Una tragedia

[Sul Giornale di Napoli facevo spesso fondini su storie di camorra]
C'è un aspetto esemplare nella tragedia di Amedeo Mazzara, il boss di Cesa che si è visto morire un figlio di droga. Non sappiamo se il traffico di stupefacenti rientri specificamente nelle attività del suo clan ma siamo autorizzati a pensare - per la posizione che il boss ha raggiunto nell'organigramma della camorra in Terra di Lavoro, per la guerra in atto nell'area di Cesa-Gricignano, una quindicina di morti dall'inizio dell'anno, compreso un fratello di don Amedeo - che sia uomo che abbia disposto e disponga della vita e della morte di altri uomini. E' probabile comunque che il figlio del boss - come migliaia di altri sventurati - si sia dovuto "sbattere" fuori dai territori del dominio paterno, con la scimmia sulla spalla, inseguendo la sua personale traiettoria di morte, tra i casermoni di Secondigliano, nelle favelas della costa domizia. Ce lo immaginiamo ora, piegato dal dolore, don Amedeo, impotente di placare la sua sofferenza nella vendetta riparatrice, come l'apprendista stregone travolto dalle forze del male che ha suscitato.
Perché è proprio così: la droga è stato il grande volano della proliferazione criminale sul territorio per i formidabili profitti che assicura ma è anche una macchineria infernale che distrugge come un virus informatico l'intero tessuto sociale che attacca. Una contraddizione che è davanti agli occhi di tutto: perché in quel mostruoso agglomerato suburbano che congiunge la periferia settentrionale di Napoli e la città di Caserta praticamente senza soluzione di continuità, l'antica camorra contadina degli Orlando si è saldata con le nuove forme di criminalità metropolitana generando propriamente dei "mutamenti", dei mostri da catastrofe postnucleare. Eppure la deriva non è inevitabilmente diretta all'autodistruzione. E' già successo altrimenti: Nunzio Giuliano, uno degli esponenti di spicco del clan di Forcella ha avuto un figlio di diciannove anni ammazzato da un'overdose.
Da quella tragedia - attraverso un lungo percorso di riconversione religiosa ed umana, che ha avuto anche esperienze di tipo carismatico - Nunzio [finirà comunque ammazzato anche lui] ne è uscito rompendo con la cultura della violenza e della sopraffazione, facendosi paladino di una personale campagna di recupero sociale dei giovani e dei giovanissimi della Malanapoli, infaticabile animatore di iniziative di liberazione dal dominio della criminalità organizzata, un fiore cresciuto sui rifiuti, un fiore da non spezzare.
IL GIORNALE DI NAPOLI 13 AGOSTO 1992
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