12 dicembre/7. Adriano Sofri: tutti mentivano. Riapriamo il caso Pinelli

Settant’anni fa Cesare Pavese, nel suo diario, scriveva che alla fine un autore scrive un unico libro. Così è, per qualche aspetto, per Adriano Sofri. La sua storia è quella dell’anarchico Pinelli. Per questa dedizione ha pagato un prezzo altissimo, ma ancora non demorde. Così in un lungo post sul Foglio ci racconta le ultime bugie affiorate nella ricostruzione degli ultimi minuti di vita dell’anarchico volato da una finestra della Questura di Milano la notte del 15 dicembre 1969

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14 dicembre 1979, Rivoli: i carabinieri uccidono Roberto Pautasso

Roberto Pautasso “Berto”, muore in un conflitto a fuoco con i carabineri davanti a una fabbrica di sedili di auto a Rivoli. E’ la notte, intorno alle 23, del 14 dicembre 1979 .  
“Berto” è uno dei tanti compagni della val Susa che aderisce al progetto guerrigliero di Prima Linea.

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New Jersey. L’attacco al negozio kosher opera di una setta di israeliti neri

Una delle due persone che hanno attaccato un supermercato kosher a Jersey City, nel New Jersey, questa settimana e hanno combattuto una prolungata battaglia di armi con la polizia, ha pubblicato online post antisemiti e anti-polizia. Potrebbe avere legami con un movimento separatista nero noto per le radicali posizioni anti- bianchi e antisemite.

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12 dicembre/6. Tutta la sapienza democristiana nella narrazione di Mattarella

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha confermato tutta la sua sapienza democristiana assumendo un ruolo di assoluto protagonista della commemorazione del cinquantennale di piazza Fontana. Prima l’incontro in contemporanea con le due vedove, Licia Pinelli e Gemma Calabresi. Poi le ammissioni sulle responsabilità di “una parte di strutture dello Stato” nei depistaggi che hanno determinato l’impunità dei responsabili, ha finito per costruire una narrazione complessa e articolata, con più di una strizzata a sinistra (come il riferimento a Valpreda come vittima).

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12 dicembre/5. A proposito della perdita dell’innocenza

E’ icastico Peter Freeman nella sua pagina Facebook. Poi all’obiezione di una collega offre lo “spiegone”:

E’ la tesi rilanciata da molti per cui la violenza politica nell’Italia degli anni Settanta (e qualcosa prima) abbia la sua genesi e la sua giustificazione nella strage del 12 dicembre. Un falso storico.

Con questo rifiuto della sinistra operaista di accettare la lettura vittimistica della violenza politica e sociale profusa a piene mani per un quindicennio mi ero imbattuto 30 anni fa. Lavoravo allora con Oreste Scalzone alla sua biografia sul “Biennio rosso”. il mio compagno, amico e maestro mi raccontò che il 12 dicembre era in assemblea a Roma. La prima notizia, vaghissima, la dette Lanfranco Pace, altro leader del neonato Potop. “E’ scoppiata una bomba in una banca a Milano”. E scattò subito l’applauso… Oggi sulla questione ritorna un altro leader dell’operaismo italiano che il passaggio dalla lotta di fabbrica al combattimento lo compì di persona.

Piazza Fontana non è il prequel della lotta armata

“Sto leggendo molti post su piazza Fontana”, scrive Chicco Galmozzi sulla sua pagina facebook. “Che vi devo dire? A m sta cosa della “perdita dell’innocenza” non mi ha mai convinto. Come se non bastasse Avola e Battipaglia e tutta la violenza di Stato antioperaia e antiproletaria dell’epoca per smascherare le chiacchiere sulla democrazia, A mettere in circolazione la tesi di piazza Fontana come prequel della lotta armata sono stati (anche) parecchi ex in chiave giustificazionista: della serie “hanno cominciato loro”. (curioso che questa giustificazione sia invocata insieme da irriducibili e dissociati…)
E invece no! Abbiamo cominciato noi. Mi spiego: è vero che questa impostazione resistenziale sta alla base delle prime manifestazioni della lotta armata: le BR agli inizi pubblicavano Nuova resistenza e Feltrinelli era ossessionato dal golpe, ma quando la lotta armata si sviluppa, diciamo dal 1973, ben oltre piccoli gruppi di militanti, essa si alimenta da ben altro: dal programma offensivo operaio e proletario. Per carità, né giustificare né rivendicare. Solo stabilire la realtà dei fatti”.

