30 marzo 1987, muore Giacomo “Lupo” Cattaneo, un partigiano brigatista

Ci sono epoche in cui la vita di un uomo vale più della vita di tutti quelli che l’hanno preceduto e di quelli che, per ignoranza o viltà, non hanno voluto condividerla. La vita del comunista rivoluzionario Giacomo Cattaneo è una di queste.

Si conclude con toni solenni il capitolo che Manolo Morlacchi in “La fuga in avanti” ha dedicato a Giacomo “Lupo” Cattaneo, uno dei pochi partigiani che entra nelle Brigate rosse agli inizi degli anni 70. I legami tra le due famiglie, come si vedrà nel racconto,sono intensi Lo conferma il fatto che la prefazione del volume della Cox18 Books, la casa editrice del Conchetta, è firmata da Cecco Cattaneo, il figlio di “Lupo”. Anche lui per due volte venne arrestato e scarcerato come fiancheggiatore delle Brigate Rosse

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30 marzo 1977. Azione rivoluzionaria vendica Serantini gambizzando il medico del carcere

Il dottor Alberto Mammoli, di 57 anni, di Pisa — medico del carcere della città — è stato ferito stamani, poco prima delle 8, alle gambe e ai torace da un giovane che gli ha sparato contro tre colpi di pistola. Il dott. Mammoli stava uscendo dalla propria villa di via Fabio Filzi 53, nel centro di Pisa, per dirigersi verso la sua automobile, parcheggiata all’altro lato della strada, quando gli si è fatto incontro un giovane bruno, a volto scoperto, che, senza dire una parola, ha fatto fuoco ed è fuggito. La sparatoria non ha avuto testimoni.

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30 marzo 1998: muore a Milano Primo Moroni, un sovversivo di razza

Primo Moroni è stato uno scrittore, libraio e intellettuale eretico e sempre controcorrente, punto di riferimento per tutto quello che si è mosso a Milano, per oltre trent’anni, fino alla fine del secolo: dalla sinistra extraparlamentare agli anarcopunk, dal sindacalismo di base alle avanguardie artistiche e culturali. E’ morto vent’anni fa a Milano, il 30 marzo 1998, per un tumore.
Così, in occasione del ventennale, in una bellissima intervista a radio Onda d’Urto, lo ricorda Frank Cimini: una persona generosissima, un sovversivo di razza.

primo moroni
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29 marzo 1977, le Ucc gambizzano Vittorio Morgera, direttore del Poligrafico

 Attentato, stamane a Roma, contro il direttore generale del Poligrafico. La vittima è l’avvocato Vittorio Morgera, 58 anni, originario di Ischia,. sposato e padre di otto figli. Gli hanno teso un’imboscata davanti al portone della sua abitazione, in via Nicola Martelli 40, a; Parioli, mentre saliva sulla «132» blu che lo avrebbe portato in ufficio. Lo hanno aggredito in tre (su una «124» c’era una donna ad attenderli) sparandogli quattro colpi di pistola alle gambe. Ricoverato all’ospedale San Giacomo, il funzionario è stato giudicato guaribile in venti giorni. Tutti e tre i proiettili che lo hanno raggiunto sono fuoriusciti e le ferite non sono gravi. «E’ ancora troppo presto per una valutazione politica dell’attentato», ha detto nella tarda mattinata il magistrato inquirente, Paolino Dell’Anno, dopo aver interrogato Vittorio Morgera.

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29 marzo 1973: i fazzoletti rossi occupano la Fiat di Mirafiori

Il 1973 segna una svolta importante nella storia del movimento proletario in Italia, e anche nella configurazione organizzativa della sinistra rivoluzionaria.L’evento centrale fu senza dubbio la conclusione drammatica della vertenza contrattuale, con l’occupazione della Fiat Mirafiori, che segnò l’episodio culminante dell’intero ciclo di lotte autonome iniziato nel ’68. Gli anni precedenti, 1971 e 1972, erano stati caratterizzati da una crisi dei gruppi della sinistra extraparlamentare e da un riflusso delle lotte di fabbrica, mentre, parallelamente, emergevano gruppi sociali attivi nel territorio metropolitano delle grandi città, e il baricentro del movimento andava spostandosi dalla dimensione di fabbrica a quella dell’appropriazione sociale. Proprio in questo passaggio l’occupazione della Fiat segna un momento di congiunzione essenziale. Inoltre, l’occupazione di Mirafiori determina il collasso della funzione svolta dai gruppi rivoluzionari, svuotando la loro funzione d’avanguardia.

