30 ottobre 1975. Vendetta fallita per Zicchieri. Un morto sbagliato a S. Lorenzo

Poche ore dopo l’omicidio, davanti alla sezione del Msi Prenestino, del 16enne attivista Mario “Cremino” Zicchieri, scatta la rappresaglia fascista. Nel mirino del commando nero un compagno di Lotta Continua che vive a San Lorenzo ma quasi contemporaneamente rientra a casa anche un giovane che gli somiglia e che abita nella stessa strada. Così Lotta continua il giorno dopo, sul quotidiano del 1 novembre 1975, ricostruisce la vicenda.

Una morte assurda

Gli squadristi che hanno scritto «vendetta» sui loro cartelli di via Gattamelata hanno tenuto fede ai loro propositi omicidi. Un giovane di 21 anni, Antonio Corrado, è stato ucciso stanotte al quartiere S. Lorenzo di Roma, mentre rientrava dal cinema nella propria abitazione di via dei Sardi. Lo ha accostato  una banda di killer ed eliminato freddamente con 3 colpi di pistola. E’ caduto morente, .con la testa trapassata da una pallottola di grosso calibro e due altre ferite al fianco e alla spalla. E’ morto pochi minuti dopo il ricovero al policlinico.
Ufficialmente gli assassini sono sconosciuti, il movente inesplicabile. Antonio Corrado non professava alcuna fede politica, non aveva precedenti penali di alcun genere, non frequentava né ambienti della “malavita”, né circoli politici. “Forse è stato ucciso per errore” dicono i giornali della sera riprendendo i comunicati di agenzia che avanzano questa ipotesi. Ed è un’ipotesi realistica, o più che una ipotesi, una certezza.
L’apparente assurdità di questa morte porta impresso il segno degli assassini fascisti.  Antonio Corrado non doveva morire; al suo posto avevano designato un’altra vittima, un militante della nostra organizzazione, il compagno Emilio Petruccelli. I sicari fascisti hanno mancato l’obiettivo per un errore di persona, per un disguido di pochi minuti nell’imboscata.

Lo scambio con il compagno Petruccelli

Petruccelli abita nello stesso stabile del ragazzo ucciso, in via dello Scalo S. Lorenzo e la sua somiglianza con Antonio Corrado (stesso taglio della barba, stessa statura) ha tratto in inganno gli assassini nella luce dei lampioni. Emilio era rimasto nella vicina sezione di S. Lorenzo fino a mezzanotte. Chiusa la sede era passato in federazione, a via dei Piceni, dove era organizzato il presidio contro le scorribande fasciste. E’ stata una breve sosta, poi è tornato a casa percorrendo proprio il tratto di via dei Sardi dove gli assassini sapevano che sarebbe passato.
L’omicidio è avvenuto pochi minuti dopo. Ma non sono queste coincidenze, comunque significative, a fornirci la certezza sul vero obiettivo dei killer. C’è ben altro, ci sono retroscena che identificano in modo definitivo gli autori del delitto e il loro scopo.
A mezzogiorno di oggi sono andati a casa del compagno agenti della squadra mobile e l’hanno invitato a seguirli alla questura centrale di S. Vitale. Qui ha avuto luogo uno strano interrogatorio fatto di mezze ammissioni su quanto alla polizia si doveva sapere del delitto, di vaghe intimidazioni e di «congratulazioni» per uno scampato pericolo di cui Emilio non sapeva ancora nulla.

Un interrogatorio inquietante

L’ufficio di S. Vitale era pieno di funzionari, quelli che erano andati a prenderlo, un commissario della mobile che procedeva all’interrogatorio e altri funzionari che ascoltavano senza intervenire, con ogni probabilità funzionari dell’ufficio politico: « Ti è andata bene, gli hanno ripetuto, quelli non aspettavano Corrado ma te». «Vi somigliate come due gocce d’acqua». «Ti hanno visto in sezione, alla chiusura e ti hanno aspettato, ma hanno sbagliato l’uomo». Poi delle frasi più esplicite sugli autori del delitto: «l fascisti si sono accorti di aver sbagliato obiettivo alle 3 di stanotte,  i fascisti volevano vendicarsi, facendo fuori uno di Lotta Continua».
La canea del foglio missino che oggi si scagliava contro Lotta Continua per colonne e colonne, e di Almirante in persona non era fine a se stessa. Come per i proclami al tempo del processo Lollo, era l’indicazione aperta e di un obiettivo preciso, quello di uccidere, additando l’obiettivo privilegiato nei militanti di Lotta Continua. Alla questura sanno molto, molto più di quanto non abbiano lasciato trapelare nell’interrogatorio e nelle veline destinate alle agenzie.

Volevano colpire Lotta Continua

A Emilio hanno chiesto se avesse notato « una Bianchina e una lambretta». L’omicidio non ha avuto testimoni, il ragazzo è stato trovato moribondo, solo parecchi minuti dopo il delitto e da lui non è potuta venire alcuna indicazione. Ma a S. Vitale sanno di «una Bianchina e una lambretta» e sanno che «i fascisti si sono accorti di aver sbagliato obiettivo alle 3 di notte». Infine, quando l’interrogatorio era ancora in corso, in via dei Sardi e in tutto S. Lorenzo si sapeva «inspiegabilmente» che Corrado era stato «ammazzato perché scambiato per uno di Lotta Continua».
Si aggiunga che il compagno Petruccelli è assai noto alla polizia, poiché è lui che abitualmente si reca a dar notizia delle manifestazioni.

L’infamia di questo nuovo assassinio fascista chiama alla risposta più ferma. Hanno ucciso ferocemente un ragazzo, ignaro e incolpevole. Volevano uccidere un militante antifascista, in modo premeditato, attendendo la fine di una riunione per realizzare l’agguato. Si voleva colpire la nostra organizzazione nel quartiere più rosso della tradizione proletaria romana in cui ha la sua sede centrale,. E’ un assassinio firmato, la cui premeditazione trae pretesto dalla sparatoria provocatoria del Prenestino, seppure non arrivi a rivelare la stessa mano.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

One comment on “30 ottobre 1975. Vendetta fallita per Zicchieri. Un morto sbagliato a S. Lorenzo
  1. Max ha detto:

    Pettruccelli poi che fine ha fatto? E la targa a Zichchieri è ancora dove era stata esposta, la Dove c’è la foto con i camerati con al braccio la fascia di lotta popolare?

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