Tra i danni più clamorosi che la politica del compromesso storico ha prodotto è stata, per contrastare l’insorgenza della violenza operaia e proletaria e le pratiche di lotta armata delle avanguardie comuniste e rivoluzionarie, la costruzione mitologica dell’unità costituzionale e repubblicana a partire dalla lotta antifascista della Resistenza.
Un falso clamoroso. Perché nei primi dieci anni di governi a guida dc sono stati decine e decine gli operai, i proletari e i militanti uccisi dalla polizia scelbiana. Migliaia quelli condannati a lunghe, ingiuste pene detentive. Oggi è il 73esimo anniversario dell’eccidio più grave.
L’alter Ugo si è occupato rapsodicamente di queste violenze di Stato e col lavorio di riemersione e riconnessione dei materiali prodotti in dieci anni di attività talvolta caotica ma sempre interessante sicuramente torneremo a occuparcene. Intanto prima di ricostruire Modena ’50 l’elenco puntato è dedicato ai terribili giorni del marzo ’50, che videro una ondata repressiva unica per intensità ed estensione
Il 9 Gennaio 1950 a Modena si protesta contro la serrata e i licenziamenti ingiustificati alle Fonderie Riunite. La polizia spara sulla folla provocando la morte di sei lavoratori: Angelo Appiani (meccanico ed ex-partigiano di 30 anni), ucciso proprio davanti alle Fonderie; Renzo Bersani (operaio metallurgico, 21 anni), colpito a morte lontano dagli scontri mentre cerca di fuggire; Arturo Chiappelli (spazzino disoccupato di 43 anni), raggiunto dai proiettili della polizia vicino alla Fonderia; Ennio Garagnani (carrettiere nelle campagne di Gaggio, di 21 anni) colpito a morte lontano dagli scontri mentre cerca di fuggire; Arturo Malagoli (operaio ed ex-partigiano, 21 anni), colpito davanti al passaggio a livello della vicina ferrovia; Roberto Rovatti (fonditore di 36 anni), colpito con i calci dei fucili della celere, gettato in un fosso e finito con un colpo sparato a distanza ravvicinata.
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