25 febbraio 1961: nasce Valerio Verbano. 25 febbraio 1980: i funerali

L’Unità del 24 febbraio 1980

Sulla pagina Facebook “La storia degli anni di piombo”, di cui sono tra gli anninistratori, Alfredo Facchini ci ricorda che oggi Valerio Verbano avrebbe compiuto 60 anni.

Leggi altro ›

25 febbraio 1980: le bruciarono l’uscio. Muore per le ustioni

E” morta lunedi mattina, dopo un mese di atroci sofferenze. Jolanda Rozzi, militante della DC, 62 anni, è l’ultima vittima della violenza terrorista. La sera del 28 gennaio un « commando » dei Nuclei proletari combattenti diede alle fiamme la porta della sua abitazione, in via Carlo Della Porta a Torpignattara. dove da 17 anni viveva con la sorella Rosina, segretaria della sezione femminile democristiana della borgata.

Leggi altro ›

Omicidio Verbano, indagini ancora aperte aspettando due perizie

A 41 anni dal delitto l’omicidio di Valerio Verbano resta ancora senza colpevoli. Le indagini sulla sua morte sono però ancora aperte. Era il 22 febbraio 1980 quando in via Monte Bianco, quartiere Montesacro a Roma, tre giovani coperti da un passamontagna e armati di pistola entrarono nella casa del 19enne. Il commando immobilizzò i genitori in attesa del ritorno del ragazzo. Quando Valerio entrò, dopo una breve colluttazione, gli spararono alla schiena, uccidendolo e fuggirono.

Leggi altro ›
Taggato con: , ,

21 febbraio 1934: la Guardia nazionale ammazza Sandino

Il 21 febbraio del 1934 Augusto César Sandino, il leader rivoluzionario sfuggito per sei anni all’esercito del Nicaragua e ai marines americani, fu assassinato. Nonostante la firma di un accordo di pace con il governo. Nei decenni successivi, Sandino divenne uno dei modelli più importanti per i rivoluzionari dell’America Latina. Da lui prese il nome il movimento guerrigliero che, dopo 20 anni di guerriglia, rovescio il regime della famiglia Somoza. Erano i discendenti del dittatore che, quasi mezzo secolo prima, ne aveva ordinato l’assassinio.

Leggi altro ›
Taggato con: , , ,

Renato Curcio: Così Mara mi liberò. Ma non eravamo Bonnie e Clyde

Mario Scialoia Per liberarti, il 18 febbraio ’75, i brigatisti guidati da tua moglie hanno conquistato manu militari il carcere di Casale Monferrato: probabilmente la più clamorosa azione di guerriglia urbana compiuta in Italia, per di più senza sparare un colpo. Come è stata ideata e organizzata quell’evasione a mano armata?

Renato Curcio Dopo qualche settimana a Casale riuscii a stabilire un contatto con i compagni esterni…

In che modo?

Non lo posso dire perché il canale passava attraverso persone che non sono state inquisite. Comunque le comunicazioni funzionavano bene. Da fuori mi scrissero che volevano liberarmi e mi chiesero di studiare le diverse possibilità. Il carcere era molto ben attrezzato contro le evasioni classiche, dall’interno: muri spessi, sbarre impossibili da segare, serrature multiple, allarmi. Ma non era altrettanto sicuro rispetto a un attacco dall’esterno: solo tre cancelli per arrivare alle celle, poche ronde armate. Trasmisi queste osservazioni a Margherita aggiungendo che l’ora migliore per un blitz era tra mezzogiorno e l’una, quando mi trovavo all’aria, fuori dalla cella.

La direzione strategica discusse a lungo se fosse opportuno avventurarsi in un’operazione militare così rischiosa. Alcuni compagni, tra cui Fabrizio Pelli, erano contrari: ritenevano più conveniente consolidare l’organizzazione seguendo le vie tradizionali legate alla fabbrica e ai movimenti sociali dei quartieri. Moretti esitava. Margherita si impose spalleggiata da buona parte della colonna di Milano e di quella veneta.

L’azione viene decisa. Con un telegramma in cifra mi comunicano il giorno stabilito: «Il pacco con le maglie di ricambio arriverà domani…». Ma avevano letto male il mio messaggio e, invece di attaccare alle 13, arrivano alle 16: il momento peggiore, quello del cambio di turno, quando le guardie sono il doppio del numero normale e i carcerati chiusi in cella per il controllo. Questa volta però la fortuna mi aiuta.

