4 novembre 1969: ucciso in un’imboscata a S. Paolo Carlos Marighella

Carlos Marighella nasce a Salvador, Bahia, in Brasile, il 5 dicembre 1911. Era figlio di Augusto Marighella, immigrato anarchico italiano, e di una brasiliana di origine africana, Maria Rita do Nascimento. Di origini umili, all’età di 18 anni frequenta il Politecnico di Bahia e si iscrive al Partito Comunista. Famoso principalmente per aver scritto il Piccolo manuale della guerriglia urbana, consistente in consigli per l’attuazione di una rivoluzione popolare e la distruzione di un regime dittatoriale. L’opera diverrà  famosa in tutto il mondo, nonostante la censura cui fu sottoposta in molti paesi, tanto da rendere famoso Marighella come “Il Che Guevara sudamericano” (soprannome curioso visto che lo stesso Ernesto Guevara era sudamericano). Più volte arrestato e torturato, negli anni ’60 è uscito dal Partito (accusandolo di riformismo) ed ha teorizzato la lotta armata. Marighella è stato il principale dirigente di A§ao Libertadora Nacional (ALN), un’organizzazione «embrione dell’esercito rivoluzionario, forza armata del popolo, l’unica capace di distruggere le forze armate della reazione, abbattere la dittatura ed espellere l’imperialismo», in cui egli intendeva eliminare «il complesso sistema di direzione con tutti i suoi passaggi intermedi ed una direzione numerosa, pesante e burocratica».
Carlos Marighella viene ucciso da un poliziotto il 4 novembre del 1969, alle otto di mattina, al numero 800 di Alameda Casa Branca, a San Paolo. Nel dicembre 1979, i resti di Marighella, che era stato interrato a San Paolo come indigente, vennero sepolti nel comitero di Quintas dos Lazaros a Salvador de Bahia; la lapide, disegnata da Niemeyer, porta la scritta: “No tuve tempo para ter miedo“, ovvero:«Non ebbe tempo per avere paura». Lo scrittore del popolo Jorge Amado, eletto con lui deputato comunista nel 1946, gli dedica alcuni versi.  L’operazione, coordinata da Sérgio Paranhos Fleury (un ufficiale brasiliano del Departamento de Ordem Poli­tica e Social durante i governi militarisusseguitisi in Brasile dal 1964 al 1985), presentò immediatamente alcune stranezze: Marighella non ebbe il tempo di rispondere agli spari della polizia, eppure il volume di fuoco fu impressionante. L’articolo La storia di Carlos Marighella riporta che Marighella «era ormai divenuto il nemico pubblico numero uno della dittatura militare, e i 29 (40 secondo altre versioni) uomini del DOPS (Dipartimento dell’ordine politico e sociale), comandati da Sergio Fleury, erano ansiosi di attribuirsi il prestigioso trofeo. Segue la messinscena, il cadavere messo in un maggiolino Volkswagen e la versione ufficiale della sua reazione armata all’ordine di arrendersi dato dal delegato Fleury. Solo nel 1996, con il lavoro d’inchiesta della Commissione speciale per i morti e i desaparecidos, la versione ufficiale fu contestata e fu provato che Marighela era stato ucciso con un tiro a bruciapelo dopo essere stato ferito quattro volte. Lo Stato federale ammise infine la propria responsabilità . Nel 2008, la Commissione amnistia del Ministero di giustizia ha attribuito anche a Clara Charf, compagna di Marighella, un’indennità  a titolo di riparazione, analogamente a tanti altri casi di amnistiati (la Commissione ha già  giudicato in circa 29mila processi).
FONTE: Anarchopedia

Leggi anche L’ultima partita di Carlos Marighella (Il Manifesto).

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Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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