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28 marzo 1977: la spesa proletaria a Cinecittà è l’assalto al furgone del pane

Dario Mariani, formidabile memoria del movimento romano, ha l’abitudine, nell’alimentare i due bei gruppi facebook che anima con Sergio Scorza (Il settantasette, L’orda d’oro) di “anticipare la scadenza”. Così questo anniversario l’ha postato il 24. Io me l’ero appuntato perché, ovviamente, Calpurnio Fiamma ha una forte carica evocativa. Richiama la storia dello stabile occupato, della spedizione punitiva per vendicare Acca Larentia e il conseguente omicidio di Scialabba. Anticipazione improvvida, del resto. Perché proprio oggi, che si è scatenato il dibattito sulle spese proletarie questo piccolo episodio di lotta dura in periferia brilla in tutta la sua potente attualità e si riconnette al post di ieri sul debutto milanese dell’autunno 1974

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Quarant’anni dopo via Fracchia. In proud and glory di Riccardo Dura

Riccardo Dura
La lapide della tomba di Riccardo Dura (foto Enrico Porsia)

La volgarizzazione di grandi concetti spesso produce catene di senso inappropriate. Chi non ha mai attribuito a Zarathustra l’idea che vai da una donna e ti devi portare la frusta? Ma non è lui a sostenerlo: è la vecchiarella. Per Nietzsche è un pensiero femminile. Che nella vulgata machista diventa: “Con le donne? Cazzo e cazzotti”.

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28 marzo 1939: i nazionalisti entrano in Madrid. Cade la Repubblicana spagnola

Il 28 marzo 1939 finisce l’eroica resistenza dei repubblicani spagnoli. Le truppe franchiste entrano a Madrid. Ho scelto tre canzoni per ricordare quella tragedia. Dedicate agli anarchici, ai difensori di Madrid, agli eroici volontari tedeschi.

A las barricadas (Alle barricate) fu una delle canzoni più famose degli anarchici spagnoli durante la guerra civile spagnola.

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28 marzo 1972: migliaia di compagni ai funerali di Giangiacomo Feltrinelli

Il 15 marzo del 1972 il Corriere della Sera pubblica una foto sfocata in prima pagina,  un traliccio dell’Enel, alla periferia di Milano, con sotto il “cadavere di uno sconosciuto” che voleva far saltare il traliccio provocando un blackout in città. E’ il commissario Luigi Calabresi a comunicare che il morto sotto il traliccio è il famoso editore Giangiacomo Feltrinelli, di 46 anni, miliardario e comunista: l’editore era da alcuni mesi “entrato in clandestinità” ed era morto mentre preparava un sabotaggio. Molti non credettero a questa versione.

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La spesa proletaria: quella prima volta a Quarto Oggiaro e a via Padova

Nella giornata di lotta si cercò di coinvolgere anche altri gruppi della sinistra extraparlamentare. Come Lotta Continua o Avanguardia operaia che però rifiutano. La decisione fu di agire in via Padova e a Quarto Oggiaro.

Il collettivo Face (formato in maggioranza da operai e tecnici della fabbrica Face Standard) dovette occuparsi di organizzare e gestire l’irruzione alla Esselunga di Quarto Oggiaro, ben fornito anche di prodotti di lusso. “Entrare nel supermercato affollato, sono le undici di mattina, bloccare le casse, pregando le addette di chiudere i soldi nei registratori, bloccare i telefoni del direttore, impadronirsi del microfono e annunciare ai presenti che da quel momento in poi tutto sarebbe stato gratis, è cosa di un minuto. E in pochi minuti tutto il supermercato è svuotato, non solo da noi, che siamo una cinquantina, ma soprattutto dai clienti “normali” che sanno cogliere al volo l’incredibile occasione”.

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