Quando un detenuto arriva trafelato in corridoio gridando che giù nella rotonda ci sono uomini armati, il controllo nel mio braccio è appena finito e il sorvegliante ha riaperto da pochi istanti la mia cella. Alla notizia le guardie rimangono impietrite, forse temono uno scontro a fuoco generale e non hanno nessuna voglia di rischiare la pelle. A me salta il cuore in gola. Ci siamo, penso, in ritardo, ma ci siamo…

Hai paura?

In momenti così non c’è spazio per la paura. II corpo si carica di adrenalina e l’eccitazione prevale su tutto. Scatto subito – sei mesi di galera mi avevano consentito di raggiungere una forma fisica apprezzabile – mi precipito lungo i venti metri di corridoio, piombo giù dalle scale e mi trovo di fronte al cancello chiuso.

Dall’altra parte vedo Margherita con una bellissima parrucca e cinque o sei compagni vestiti con le tute blu degli operai Sip, i mitra imbracciati e le bombe a mano pronte. Margherita ordina a un appuntato di aprire. L’uomo trema e non riesce a infilare la chiave. Dalle sbarre mi passano una pistola, casomai arrivasse qualcuno alle mie spalle. Finalmente il cancello si spalanca e mi butto fuori. All’esterno dell’edificio ci sono diversi nuclei di compagni che hanno tagliato i fili del telefono e presidiano la strada. Tre macchine sono pronte a partire. Mi infilo nella prima e tutti si disperdono in direzioni diverse. L’operazione si è svolta in modo perfetto, senza nessun incidente e non c’è stato neanche bisogno di sparare un solo colpo.

Quanti brigatisti sono stati mobilitati per questa azione?

Una ventina. E furono usate una quindicina di automobili rubate. Si è trattato di un’organizzazione molto complessa. Ricordo che con il gruppo che mi ha accompagnato nella fuga ho fatto sei cambi di macchina. E ogni punto in cui avveniva il cambio era presidiato da compagni armati.

Quando hai visto tua moglie al di là del cancello che, armi in pugno, guidava il commando venuto a liberarti, cosa hai sentito? 

Una grande felicità, non c’è dubbio. Ma in quegli istanti tutto era mirato all’azione. Bisognava operare rapidamente e con ordine: c’erano tantissime cose urgenti a cui pensare. Alla fine della giornata, con Margherita e un nostro compagno, arrivammo al rifugio prestabilito, una casa sul mare ad Alassio. Allora, finalmente, la tensione si sciolse e potei dare libero sfogo alla mia gioia. E anche alla commozione.

Bonnie and Clyde, o qualcosa del genere, uno scenario da romanzo che nel tuo caso era realtà: il legame con tua moglie è cresciuto ancora dopo averla vista rischiare la vita per te?

Era difficile che potesse crescere perché nel mio immaginario amoroso Margherita è sempre stata collocata molto in alto. Vorrei però che fosse chiara una cosa. Quell’azione può anche essere considerata sotto l’aspetto personale e romantico, ma in sostanza è stata un’azione politica in applicazione di uno dei principi cardine della lotta armata: la liberazione dei prigionieri. E il mio caso non è stato unico: anche Ulrike Meinhof ha liberato il compagno Andreas Baader. D’altronde, il piano studiato da Margherita e dalle Br non prevedeva solo l’assalto alla prigione di Casale, ma anche l’evasione di Franceschini dal vecchio carcere di Cuneo. Doveva avvenire la sera prima e svolgersi nel modo più tradizionale. Lui, dopo aver segato le sbarre del cancello, avrebbe trovato un’auto con tre compagni ad aspettarlo. Purtroppo un detenuto diede l’allarme quando la strada era già aperta e il povero Franceschini fu bloccato sul più bello.

Taggato con: , , , ,

Il giorno che a Volterra i compagni pestarono Concutelli

La storia della battaglia delle Murate (su cui ritorneremo domani con la dettagliata ricostruzione svolta da Nicola Rao, con la testimonianza di alcuni “neri”) ha avuto un buon riscontro di pubblico. Tra l’altro c’è arrivata, praticamente in tempo reale, il sequel, lo scontro a Volterra. I “rossi”, spalleggiati da un gruppo di ‘comuni’ romani sdegnati per la presenza in sezione di Izzo, pestano violentemente Concutelli e Franci. Il racconto, tranne un particolare rilevante, coincide sostanzialmente con la ricostruzione che ne fa Concutelli nella sua autobiografia. Del resto tante vicende di quegli anni ci hanno abituato a una sorta di effetto Rashomon.

