E’ morto Tom Metzger: dal Klan ai “lupi solitari”,60 anni di fascisteria Usa

Il 4 novembre scorso è morto a Hemet, in California a 82 anni Tom Metzger, un leader dell’ultradestra partito dal Klan e approdato a posizioni nazionalsocialiste di “sinistra”, in un percorso abbastanza originale per l’esperienza americana. Lo ha annunciato il suo sito web, resist.com. Il giorno 10 necrologi sono stati pubblicati da due quotidiani di San Diego. Me ne ero occupato in “In God we kill”, il mio volume sull’ultradestra a stelle e strisce, edito nell’inverno 2002 da Jamm Edizioni.


Nel panorama degli epigoni americani del nazismo spicca la figura di Tom Metzger, partito dal tradizionale anticomunismo duro per approdare a una variante originale del terçerismo, che innesta sulle posizioni sociali della sinistra strasseriana un radicale razzismo biologico. Metzger si trasferisce nel 1961 dall’Indiana alla California e lavora a riparare tv per 30 anni. Tranquillo padre di famiglia, un solo matrimonio, sei figli (5 femmine). Nei primi anni ’60 milita nella John Birch Society, [organizzazione ultrareazionaria resa celebre da un talkin’ blues di Bob Dylan] ma si allontana deluso: non si potevano criticare gli ebrei.

Nel 1975 fonda in California i Cavalieri del KKK, la frazione diretta da David Duke. Da Gran Dragone è ordinato ministro dell’Identità Cristiana [setta religiosa suprematista bianca] da Warner, leader della Nuova Crociata Cristiana. Già nel 1979 militarizza i seguaci, impegnandoli come vigilantes al confine, per impedire l’intrusione di messicani. Gli scontri si susseguono con polizia e contro-dimostranti. In una battaglia di strada a Oceanside, nella primavera 1980, restano 7 feriti a terra. Quando Duke esce, Metzger si mette in proprio con i Cavalieri della California. Nello stesso anno la candidatura a sorpresa con i democratici per un seggio al parlamento statale finisce in un’umiliazione: gli elettori naturali inorridiscono davanti a un programma che prevede i cecchini a scuola a dare lezioni di tiro, mentre i seguaci distribuiscono manuali per la guerriglia.

La sua microlobby, la WAPA (Associazione Politica dei Bianchi Americani) vivacchia: torna a candidarsi alle primarie democratiche per il Senato nel 1992, senza raggiungere il 3%. Nel 1983 dà vita a Resistenza Americana Bianca (e poi Ariana): il nome riprende la testata dell’organo del Klan, che diventa WAR. Recluta tra i bianchi poveri stremati dalla crisi, tentativo che ha avuto maggior fortuna in Europa. Nell’autobiografia megalomane – parla di sei tentativi di omicidio – racconterà della sua evoluzione da ministro di culto ad ateista, da estremista di destra a razzista. Mostra grande spregiudicatezza, organizzando meeting comuni, in Texas e in Florida, con i separatisti delle Nuove Pantere Nere. Oppure organizza trasferte in Giappone per confrontarsi sui problemi della razza (sulla West Coast il problema degli immigrati riguarda non solo i latinos ma anche i chinos).

Realizza nel 1990 una rete informatica nazionale e produce una serie divulgativa tv su Razza e Ragione,  150 puntate di mezz’ora di luoghi comuni e paccottiglia pseudoscientifica. Agli skin californiani entrati in contatto con WAR dopo la segnalazione com­parsa sulla copertina di un di­sco degli Screwdriver, sono attribuiti due omicidi, a San José e a Reno. Ma Metzger sarà condannato per aver istigato il pe­staggio mortale – a colpi di mazza da baseball – di uno studente etiope, Mulugeta Seraw, da parte di una “ciurma” di Portland. E sta dignitosamente continuando a pagare – con il sequestro sistematico di una quota del suo reddito e degli incassi [ma a un certo punto non ce l’ha fatta più e ha dato bancarotta]– un maxirisarcimento di 12 milioni e mezzo di dollari.

Il referente nei rapporti con gli skin è John, nato nel 1967, leader dell’AYM (Movimento Ariano Giovanile) che ha promosso, con scarso successo nel suo college, un’Unione degli Studenti Bianchi. A istruire le teste pelate dell’Oregon era stato il vicepresidente di WAR, Dave Mazzella, che si assicura l’impunità testimoniando contro il capo. Confessa la preparazione di un attentato contro l’ADL e spiega cinicamente che organizzarne la violenza è l’unico modo di guadagnarsi il rispetto degli skin.

Il ruolo di padre putativo degli skin gli consente numerosi passaggi tv. Nel 1988, al Geraldo Rivera Show, il figlio insulta un attivista afro-americano e il conduttore si trova il naso sfasciato da una sedia volante. Nonostante l’eccentricità delle posizioni – diffuse in Europa ma isolate in America fino alla svolta di inizio secolo – Metzger è benvoluto per l’ecumenismo. Sia nelle videocassette sia nel primo bullettin board sono rappresentate tutte le personalità e le posizioni e così ricopre il ruolo di snodo tra i network nazionali e le ciurme giovanili.

Attualmente [inverno 2002], è il più accesso sostenitore dei “lupi solitari”, variante radicale della resistenza senza capi. Il suo decalogo fa tesoro di anni di esperienze e di sconfitte giudiziarie: agire da soli, non lasciare prove, ridurre al minimo le azioni illegali, evitare di compiere furti e rapine, agire in silenzio e anonimamente, non rendersi riconoscibili con tatuaggi, capire che cos’è sacrificabile, non avvilirsi,  se la razza deve morire occorre saper morire con dignità e, infine, non parlare con poliziotti e giudici. Quest’ultima è la regola d’ora: “CHIUNQUE STA IN UN AULA DEL GRAN JURY PIÙ DI 10 MINUTI DEVE ESSERE BUTTATO FUORI”. Metzger si vanta di averla applicata con rigore. E così in buona coscienza può, di fronte alla debacle personale di Alex Curtis, il giovane e brillante propagandista crollato nel passaggio all’azione, al tempo stesso esprimere solidarietà personale e liquidarlo: “E’ una buona lezione: questo è tutto quello che NON si deve fare. Se si fosse attenuto rigidamente alle regole del lupo solitario ora non sarebbe in galera”.


Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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