Raid di Modena, Salim cercava in rete episodi precedenti

Il caso più recente è del 4 maggio, appena dodici giorni prima del raid di Modena: a Lipsia, in Germania, un 33enne tedesco con problemi psichici si lancia con l’auto sulla folla, uccidendo due persone. Aveva problemi di salute mentale anche il 29enne tedesco di origini armene che nel giugno di 4 anni fa a Berlino uccise un’insegnante e provocò diversi feriti, proprio nello stesso luogo dell’attentato di Natale del 2016.
Potrebbe essersi ispirato a questi episodi, fra i tanti che hanno insanguinato l’Europa negli ultimi anni, Salim El Koudri, il 31enne di Ravarino che il 16 maggio ha investito sette persone in centro a Modena, ferendone poi un’altra con un coltello. Dai primi accertamenti sui cellulari e i computer del giovane, sembra infatti che nell’ultimo periodo si fosse interessato ad attentati simili commessi in altri Paesi europei, facendo ricerche online e scaricando contenuti. Niente siti di stampo islamista, però: El Koudri cercava informazioni su piattaforme generaliste. Come già emerso in prima battuta, non risulterebbero infatti legami con gruppi organizzati, e nemmeno tracce di video con scene violente.
Il suo esplorare il web in cerca di attentati sulla folla da emulare sembra piuttosto, secondo fonti investigative, una sorta di autosuggestione, da inquadrarsi nella condizione di disagio psichico vissuta da El Koudri. Ma potrebbero però suggerire una premeditazione. E mentre proseguono le indagini di squadra mobile e Digos, il sindaco di Modena Massimo Mezzetti torna a denunciare il clima di odio scoppiato sui social, annunciando azioni legali contro i commenti diffamatori, e sottolineando che il Comune si costituirà parte civile al processo.
FONTE: RAINEWS
Caminiti: siamo impreparati al terrorismo domestico
AGGIORNAMENTO DEL 19 MAGGIO – Riprendo dalla sua pagina facebook (e non lo edito per rispettarne il carattere di scrittura rapida e informale) una riflessione di Lanfranco Caminiti sul ruolo dei “picchiatelli” nelle vicende del terrorismo domestico e sul suo nuovo carattere fondativo: l’odio e non la politica …
Animati dall’odio e non dalla politica
unabomber, ted kaczynski, era uno svitato. benché fosse una persona alletterata e avesse frequentato luoghi di alta concentrazione del pensiero scientifico e avesse scritto un memoriale di 35mila parole, ovvero tra le cento e le duecento pagine a seconda l’impaginazione, era uno svitato. e un lupo solitario. se proviamo a immaginare il terrorismo prossimo venturo, toglietevi dalla testa via fani, dove c’erano persone che avevano alle spalle almeno un decennio di lotte nelle fabbriche, nelle piazze, nelle università, e una lunga ‘frequentazione’ con attentati di varia natura o l’11 settembre del 2001, che richiese anni di preparazione, investimenti, addestramento.
L’irruzione dei lupi solitari
il terrorismo prossimo venturo è ‘domestico’, come quello dei due fratelli ceceni, tamerlan e dzhokhar tsarnaev, e della loro pentola a pressione alla maratona di boston, 13 aprile 2011: tre morti e trecentosessanta feriti. dopo l’ultimo attentato al presidente americano durante la cena dei corrispondenti della casa bianca del 25 aprile scorso, a opera del 31enne, insegnante e ingegnere californiano, cole tomas allen, trump, che non è certo uno che si tiene, ha detto subito – è malato di mente; e ha aggiunto: e un lupo solitario. come a dire: questo non è terrorismo. e invece.
la ‘campagna’ di salvini dopo i fatti di modena – e il loro ‘addentellato’ politico e legislativo – è indecente. non tutti gli immigrati di seconda e terza generazione sono un ‘nemico pubblico’ – solo pensarlo è una cosa orribile. un pensiero da svitati. come luca traini, fazzoletto tricolore al collo, che si partì da tolentino con la sua auto e la sua glock per andare a sparare all’impazzata contro gli immigrati africani di macerata, sei feriti.
tutti gli svitati possono essere dei terroristi domestici? ma siamo matti?
