sbaglia clamorosamente. Lui, infatti, non è un Magistrato, e nessuna persona al mondo ha il “dovere” di dare a lui un proprio capello.

Forse Raisi ignora il fatto che non è necessario chiedere il capello di una parente – alla lontana, addirittura – di Maria Fresu.

E questo per due ragioni. Intanto perché sono ancora in vita le sorelle di Maria che, in quanto sorelle, sono parenti “strettissime” di Maria stessa. La seconda ragione è quella relativa al fatto che esiste la bara – bianca – che contiene i resti di Angela, la figlia – di appena tre anni – di Maria.

Dunque, cosa dovrebbero fare i fascisti, se fossero – ma questo è oggettivamente impossibile – delle “persone serie”?

Intanto dovrebbero smetterla di essere fascisti. Infatti, nessuna persona, al mondo, nasce “predestinata” a essere fascista.

Poi, dovrebbero cominciare a comportarsi in modo serio. Se ci provano, forse non ci riescono; se non ci provano, sicuramente non ci riescono.

Che significa comportarsi in modo serio? Due cose. La prima consiste nello smettere di affrontare la questione – tragica e cruciale – della Strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 – in modo “politico”. La “politica – e non solo in questo caso – è il metodo più sbagliato che possa esistere, e che possa essere utilizzato – magari sperando, ma invano, che funzioni.

La seconda consiste nel rivolgersi – ufficialmente – all’Autorità Giudiziaria di Bologna: Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna; Polizia Giudiziaria (Digos e Ros) di Bologna; Tribunale di Bologna.

Solo la Procura di Bologna ha il diritto/dovere di occuparsi delle Strage di Bologna. Solo il Tribunale di Bologna ha il diritto/dovere di celebrare processi relativi agli imputati per questa Strage. Infatti, il Tribunale di Bologna rappresenta – di diritto e di fatto – la “giurisdizione” della città di Bologna, luogo dove è avvenuta la Strage. E, nel Tribunale di Bologna, opera il “giudice naturale” degl’imputati.

È chiaro – a tutti e a ognuno – che la “verità giudiziaria” non coincide con la “verità storica” – se non in casi assai rari.

Che cosa possiamo chiedere alla Procura e al Tribunale di Bologna, aspettandoci che così sia?

Possiamo chiedere che le indagini vengano svolte con le regole previste sia dalla nostra Costituzione sia dalle nostre Leggi.

Possiamo chiedere, al Giudice Naturale del Tribunale di Bologna, in caso di nuovi processi, o di richiesta di revisione di processi che si sono conclusi con sentenza definitiva e passati in giudicato, che il Giudice emetta una sentenza basata sul proprio “libero convincimento”.

Cosa analoga possiamo chiederla agli storici. Che i loro libri siano basati su una ricerca storica di fonti e materiali incontrovertibili. Tali, cioè, da consentire allo storico di professione, di scrivere e pubblicare libri basati sul proprio “libero convincimento”: tali, cioè, da poter essere accolti, dai lettori, che sanno che il lavoro di ricerca storica è stato compiuto con scrupolosa attenzione di attendibilità delle fonti e dei documenti.

Quando, nel 2012, Raisi volle – per sua impura malvagità – sottoporre Mauro Di Vittorio (mio fratello) a “linciaggio post mortem”, accusandolo di essere lui – soltanto lui – il vero e unico autore materiale di quella Strage, io mi sono subito messa a disposizione della Procura di Bologna. Sono stata ricevuta e ascoltata e verbalizzata dall’allora sostituto procuratore Enrico Cieri, in compagnia del dottor Antonio Marotta, vicequestore e funzionario della Digos presso la Questura di Bologna.

Sappiamo come è andata a finire. Nel luglio del 2014, il dottor Cieri ha chiesto, al Gip del Tribunale di Bologna, il non luogo a procedere contro Mauro Di Vittorio che, il dottor Cieri, ha voluto definire così: “vittima oggettiva” di quella esplosione. Nel febbraio del 2015, il Gip ha archiviato il così detto “caso Di Vittorio”.

Che significa questo? Significa che io ho sconfitto Raisi. Ma Raisi, questo, ancora lo ignora. Infatti, come ho già detto – e vale la pena ribadirlo – Raisi è “inconscio a sé stesso”.

Oggi, Raisi si sta comportando, contro Maria Fresu, come a suo tempo si è comportato contro Mauro Di Vittorio. Si vede che – oggettivamente – a Raisi piace – assai – comportarsi in modo “malvagio”: soprattutto contro i morti: contro le vittime dei “terrorismi” che hanno insanguinato la nostra Nazione nella seconda metà del Novecento: nel periodo della Guerra Fredda.

Per concludere, Ugo, sento il dovere – umano e costituzionale – di sottoporre alla tua saggia attenzione una domanda.

Nella nostra Costituzione esiste il Comma II dell’Articolo 54, che recita così: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”.

Quando Raisi ha accusato Mauro Di Vittorio, in quegli anni lui era Deputato al Parlamento.

Ora, Ugo, ti pongo questa domanda. Quando Raisi – agendo in modo “malvagio” – ha accusato Mauro Di Vittorio, secondo te in che cosa consistevano, per l’allora on. Raisi, i concetti di disciplina e onore?

Grazie per l’attenzione. Con affetto-stima-rispetto, tua

Anna Di Vittorio

Roma, venerdì 24 luglio 2020

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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