Una lezione da Capri: per la polizia un camorrista è per sempre

[Aveva rotto con la famiglia e con la camorra, Nunzio Giuliano, il 'consigliori' del clan di Forcella, colpito al cuore dalla morte del figlio per overdose. Impegnato nel sociale e in una comunità religiosa, era rimasto all'attenzione delle forze dell'ordine che non riuscivano a inquadrarne la posizione originale, asimmetrica. Fino a quando, una dozzina di anni dopo la storia qui raccontata, antichi nemici lo hanno ammazzato] 
Mi ha svegliato telefonandomi alle otto. La voce tratteneva a stento l'indignazione, la rabbia di chi ha consuetudine con il subire soprusi ma non si rassegna. "Se non sono degno di stare a Capri , decidano loro dove devo stare. Ma io non ho nessuna intenzione di accettare quest'imposizione. Non metterò piede a Napoli, non di mia volontà. E' già successo l'anno scorso a Ischia e le mie proteste non sono servite a niente".
Nunzio Giuliano ha scelto la strada non violenta della disobbedienza civile contro un provvedimento di polizia che sente nel profondo di non meritare.
Nunzio_giulianoHa già pagato: attraverso la sua tragedia familiare ha messo capo - dopo un percorso di espiazione personale in cui ha avuto un ruolo non secondario un'esperienza religiosa di tipo carismatico - a un radicale distacco dalla cultura e dalla pratica della violenza. Lo so impegnato - con altri amici e compagni a me cari, che si richiamano alla feconda utopia di liberarsi dalla necessità del carcere - nel progetto di un centro sociale per i minori nella zona di San Lorenzo-Vicaria. E' la sua ossessione: per rompere con la cultura della camorra occorre un lavoro di lunga lena, sui bambini, sui giovanissimi. Bisogna seminare ora per raccogliere tra anni il frutto. E Nunzio sa, e non si stanca di ripeterlo, che - gandhianamente - la quercia è già nella ghianda.
Una ottusa logica poliziesca lo vuole inchiodare a un ruolo, a un'identità che non gli appartiene: a funzionari pigri capaci al più di trattare con "pentiti" pronti a reimbracciare le armi appena gliene viene dato il destro mancano le categorie nelle quali inscrivere il suo percorso di vita. E così non si nega soltanto alla radice il dettato costituzionale - che vuole la pena finalizzata al recupero sociale del reo e non certo alla sua perenne mortificazione - ma si disattende finanche quella lezione evangelica che è tanto a cuore al nostro presidente della Repubblica.
Si è fatto un gran parlare in questi giorni delle straordinarie qualità di investigatore e di "esperto" di "Cose di Cosa Nostra" di Giovanni Falcone: eppure nessuno ha richiamato una lezione significativa che proprio dal suo citatissimo ultimo libro si ricava. Lezione che acquista particolarmente valore perché viene da chi è stato a lungo rappresentato - e ha costruito la sua fortuna mediatica - come il giudice sceriffo. Rievocando le circostanze della morte del commissario Montana - uno dei suoi uomini di fiducia - Falcone non aveva infatti esitato a definire un grave sbaglio l'umiliazione inferta dal commissario alla moglie di Michele Greco, una nobildonna siciliana, che si lamentava dello stillicidio di inutili perquisizioni "selvagge" e degli irreparabili danni economici che l'azienda familiare stava subendo per l'arresto del marito: Montana - racconta il magistrato - per sfregio le tirò appresso una moneta. Due giorni dopo veniva ammazzato.
Non ci basta quindi denunciare il palese sopruso che oggi viene commesso ai danni di Nunzio Giuliano, che conosciamo oggi come persona mite e giusta, che anzi la sua vicenda è paradigmatica di una concezione dell'ordine pubblico che va combattuta alla radice.
lLordine pubblico a Napoli non si garantisce con i pattuglioni contro la microcriminalità e le operazioni di facciata, a maggior ragione quando queste vengono realizzate indebolendo gli avamposti nel deserto dei Tartari. Interi quartieri del capoluogo, numerosi centri dell'area metropolitana sono infatti sotto il dominio pieno e incontrollato delle milizie sempre più feroci dei clan. E' un modello da criminologia dell'era manchesteriana quella che privilegia la difesa del centro urbano e abbandona all'autodistruzione le periferie.
A meno che il questore non sia uomo più avvertito di quanto dia a vedere e abbia invece deciso di adottare un modello apocalittico di tipo "statunitense", che riconosce l'impossibilità di gestire l'ordine pubblico nei ghetti che sono abbandonati - Los Angeles insegna - a una vertiginosa entropia. Ma in America, almeno, la costituzione materiale nega fondamento al monopolio legittimo della forza da parte dello Stato e difende ferocemente il diritto "western" all'armamento e all'autodifesa di massa. Scenario che quando è stato paradossalmente evocato dal ministro Martelli ha scatenato l'indignazione dei benpensanti a un tanto al chilo e dei professionisti della chiacchiera...
GIORNALE DI NAPOLI   agosto 1992
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