Leggi altro ›
Taggato con: , , ,

Le battaglie in carcere alle Murate e un ferito eccellente

La rissa descritta nella pagina fiorentina dell’Unità del 16 febbraio 1977 è soltanto uno delle decine di episodi che scandiscono la quotidianeità nelle carceri italiane negli anni di piombo. Le battaglie alle Murate si ripetono. Ne racconta un’altra Concutelli, che proprio quel 13 febbraio era stato arrestato. E il protagonista resta sempre Luciano Franci, neofascista aretino, stretto sodale di Mario Tuti. Nel primo caso a fiancheggiarlo due militanti dei Gruppi armati ordinovisti, Sandro Sparapani e Francesco Rovella. Numerosi i feriti tra gli extraparlamentari di sinistra, sottolinea il giornale del Pci. Sicuramente il cronista esagera quando parla di due coltellate al cuore per il ferito più grave, un 25 enne bolognese.

Certo, per la vittima che ha ricevuto due colpi al torace la prognosi è riservata. Ma ad attrarre la nostra attenzione è il suo nome. Fabio Ravalli. Sarà dieci anni dopo il leader dell’ultimo gruppo di fuoco brigatista, quello degli omicidi Conte e Ruffilli. La testimonianza di Concutelli è invece preziosa per un altro motivo. Perché spiega le ragioni per cui, contro ogni etica penitenziaria e malandrina i fascisti avevano ammesso nella loro comunità prigioniera un assassino come Angelo Izzo. Uno altrimenti destinato alle celle di isolamento con altri soggetti responsabili di delitti infami.

Taggato con: , , , ,

14 febbraio 1966. Lo scandalo della Zanzara nel ricordo di Marco Sassano

Cinquantacinque anni fa, il 14 febbraio 1966, un articolo sulla posizione della donna nella società italiana provocò scandalo e segnò simbolicamente l’inizio di una nuova epoca della società italiana. Uno dei protagonisti della vicenda, Marco Sassano, ha accettato di raccontare ai liceali che ancora animano il giornale scolastico del Parini…

Leggi altro ›

E’ morto Marco Dimitri, il bambino di Satana crocifisso per errore giudiziario

E’ morto nella notte, a Bologna, Marco Dimitri, che fu capo della setta dei Bambini di Satana, alla fine degli anni Novanta fu vittima di un clamoroso errore giudiziario. Oggi avrebbe compiuto 58 anni. Insieme a Gennaro Luongo e altri quattro venne accusato di vari fatti, tra cui la violenza sessuale su un bambino e l’aver stuprato una minorenne dopo averla narcotizzata. Accuse da cui sono stati assolti in tutti i gradi di giudizio. Dimitri passò 400 giorni in carcere tra il ’96 e il ’97 e in seguito ottenne 100mila euro di risarcimento per ingiusta detenzione. La sua vicenda è stata ricostruita nel libro “Bambini di Satana”, scritto da Antonella Beccaria, edito da Stampa Alternativa. Quella che segue è la prefazione scritta da Carlo Lucarelli. Qui potete scaricare il pdf del volume

Leggi altro ›
Taggato con: , , , , ,

13 febbraio 1977: le Br debuttano a Roma gambizzando Valerio Traversi

Il 13 febbraio 1977 Roma Valerio Traversi, dirigente del Ministero di Grazia e Giustizia, viene ferito alle gambe dalle Brigate Rosse.

È indicato dai brigatisti come il regista delle ristrutturazione dei penitenziari in chiave antievasioni.

Alle ore 8,50, Valerio Traversi, dirigente superiore del Ministero di GG. GG., è avvicinato all’incrocio tra via Giulia e vicolo della Moretta, da una donna e un giovane che gli chiedono dove è il Gianicolo. Quest’ultimo lo feriva alle gambe con numerosi colpi sparati con una pistola munita di silenziatore (anche se i rapporti della prima ora parlano di un mitra). Il Traversi aveva curato una inchiesta presso le carceri di Firenze e un’altra presso il carcere di Treviso, ove c’era stata un’evasione (protagonista Prospero Gallinari).

Il Fronte delle carceri decide e attua l’attentato (a detta di Morucci); ad esso. Vi parteciparono 4 persone (2 regolari e 2 irregolari), tra cui il Bonisoli e la Brioschi. Adriana Faranda fa parte del gruppo operativo che realizza l’azione.

Il fascicolo delle prime indagini sul ferimento

Fonti: L’alba dei funerali di uno Stato; Archivio del Senato

Taggato con: , , , ,
Top