Per approfondire

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12 dicembre/4. Una lunga scia di sangue. Dagli anarchici calabresi a Saltarelli

Si dipana una lunga striscia di sangue da piazza Fontana. se Pino Pinelli è la diciottesima vittima, nel settembre 1970 cinque anarchici calabresi che lavorano alla controinchiesta muoiono in un dubbio incidente stradale sull’Autostrada del Sole quando sono quasi arrivati a Roma. Il 12 dicembre 1970 è invece la volta di Saverio Saltarelli, militante bordighista che partecipa alla manifestazione non autorizzata contro la strage di Stato. E partiamo da Davide Steccanella, uno che dedica un pezzo importante del suo tempo libero (avendo un lavoro impegnativo) alla trasmissione della memoria degli anni Settanta.

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12 dicembre/3. Fu strage di Stato? Una bella discussione aperta da Andrea Colombo

Una bella discussione è in corso sulla pagina facebook di Andrea Colombo, a cui non piace l’espressione “Strage di Stato”. Qui ripropongo alcuni post interessanti e segnalo la fantastica scoperta di Andrea Zanardo che ha scovato una pagina dedicata alla carriera militare di Guerin Serac in un forum di fanatici delle decorazioni di guerra

Intorno a quel che successe 50 anni fa ci sono un paio di formule che non mi hanno mai convinto, nemmeno all’epoca dei fatti. Una è “strage di Stato”. Alla lettera significa una strage organizzata dallo Stato ed escluderei che Mariano Rumor aspettasse il botto. Escluderei anche che Gianadelio Maletti avesse organizzato la mattanza.

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12 dicembre/2. Casamassima: qualche verità giudiziaria l’abbiamo

Nello speciale che dedichiamo al cinquantennale di Piazza Fontana alterneremo testi e documenti storici con interventi e commenti di attualità. Quello che segue è l’editoriale che Pino Casamassima ha scritto oggi per l’edizione bresciana del Corriere della sera

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12 dicembre/1. Pintor si affida a Taviani: fu strage di Stato

Taviani: i servizi segreti coprirono i bombaroli

Ho letto e riletto le parole dette dal senatore Taviani in un occasionale raduno democristiano, che confessano la verità sulla prima delle stragi che hanno insanguinato questo paese: la strage di Milano, capostipite di una lunga stagione di politica criminale, prima in ordine di tempo e seconda, dopo quella di Bologna, per crudeltà e numero di vittime.

Una verità tranquilla. Quella della bomba fu messa «con la copertura dei servizi segreti». Ci fu un errore di calcolo, non c’era l’intenzione di uccidere tutta quella gente. Ma quella bomba fu messa e fatta esplodere «con la copertura dei servizi segreti», organi dello Stato e strumenti del potere politico.

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11 dicembre 1980: i carabinieri uccidono i brigatisti milanesi Serafini e Pezzoli

Dopo la pubblicazione della locandina il comune di Settimo Milanese decide di annullare l’evento, che rientrava nella programmazione culturale della biblioteca comunale per la lettera di protesta di una delle vittime delle Brigate rosse, Antonio Iosa

Due compagni appartenenti alla nostra organizzazione, militanti nella colonna Walter Alasia “Luca” sono caduti sotto il piombo dei carabinieri. La storia e la militanza di Roberto Serafini e Walter Pezzoli sono simili a quelle dei molti comunisti. Hanno dato la vita per combattere questa società basata sul massimo profitto, che costringe milioni di proletari al supersfruttamento e a condizioni di vita sempre più miserabili, per costruire la società comunista. I compagni provenivano da esperienze diverse da quelle che hanno formato una grossa parte della nostra Organizzazione.

Proprio per questo, per onorare la loro memoria, riteniamo ancora più importante il loro contributo al movimento rivoluzionario. Perché sono riusciti a passare – attraverso una profonda autocritica pratica e teorica – da esperienze di gruppo, soggettiviste e militariste, al lavoro con noi. In un progetto e un programma rivoluzionario che ha la sua sola base di verifica nel lavoro di massa. Sono stati preziosi perché hanno messo a disposizione la loro grossa esperienza al lavoro politico-militare portato avanti dalle avanguardie di fabbrica.

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