13 novembre: un giorno nero per la guerriglia rossa

13 novembre 1980: un commando del Movimento comunista rivoluzionario è coinvolto in un conflitto a fuoco dopo una rapina in banca. Muore subito Claudio Pallone, dopo settimane di agonia in ospedale Arnaldo Genoino. LEGGI TUTTO
13 novembre 1981: Nando della Corte (ex Pl in transito verso le Br) uccide un poliziotto alla Stazione Centrale di Milano. Catturato, si pente e procura decine di arresti. Il compagno che era con lui, Giorgio Soldati, sarà ucciso in carcere dal Partito Guerriglia. LEGGI TUTTO
13 novembre 1982: un militante delle Brigate rosse Colonna Walter Alasia, Maurizio Biscaro cade da un cornicione per sottrarsi all’arresto e muore a Cinisello Balsamo. LEGGI TUTTO

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13 novembre 1975, la strage dei Graneris. Un delitto in nero che segna un’epoca

È appena cessato l’eco dell’atroce delitto del Circeo. Gli intellettuali si rifiutano di accettare l’idea che a uccidere Pier Paolo Pasolini la notte del 2 novembre sia stato solo uno squallido marchettaro di Pietralata. Ed ecco una strage familiare rilancia il dibattito sulla dilagante superviolenza.
Il 13 novembre 1975, verso le 21,30, in una villetta alla periferia di Vercelli Doretta Graneris, 18 anni, il suo fidanzato, Guido Badini, 21 anni, e il suo amante, Antonio D’Elia, 19 anni, sterminano la famiglia della ragazza: nonni materni, genitori e fratello tredicenne.
La gelosia per il ragazzino, l’insofferenza per le regole imposte dai genitori, ma anche l’incredibile bramosia di mettere le mani sui risparmi del padre (circa 200 milioni) furono, per i giudici, la molla che fece scattare la follia omicida. A tradirli un bossolo caduto nella piega dei pantaloni del fidanzato e di lì nella sua auto. La coppia sarà condannata all’ergastolo, D’Elia a 24 anni.

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Ma in Italia non c’è un’emergenza antisemitismo

Lo dirò con tutte le sfumature, le esitazioni, i chiaroscuri del caso: non ho nessunissimo dubbio sul fatto che Salvini non sia neanche vagamente antisemita (a differenza dell’M5S).
Però sono piuttosto spaventato. Le campagne dementi contro una inesistente minaccia fascista messe in moto dal 2017 hanno reso il fascismo un brand alla moda. Le campagne virulente contro il turpe sovranista lo hanno portato vicino al 40% (per ora). Non mi piace per niente il fatto che questi Mida al contrario addentino anche l’antisemitismo.

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9 novembre 1974. Holger Meins muore dopo 45 giorni di sciopero della fame

Holger Meins morto

9 novembre 1974: nel carcere tedesco di Wittlich muore Holger Meins.  Il militante della R.A.F si spegne dopo oltre due mesi di sciopero della fame contro le condizioni disumane dei detenuti politici.
Apprezzato artista, cineoperatore e fotografo, era detenuto dal 1 giugno 1972, aveva 33 anni e ormai pesava meno di 45 Kg. Pochi giorni prima di morire aveva scritto in una lettera “O il problema o la soluzione. In mezzo non c’è nulla”.
Ce lo ricorda, sulla sua pagina Facebook, Davide Steccanella. Non saremo mai abbastanza grati del suo lavoro per la memoria storica dei ribelli.

Per approfondire la storia della Raf

Oreste Scalzone: dal sogno dell’89 alla catastrofe dell’intellighentsia di sinistra

Nel mio piccolo, vorrei ricordare il poster che nell’89 – dopo Tienanmen e la caduta del Muro – chiedemmo a Mario Schifano di illustrare (e lo fece, con una bellissima faccia di Marx che era confusa con la cartografia di un globo terracqueo). Lo slogan stampigliato sopra era: «Marx 1989, finalmente libero!». Certo che la previsione era sognante e quella riapertura che ci sembrava di intravedere e speravamo non si è prodotta. Ma come arrivare a dire che la partita sia chiusa? Non è forse idea da «fine della Storia» alla Fukujama? Il comunismo non l’ha inventato nessuno, è una virtualità, che c’è, come la potenza di vita. Non è un articolo di fede, una giaculatoria. Ma forse il comunismo potrà riemergere solo quando, e se il suo “doppio” mostruosamente contraffatto avrà finito di esser dimenticato per sempre.

