Il boss Nirta a via Fani. Le sapienti tecniche del Fatto per stravolgere le citazioni

La segnalazione di Claudio Territo sugli ultimi rilanci sulla presenza del boss Nirta a via Fani la mattina del 16 marzo 1978 è interessante. Cosi concludeva il Ris nella sua perizia :

Gli elementi in comparazione risultano non sufficienti ad esprimere un giudizio scientificamente affidabile riconoscendo, tuttavia, nei reperti analizzati, l’assenza di elementi di netta dissomiglianza che, qualora presenti, sarebbero indicativi di un’esclusione dell’identità del soggetto della foto con Antonio Nirta”

E cosi viene riportato – conclude Territo – da una brillante giornalista investigativa in un articolo del Fatto quotidiano del 6 agosto scorso. Noi del caso Nirta ce n’eravamo occupati all’epoca della Commissione Moro, grazie a una testimonianza diretta di Dario Mariani

Mariani: ma quale boss Nirta, è un compagno di Lotta Continua

nirta

Macché Nirta. Il ragazzo della foto in via Fani io lo conosco bene“. Il compagno Dario Mariani torna a sorprenderci. “Nirta nel 1978 aveva 49 anni. Il tizio della foto, Mario Di Lucente, un ex militante di Lotta Continua che lavorava allora nei paraggi di Via Fani, invece 24 …. anche volendo “forzare” una somiglianza, la differenza di età è già un evidente spartiacque … Avevo già comunicato il dato su Di Lucente mesi fa, quando Il Messaggero se ne uscì con questa cazzata, a Paolo Persichetti … che l’ha a sua volta fornito ad un commissario della Commissione Moro “non complottista” …. Mario Di Lucente, mio amico di infanzia e per anni mio co-militante in Lotta Continua, era allora un giovane operaio di Primavalle … è morto per malattia negli anni novanta …“.

E quindi il “riccetto” di via Fani non è nessuno dei due Nirta, né tantomeno Ninetto Davoli o Lucio Battisti come spiritosamente sostenuto da qualche amico nella discussione aperta sulla mia pagina facebook sull’ultima bufala della Commissione Moro, una possibile somiglianza che diventa una “ragionevole certezza” di riconoscimento. Il dispositivo della bufala l’aveva spiegato magistralmente Massimo Bordin sul Foglio, un paio di giorni fa.

Quando a Fioroni fu fatto notare che il giovane presunto ndranghetista non poteva essere il boss calabrese perché dimostrava almeno trent’anni in meno il presidente della ennesima commissione Moro aveva replicato soave: “Allora sarà un parente”. E sull’eventuale presenza a via Fani del giovane Nirta, facendo finta che non ci sia una diversa identificazione, si esercita Paolo Persichetti  perché la  storia del coinvolgimento di mafia e ‘ndrangheta nella vicenda – che ci fu effettivamente – ci dice molte cose della natura politica della Dc, della composizione del suo ceto dirigente…. nulla del sequestro Moro:

Sul nome di Nirta si è costruito un grosso equivoco, soprattutto sulla stampa, ma anche con molta malafede tra i sostenitori della tesi dietrologica. L’Antonio Nirta, indicato dal pentito della ‘Nadrangheta Morabito, come l’infiltrato o alleato nelle Br che avrebbe preso parte all’azione di via Fani, era lo zio del giovanotto presunto raffigurato nella foto. Morabito parlava del Nirta detto “due nasi” (per il particolare fiuto che lo ha sempre salvato dalle indagini di polizia, la lupara non c’entra nulla, anche se pare che tutto nascesse dal fatto che era una delle gole profonde di Delfino nell’anonima sequestri e con cui spartì svariate ricompense per la liberazione dei rapiti), boss di san Luca, figura preminente e indiscussa. Zio Antonio, classe 1919, 59enne nel 1978! Flamigni e gli altri della banda complottista hanno sempre inteso la sua persona quando lo indicavano tra gli uomini di via Fani. Il coinvolgimento del malcapitato nipote, figlio di Francesco Nirta, fratello del boss Antonio, figura minore e sfortunata del clann è dovuto alla omonimia. Anche lui si chiama Antonio, classe 46. Finito in carcere nel settembre 1978 per un omicidio, si conquistò il soprannome di “esaurito”. Di lui parlano alcune cronache dei giornali del 1993, quando venne fuori il verbale di Morabito che aveva iniziato a collaborare con la giustizia. Fu lì che iniziò l’equivoco. La domanda corretta è: che ci faceva il giovane Nirta una o due ore dopo il rapimento tra la folla di curiosi in via Fani? Il curioso…. Molto probabilmente in quel periodo viveva a Roma nella zona di Trionfale-Monte Mario e come molti del posto si precipitò a vedere lo spettacolo di quel giorno che sarebbe entrato nella storia. Circostanza che potrebbe/dovrebbe essere verificabile dal Ris… Se all’origine di questa bufala c’è uno scambio di persona, la presenza del nipote del boss tra i curiosi spiega anche perché abbiano potuto circolare delle voci negli ambienti della malavita calabrese. Voci che furono utilizzate nel mercato dei favori e degli scambi che si aprì nei giorno del sequestro quando i deputati della Dc meridionale, campani, calabresi e siciliani si precipitarono verso i loro referenti elettorali e sociali, cioè le varie mafie locali, per chiedere aiuto (Cossiga raccontò che ad un certo momento diversi esponenti democristiani gli proposero di coinvolgere le organizzazioni mafiose nella ricerca del luogo dove Moro era nascosto. Offerta rifiutata). E che anni dopo un pentito in cerca di dichiarazioni che potessero giovargli vantaggi premiali rimise in circolo.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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One comment on “Il boss Nirta a via Fani. Le sapienti tecniche del Fatto per stravolgere le citazioni
  1. Dario Mariani ha detto:

    Oltretutto ho sbagliato per difetto … il boss Antonio Nirta di anni nel 1978 ne aveva già 59 …. era infatti della classe 1919 !!!

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