Le stragi antislamiche
ieri, due ragazzetti di diciotto anni hanno sparato all’impazzata contro il centro islamico di san diego, california – ci sono almeno tre vittime, diversi feriti, e i due assalitori si sono suicidati. un crimine d’odio è stato definito – e viene subito in mente l’attentato contro le moschee di christchurch, nuova zelanda, cinquantuno morti e decine di feriti a opera di brenton harrison tarrant. un lupo solitario. uno svitato imbevuto di neofascismo.
nei paesi anglosassoni, negli stati uniti, gli attentati di svitati e lupi solitari accadono con le armi per lo più – perché è molto più facile acquistare e possedere armi. in europa ci si arrangia: automobili e coltellacci.
la verità è che siamo disarmati di fronte all’irrompere del ‘terrorismo domestico’. perché il terrorismo domestico è la faccia ‘interna’ della guerra civile globale. perché il terrorismo domestico non è animato dalla ‘politica’ ma dall’odio – odio che ognuno può scegliere ‘a seconda’. e l’odio è una passione umana alla portata di tutti.
Raid di Modena, un nodo intricato tra follia e delitto
AGGIORNAMENTO 18 maggio 2026 – Sul raid di Modena è già scattato il dispositivo di schieramento, per cui a sinistra il fatto va ridotto alla specie del “gesto folle” mentre a destra le posizioni sono più articolate. Tra le sparate furiose di Salvini sul “terrorista islamista” (eventualmente terrorismo domestico: è un italiano…) e l’iniziale sicurezza di Piantedosi (che riduce il tutto ai problemi psichici dell’autore, per liberare il Viminale da ogni accusa di omesso controllo) che è poi passato a una più prudente apertura del peso di elementi di “malcontento sociale”. Parliamo di un soggetto laureato e disoccupato con una storia di cure psichiche. Ma sono numerosi i casi di persone disturbate protagoniste di episodi di terrorismo domestico. Dopo 36 ore non è serio né assolvere né condannare, in modalità a prescindere dai fatti e dalle evidenze scientifiche. Toccherà ai periti valutare se era in grado di intendere e di volere.
La parola all’esperto: Corrado De Rosa
Per capirne qualcosa di più sul raid di Modena, ho chiesto spiegazioni a un amico esperto, Corrado De Rosa. Psichiatra, perito giudiziario, autore di importanti saggi sull’uso della follia nei processi di terrorismo e criminalità organizzata. Da I medici della camorra a La mente nera (una bella biografia di Aldo Semerari). Ma il testo più importante in merito a questo caso è Italian Psycho, (Minimum Fax 2021). E’ il racconto dell’uso eversivo della malattia mentale e della diversità nella storia recente. Una storia comunque che attinge alle vicende del terrorismo politico e non a quelle della nuova fase del terrorismo domestico. Un viaggio lungo la linea di confine che separa la follia dalla scelta consapevole di uccidere, rapire, programmare stragi. De Rosa divide quello che la società intende per pazzia da quello che, dal punto di vista della psichiatria, è la malattia mentale.
Corrado De Rosa segue i casi giudiziari più significativi: dalle teorie di Cesare Lombroso sugli anarchici alle accuse mosse a Pier Paolo Pasolini, dalle perizie effettuate sui brigatisti alla diagnosi in absentia su Aldo Moro, dal mostro del Circeo Angelo Izzo all’attentatore del Papa Ali Agca, passando per Bernardo Provenzano e il ballerino Pietro Valpreda.
“L’impunibilità non è automatica”
Se, come dicono i giornali, a proposito del raid di Modena – mi spiega Corrado De Rosa – c’è un disturbo di personalità schizoide il quadro non comporta automaticamente una infermità. Diagnosi e giudizio di imputabilità sono due piani distinti. Nessun disturbo automaticamente esclude la capacità di intendere e di volere rispetto a un reato. C’è bisogno che i sintomi siano direttamente incidenti sul completamento.
I disturbi di personalità, compreso quello schizoide, possono associarsi a isolamento emotivo, difficoltà relazionali o modalità peculiari di pensiero. Ma nella maggior parte dei casi non aboliscano di per sé la capacità di comprendere il significato delle proprie azioni o di autodeterminarsi a meno che non siano davvero molto gravi.