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Rogo alla Cavallerizza, un clochard respinto arrestato per strage

La polizia ha arrestato per il reato di strage un clochard di nazionalità straniera. Lo ritengono responsabile di avere appiccato l’incendio alla Cavallerizza Reale di Torino, lo scorso 21 ottobre. Gli agenti del Commissariato Centro di Genova lo hanno fermato e interrogato. Il clochard ha raccontato di non sapere nulla dall’incendio. Aveva fatto rientro alla Cavallerizza alle 6 del mattino, dopo aver trascorso una notte ai Murazzi del Po.

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8 novembre 1978: le Fcc uccidono il procuratore Calvosa e la scorta

La prima pagina di Lotta Continua il 9 novembre 1978


L’8 novembre 1978, a Patrica le Formazioni Comuniste Combattenti uccidono il procuratore di Frosinone Fedele Calvosa e gli agenti di scorta del magistrato. Nell’azione cade il militante irpino Roberto Capone. Ex militante di Potere Operaio, è un leader riconosciuto dei Collettivi autonomi irpini.
Nel tentativo di recuperare un auto del commando è arrestato Paolo Ceriani Sebregondi, il leader riconosciuto del gruppo di fuoco meridionale. Padre economista e partigiano, la madre di origini nobili ma vicina alle ragioni del movimento. Dieci anni prima aveva militato nel movimento maoista “Servire il popolo” per poi approdare all’Autonomia operaia organizzata, e in particolare alla frazione che produceva il periodico “Rosso”.
La madre gli fornirà l’alibi per la mattina dell’attacco contro Calvosa e gli risparmierà così la condanna all’ergastolo (che gli toccherà per un altro omicidio, il capo della vigilanza alla Fiat di Cassino, rivendicato con un’altra sigla).

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6-7 novembre 1985. Bogotà, battaglia al palazzo di Giustizia: 100 morti

La Colombia è un paese molto particolare, infinitamente bello e pieno di contraddizioni. La sua storia recente è fatta di corruzione, tragedie, Cartelli della droga, gruppi paramilitari, cacce all’uomo, omicidi, scontri col Venezuela, infiltrazioni degli Stati Uniti, ecc. Un insieme di elementi presi e mescolati insieme con tutta l’animosità di cui può essere capace il continente sudamericano.
In questo cocktail colombiano diventa difficile distinguere i sapori ed identificare i singoli interessi in gioco. Tra tutti i fatti accaduti negli ultimi 40 anni in Colombia ce n’è uno in particolare che mi ha sempre colpito: l’ assedio del palazzo di giustizia del 1985.

palazzo di giustizia
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Mafia capitale story/8: quelle rare voci fuori dal coro

L’ex procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone

Riprende, dopo qualche giorno di pausa tra emergenze di cronaca, anniversari da onorare e impicci vari Mafia Capitale story. Con quattro post dedicati alle rare voci fuori del coro dei laudatores del Pignatone.

I miei dubbi sul Garantista

Sul Garantista oggi in edicola ho avuto modo di esprimere i miei dubbi sul blitz di ieri contro la Mafia Capitale
Ci starebbero tutti nella cupola mafiosa che controlla gli affari criminali (e non solo) della capitale: il sindaco ‘nero’ e il braccio destro di Veltroni, gli uomini d’oro di Alemanno e i manager di punta delle coop rosse, il fasciomafioso più noto d’Italia (il ‘Nero’ di Romanzo criminale) con i suoi camerati e l’assessore alla casa della giunta Marino, un quarantenne che comincia a fare politica nel Pds vent’anni fa nella rossissima Centocelle, consiglieri regionali di destra e di sinistra. Tutti avviluppati in un sistema affaristico-criminale che risponde a una delle diverse organizzazioni criminali presenti sulla piazza romana, la Mafia Capitale. Questa è la storia che ci racconta il blitz odierno (annunciatissimo: basti vedere il pezzo di Alessandro Ambrosini su Fanpage dell’11 settembre scorso che anticipava la “tempesta giudiziaria perfetta”) dei Ros. A me, francamente, non convince la somma che fa il totale. Non ho ancora letto l’ordinanza che so essere estremamente corposa (1300 pagine, mi dicono) ma sarà arduo il compito dell’accusa e cioè dimostrare l’esistenza di una così eterogenea associazione mafiosa. LEGGI TUTTO

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Pino Rauti story/4: una storia di scissioni

La scissione del 1969

Riprendiamo la narrazione delle vicende storiche di Pino Rauti e della corrente ordinovista. Il testo usato è quello di “Naufraghi”. Non a caso all’arresto per la strage di piazza Fontana, che gli aprì trionfalmente la porta delle Camere dedico poche righe. Perché fu un incidente di percorso sulla base di un’accusa sbagliata e molto probabilmente volutamente falsa

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