Quarant’anni fa la strage all’Oktoberfest

26 settembre 1980, 22.19. Una bomba esplode di fronte l’entrata dell’Oktoberfest. 13 morti, 211 feriti e i resti di un ordigno rudimentale: è il più grave attentato del dopoguerra in terra tedesca, per la cui paternità bisognerà attendere la sentenza del processo due anni più tardi. A piazzare la granata è stato Gundolf Köhler, studente in Geologia. Identificato solo attraverso il passaporto che portava con sé, al momento del suo ritrovamento è irriconoscibile: troppo gravi le ferite dell’uomo, orribilmente sfigurato al volto e privo di entrambe le braccia. Gli sono bastati 1,39 kilogrammi di TNT, nascosti all’interno di un cestino per l’immondizia, per seminare morte alla 146° rassegna del festival. Come i moderni attentatori dell’ISIS, Gundolf in più ha riposto la bomba all’interno di un cilindro di metallo, riempito di viti e chiodi per rendere ancora più devastante lo scoppio.

Il ruolo dei palestinesi

Così un anno fa, Gabriele Imperiale, sull’Eco Internazionale, testata siciliana dedicata al global disorder ricostruiva il più grave attentato del dopoguerra tedesco. L’esito delle indagini avallerà la tesi del “lupo solitario”, esponente del gruppo Hoffmann, associazione sportiva militare di estrema destra. A quarant’anni di distanza restano ancora dubbi sul rapporto tra neonazisti e palestinesi e sul ruolo giocato nell’organizzazione paramilitare dagli infiltrati della Stasi, i servizi segreti tedesco-orientali.

La tripletta

Un altro nodo di difficile scioglimento è la “tripletta”. All’epoca la sequenza delle stragi tra Bologna, Monaco di Baviera, Parigi, succedutesi nell’arco di due mesi (2 agosto-3 ottobre 1980) si presentò come un complotto internazionale fascista. I principali depistaggi sul massacro alla stazione (terrore sui treni, loggia di Montecarlo) fecero perno sul ruolo fondamentale di terroristi neonazisti francesi e tedeschi. Quarant’anni dopo le cose sono un po’ meno nitide. A Bologna tiene ancora, nonostante la debacle giudiziaria, la pista palestinese. A Parigi hanno arrestato e liberato un professore di sociologia immigrato in Canada, militante in gioventù in una frazione del Fronte popolare.

All’epoca era ben presto emersa la presenza di miliziani neonazisti nei campi di addestramento palestinesi, sin dal giugno 1980. Abu Ayad, nome di battaglia di Salah Khalaf, numero due dell’Olp, intervistato dal Der Spiegel, nel luglio del 1981 ammise di aver ospitato Karl-Heinz Hoffmann e il suo gruppo, disciolto dalla magistratura tedesca nel gennaio 1980. Il perché? «Hoffmann ci ha raccontato di non essere affatto neofascista e che il suo gruppo […] era più che altro un’associazione sportiva, una specie di gruppo di scout. […] è un tipo intelligente. Ci ha ingannati».
Quanto alla Stasi è di cinque anni fa un’inchiesta della Stampa

Le spie naziste della Stasi

Quanto sapeva la Stasi della bomba all’Oktoberfest di Monaco del 1980? Nell’attentato più grave del dopoguerra tedesco morirono 13 persone e 211 rimasero ferite. Il 26 settembre un ordigno rudimentale piazzato all’ingresso della più nota festa della birra del mondo saltò in aria, uccidendo anche l’attentatore, il neonazista Gundolf Köhler. Militante della «Wehrsportgruppe Hoffmann», un’organizzazione di teste rapate che mimava persino le esercitazioni militari delle camicie brune. La vietarono a gennaio di quell’anno, Köhler fu ritenuto dagli inquirenti un «lupo solitario» che aveva agito senza complici.

Molti continuarono a nutrire negli anni enormi dubbi che Köhler potesse aver compiuto un attentato del genere da solo. L’anno scorso, elementi nuovi di indagine hanno indotto i magistrati a riaprire il caso. E in particolare dagli archivi dei temibili servizi segreti della Germania comunista emergono dettagli inquietanti. La Stasi aveva molti più infiltrati di quanto non si pensasse sinora, tra i neonazisti tedeschi: circa un’ottantina.

Il regime di Honecker era riuscito a conquistare spie comuniste tra gli hitleriani persino in Austria e nel Tirolo italiano. Alcuni erano membri attivi dell’organizzazione dell’attentatore di Monaco, la «Wehrsportgruppe Hoffmann». E uno in particolare, nome in codice «Bakker», consegnò a dicembre del 1980 un rapporto sull’attentato di Monaco ai suoi capi, al di là della Cortina di ferro. Purtroppo, la ricostruzione di quella parte degli archivi della Stasi è complicata. Hanno distrutto una fetta importante dei documenti relativi alla bomba dell’Oktoberfest.

La caduta del Muro e gli archivi distrutti

Com’è noto, nell’inverno del 1989, poco dopo la caduta del Muro, dirigenti e funzionari della Stasi cominciarono a distruggere gli archivi. Triturarono, bruciarono montagne di documenti preziosissimi per giorni, finché i cittadini della Ddr occuparono gli uffici delle sedi e fermarono l’operazione di sabotaggio voluta dai bonzi del vecchio regime. Da un quarto di secolo gli studiosi sono all’opera per ricostruire con pazienza certosina quella parte della memoria segreta della Ddr, assemblando pezzi di carta spesso a volte grandi come un coriandolo.

In quei giorni drammatici, dettagli importanti sull’attività dei neonazisti nel fatidico 1989 sono spariti per sempre. Uno degli obiettivi dello spionaggio dei neonazisti, rivelano i documenti Stasi sopravvissuti ai fatti dell’89, era prevenire collegamenti tra le teste rasate dell’Est e dell’Ovest ed eventuali attentati alla frontiera, alla Cortina di ferro. Nella Germania comunista, peraltro, i neonazisti ufficialmente non esistevano e le loro manifestazioni venivano sistematicamente ignorate o derubricate a «fenomeno di moda».  

Nel 1987, quando alcune teste rasate fecero irruzione nella Zionskirche di Berlino, durante un concerto degli Element of Crime, e cominciarono a picchiare selvaggiamente chiunque gli capitasse sotto tiro, la polizia non intervenne. Ma più tardi dopo questo episodio, per il regime di Honecker fu impossibile negare l’esistenza che nella Germania del «sol dell’avvenire» qualcuno guardasse con nostalgia al passato più cupo della storia tedesca.

FONTE: La Stampa/Tonia Mastrobuoni, 7 agosto 2015

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

One comment on “Quarant’anni fa la strage all’Oktoberfest
  1. Thomas Welschen ha detto:

    caro Ugo, hai fatto molto bene di ricordarci quell’avvenimento, parte tedesca della strategia della tensione internazionale in piena espansione nel 1980…ma la fonte [la Stampa] non sembra molto attendibile..per chi conosce il tedesco un’articolo di oggi
    https://www.welt.de/geschichte/article216621854/Rechtsterrorismus-Falsche-Mythen-um-das-Oktoberfest-Attentat-und-andere-Neonazi-Morde.html
    saluti libertari
    Thomas Welschen
    https://welschenweb.wordpress.com/

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