I funerali di Walter Alasia, una disfatta per il Pci

Nel suo prezioso libro sull’ incubazione di Prima Linea, Chicco Galmozzi pone un’importante questione sulle scelte guerrigliere. Tra i tanti militanti di Lotta continua nella Stalingrado d’Italia che approderanno alla lotta armata, l’unico che non partecipa al lungo percorso che dalle scissioni di Lc (la corrente, la frazione) passa per i Comitati comunisti per approdare all’esperienza di Prima Linea, l’unico che sceglie la via diretta delle Brigate Rosse è Walter Alasia.

Una storia di famiglia

L’unico proveniente da una storia di famiglia (importante) con il Pci:

Ma, parlando delle differenze con altre formazioni della lotta armata, mette conto anche sottolineare un altro aspetto della composizione del nucleo originario di Prima Linea: nessuno proviene dal PCI e nessuno ha alle spalle una famiglia di iscritti al PCI. L’unico caso, fra i primi fuoriusciti da Lotta Continua, a provenire da una famiglia con una, per altro importante, militanza nel PCI sarà quello di Walter Alasia che non a caso sarà l’unico ad abbandonare il gruppo per entrare nelle Brigate Rosse.
Per i ragazzi che si sono avvicinati alla politica e alle lotte attraverso prima il Circolo Lenin di Sesto San Giovanni e poi Lotta Continua, e si sono formati abbeverandosi a tutte le esperienze più eccentriche e eterodosse della tradizione comunista e non solo -fra loro c’era il mito dei Black Panther e dei Montoneros più che delle brigate partigiane- il PCI, visto da Sesto San Giovanni, era la controparte, governava sul territorio e in fabbrica cogestiva la pace sociale.

I suoi compagni che invece avevano scelto di coniugare invece iniziativa armata e linea di massa andranno, in occasione dei funerali, allo scontro frontale, vincente, con il Pci:

Quello che accadde nelle fabbriche e nell’occasione dei suoi funerali fu la dimostrazione pratica di come, ancora a quella data, siamo alla fine del 1976, fosse impossibile affermare che il tema della lotta armata non fosse presente nel dibattito di massa sopratutto operaio.

I funerali di Walter Alasia

Il funerale assunse un chiaro significato politico” che non poté sfuggire a nessuno. Non a caso Leo Valiani, giornalista del Corriere della Sera, scrisse un articolo in cui si augurava che venissero identificati ed arrestati tutti i partecipanti al funerale di Walter.

Ai funerali c’erano trecento compagni. In maggioranza operai della Magneti, della Breda e della Falck. I Comitati comunisti per il potere operaio portarono una corona di fiori con scritto: “A Walter gli operai comunisti rivoluzionari di Sesto” . La commemorazione la tiene Enrico Baglioni.

Il volantino dei Comitati comunisti

I Comitati comunisti per il potere operaio diffondono anche un volantino:

«La lotta di classe è fatta anche di morti, come di morti è fatto il mondo del lavoro salariato a cui siamo costretti per vivere. Sei operai ogni giorno muoiono sul luogo di lavoro. A volte muoiono anche i nemici degli operai. Ognuno piange i suoi […]. Il vero terrorismo è quello economico che fanno i padroni. E’ quello della stampa. E’ quello che cinquanta poliziotti armati di mitra hanno fatto a Sesto […].

Il terrorismo l’ha fatto la polizia nei confronti di tutti noi. Walter ha risposto col fuoco. Possiamo essere d’accordo o no con lui, ma il terrorismo contro gli operai non è stato il suo, ma quello dello Stato e dei suoi uomini armati. E’ quello che si attua con scioperi come quello di oggi, che mettono operai e padroni insieme per difendere solo il potere e chi lo detiene. Cioè quelli che nella storia passata e di oggi ammazzano operai e contadini in lotta. Salutiamo il compagno Walter, militante comunista.”

Uno scontro politico in fabbrica

Ma per certi versi la cosa più significativa è la battaglia politica che viene combattute nelle fabbriche dove alla Magneti, Alla Breda e alla Falck i Comitati comunisti si oppongono, giudicandolo antioperaio, allo sciopero contro il terrorismo indetto da PCI e sindacati.

La proclamazione dello sciopero avverrà in un clima che Senza tregua definirà di

“tre giorni di terrorismo ideologico psicologico e poliziesco sulla classe operaia di Sesto San Giovanni.”

La disfatta del Pci

Nonostante clima alla manifestazione antiterrorismo, scrive Senza tregua:

“In piazza, su 40,000 metalmeccanici sestesi, di cui 2.500 iscritti al PCI, ci sono 500/600 operai.”

In ogni caso fallisce completamente il tentativo del PCI di strumentalizzare questi fatti per andare a una resa dei conti con le avanguardie operaie di fabbrica:

“Alla Magneti, al rientro dalla manifestazione la reazione dei quadri del PCI è isterica: girano nei reparti dove i compagni non hanno scioperato gridando “autonomisti brigatisti siete tutti dei fascisti” annunciando che butteranno fuori tutti quelli che hanno lavorato. L’appuntamento è per mezzogiorno, si contano, sono poche e rinunciano. Alla Breda cercano la rissa che gli va male e minacciano di fare licenziare ed arrestare.”

La prova di forza del PCI tesa a isolare i Comitati comunisti o addirittura a espellerli dalla fabbrica non passa.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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