51 anni dopo il sequestro Saronio è ancora una ferita aperta

Il 14 aprile 1975 viene rapito e ucciso Carlo Saronio da un sedicente Fronte Armato Rivoluzionario Operaio che di operaio non aveva nulla, se mai formato da velleitari professorini in combutta con delinquenti comuni. Una delle pagine più rivoltanti dei cosiddetti “anni di piombo” che ancora vantano supporter. L’ operazione venne ideata in quella sentina di extraparlamentari fuori di testa che era Reggio Emilia che non a caso ha dato i natali a quegli altri bei tomi delle Brigate Rosse.

Così Chicco Galmozzi sulla sua pagina Facebook. Una pagina (e i suoi libri) che hanno ispirato e alimentato decine di post di questo blog. Ma in questa occasione non sono francamente d’accordo. Galmozzi, uno dei fondatori di Prima Linea, è tra i protagonisti della lotta armata non brigatista quello che più apertamente e lucidamente si è opposto all’escalation militare sul terreno della concorrenza mimetica dopo il sequestro Moro. Ha perso la sua battaglia politica nell’organizzazione e in un paio di anni Pl si è autodistrutta.

Il professorino velleitario

La tragedia di Carlo Saronio, però, ha un nome solo nella compagneria e un principale responsabile: il velleitario professorino, Carlo Fioroni. Che all’epoca aveva già dato ampia prova della sua cinica irresponsabilità. Facendosi prestare un’auto pulita per un attentato e mettendo nei guai la proprietaria, Petra Krause. Il post di Galmozzi ha innescato una polemica tra me e lui conclusa dal chiarimento della sua istanza reale, con cui naturalmente concordo:

Un conto sono i rilievi penali altro il brodo di cultura…io non tollero che i Fioroni i Peci i Sandalo ecc ecc siano Ufo o incidenti di percorso. Fanno parte a pieno titolo di quella storia di merda. 

Un’istanza giusta fatta propria, da tutt’altro fronte, anche da Valerio Cutonilli che, sia pure con una forzatura impropria (l’uso del plurale per una colpa del tutto individuale nell’ambito militante), esprime un’istanza condivisibile:

Uno sciagurato eccesso

(…) Per restituire al dibattito sul terrorismo contenuti autentici servirebbero meno scaltrezze, più onestà intellettuale, meno timore di mostrare senza falsi alibi le aberrazioni che portarono a trasformare esseri umani, quasi sempre innocui e disarmati, in “simboli” da abbattere. La galleria degli orrori è vasta e può offrire spettacoli di ogni genere. Alcuni dei quali difficili da accettare.

Oggi ricorre il cinquantunesimo anniversario del sequestro di Carlo Saronio. Un figlio delll’alta borghesia che aveva creduto negli ideali rivoluzionari. Sequestrato e ucciso in modo demenziale dai suoi vecchi compagni, per uno sciagurato eccesso nella dose di anestetico usata per stordirlo. Un omicidio non voluto ma che non distoglierà i presunti rivoluzionari, supportati nell’occasione dalla criminalità comune, dall’obiettivo peseguito. Ottenere comunque il riscatto dagli ignari familiari della vittima.

Carlo era una mente brillante, un giovane ingegnere impiegato nelle attività di ricerca presso l’istituto Negri. A breve sarebbe diventato padre di una bellissima bambina, Marta. Il suo cadavere venne restituito alla famiglia solo quattro anni dopo, grazie al pentimento di un delinquente comune. (…)

Pentiti di Niente

La storia del sequestro Saronio e del pentimento di Fioroni raccontata da Antonella Beccaria

I sequestri politici

I sequestri di finanziamento

  • 04.01.1973 – Tony Carello
  • 25.07.1974 –  I NAP rapiscono Antonino Gargiulo, figlio di un noto medico, a Napoli. Il primo sequestro a fini di autofinanziamento. Con i 70 milioni ricavati approntano le prime basi, acquistano uno stock di patenti rubate e apparecchiature elettroniche e radio ricetrasmittenti, che consentono un salto di qualità operativo. 
  • 18.12.1975 – Un nuovo sequestro a scopo di estorsione da parte dei Nap: il rapimento dell’industriale del cemento Giuseppe Moccia, a Napoli (liberato il 22 dicembre), che frutta loro un miliardo di lire e consente una nuova espansione.
  • 14.04.1975 – Carlo Saronio
  • 04.06.1975 Vallarino Gancia
  • 12.01.1977 – Pietro Costa

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente è in pensione dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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