Antichisti e impero fascista: Canfora sulla centralità dell’ottica coloniale nell’identità fascista
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Dall’introduzione di Luciano Canfora al libro di Mariella Cagnetta:
Mariella Cagnetta dà un libro su di un aspetto essenziale, strettamente legato al mito, tipicamente fascistico, di "Roma": quello delle matrici dell’ideologia coloniale del fascismo. E, infatti, l’ottica coloniale è il punto di osservazione più valido per penetrare nell’"immagine di sé" che il fascismo ha cercato di dare. Giacché il punto di vista "coloniale", "imperiale", "mediterraneo" unifica, per così dire, alcune componenti essenziali del fenomeno fascista, quali: il razzismo, il paternalismo, il rapporto irrisolto con il cattolicesimo, la "terza via", il mito di Roma, l’antibolscevismo, che poi si dilata ad ostilità verso il mondo "colonizzato" che si ribella, verso il "terzo mondo" che si riscatta sull’onda della rivoluzione d’ottobre. Tra tutti questi ingredienti, il mito di Roma ha, a sua volta, una funzione centrale e unificante, poiché è proprio in quella proiezione mitico-storica che si riverberano realtà attuali e spinte ideali moderne.
L’analisi di Mariella Cagnetta s’investe del compito delicato di definire il ruolo del ceto accademico e intellettuale che "amministra" questo campo del sapere, individuando le reciproche interferenze, il processo di azione e reazione tra politica (e ideologia e propaganda) del fascismo e specifico lavoro degli studiosi del fenomeno imperiale romano. È la prima ricerca del genere, in equilibrio tra analisi ideologica e ricostruzione storico-politica, che nulla concede al gusto della ricostruzione "d’insieme": non e un ennesimo libro su "le guerre del Duce"! D’altra parte l’autrice sa mettere in luce – quando e necessario – la continuita e la discontinuita tra colonialismo dell’Italia "liberale" e colonialismo dell’Italia fascista, cosi come tra vecchia e nuova ideologia coloniale. E sa anche mostrare come il fascismo – dinanzi al disgregarsi del vecchio colonialismo incalzato dalla rivoluzione coloniale – tenti di caricare la propria avventura coloniale di significati di "terza via", appunto nel solco di una tradizione romana e cattolica. L’autrice aveva già dato un saggio, in questo campo di studi, sul numero 3 dei "Quaderni di storia": "Il mito di Augusto e la «rivoluzione» fascista" (1975). Già in quel lavoro il pregio era, oltre la ricchezza non comune dell’informazione e del materiale nuovo e raro, la individuazione di un tema centrale, che fa da raccordo tra diversi piani d’indagine. Orbene a me pare che ci sia, tra questi due lavori, un nesso non solo formale. Giacché la "rivoluzione" fascista è la premessa della costruzione "imperiale", così come – nella proiezione all’indietro della realtà attuale – la rivoluzione che porta al principato è il quadro politico-istituzionale, oltre che la cornice dell’oikouméne romana unificata da Augusto nell’illusoria prospettiva di una "pax" universale.
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