La capacità di finalizzazione dei comportamenti, in realtà, è relativa. Breivik, per esempio, ebbe comportamenti altamente finalizzati ma erano dettati da un disturbo psichiatrico importante. E il fatto che non fu considerato infermo dipese molto dalla sua richiesta. “Faro ricorso – disse alla Corte – fino a quando non considererete il mio gesto come un atto politico e non come il comportamento di un matto. Ma la strage era sostenuta da un pensiero paranoico”.
Il raid di Modena tra dubbi e certezze

Il 16 maggio 2026 è una data da segnare con un tratto nero nell’agenda del terrorismo in Italia. Perché per la prima volta si è consumato un tentativo di strage islamista, con la modalità tipica dei lupi solitari: un veicolo lanciato ad alta velocità sulla folla per fare il maggior numero di danni, poi il tentativo di fuga aprendosi la strada con un’arma bianca. All’estrema prudenza dei media ad evocare il terrorismo non è corrisposto analoga prudenza da parte della magistratura che ha immediatamente contestato il reato più grave: la strage. Possiamo quindi parlare della strage di Modena?
I dubbi
A lasciare qualche margine di dubbio ancora aperta è un dato clinico: l’essere stato l’autore del raid di Modena, un italiano di origini marocchine, in cura psichiatrica per disturbi schizofrenici, laureato in economia e disoccupato. Ma resta comunque il fatto, con la sua potenza mitopoietica, per le centinaia di potenziali “jihadisti” sensibilizzati dalla propaganda radicale sul web. Siamo quindi giunti al giorno della perdita dell’innocenza.
I precedenti
Non ci sono precedenti di militanti jihadisti che hanno compiuto attacchi in Italia. E non è detto che il raid di Modena sia un episodio di terrorismo domestico. E’ convinzione diffusa che a garantirci questa franchigia non sia stato un patto tipo il cosiddetto Lodo Moro, attivo dai primi anni ’70 ma riconosciuto molto dopo, bensì una scelta tattica dei miliziani islamisti. Essendo l’Italia la più comoda porta d’ingresso dall’Africa in Europa le è stato lasciato finora la funzione di “santuario”. Sono due i casi noti con presenze di operativi protagonisti di importanti attentati, entrambi dieci anni, autori di stragi con camion contro la folla.
Nizza
Mohamed Lahouaiej‑Bouhlel, un tunisino residente in Francia il 14 luglio 2016, lanciò un camion contro la folla sulla Promenade des Anglais a Nizzauccidendo 86 persone prima di essere ucciso dalla polizia. Bouhlel si sarebbe recato più volte in Italia prima dell’attentato. Nel 2021 a Sparanise (Caserta) è stato arrestato Endri Elezi, cittadino albanese accusato di aver fornito armi all’attentatore.
Berlino
Il 23 dicembre 2016 il tunisino Anis Amri, autore della strage di Berlino, venne ucciso dalla polizia a Sesto San Giovanni durante un controllo di routine vicino alla stazione. Era fuggito dalla Germania dopo aver ucciso 12 persone con un camion.
La cronaca
[Ansa] La Citroen C3 grigia piomba all’improvviso e investe prima una bici e un gruppo di persone a piedi alla sua destra, puntando verso il marciapiede. Poi continua la sua corsa zigzagando e infine girando all’improvviso a sinistra, prendendo in pieno una donna davanti ad un negozio della via Emilia, zona a traffico limitato del centro storico, amputandole le gambe. L’uomo alla guida poi scende e prima di essere bloccato da un gruppo di passanti, ne colpisce uno con un coltello. Otto feriti, cinque donne e tre uomini, quattro gravi. Tre di loro sono stati rianimati sul posto. Questo il bilancio del raid di Modena.
Strage e lesioni aggravate dall’uso di arma. Sono i reati per cui la Procura di Modena ha disposto il fermo per Salim ElKoudri, 31enne che ha investito e ferito sette persone in centro a Modena e ne ha accoltellata una. Il procuratore Luca Masini spiega che sono “chiare ed evidenti le precise volontà di porre in pericolo l’incolumità pubblica e non solo la vita delle singole persone offese, in una via del centro cittadino e in un ambito spazio temporale privo di soluzione di continuità”. L’orario era di massima presenza per cittadini e avventori di negozi, colpiti in maniera indiscriminata, indeterminata e deliberata.
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