Mattarella tra lapsus di Valditara e fan della pista nera

Ha suscitato grande indignazione, sdegno, sarcasmo e riprovazioni varie l’infelice lapsus del ministro dell’Istruzione e del Merito sulla responsabilità delle Brigate rosse per l’omicidio Mattarella. Ecco, ci voleva proprio un bel rigurgito identitario. Così come, pochi giorni fa, è toccata la valanga di merda alla malcapitata Delia: peccato che la quasi totalità degli indignati per la profanazione non solo non ha mai praticato, sia pure in forma simbolica e attenuata, l’antifascismo militante, ma è una fanatica sostenitrice del feticcio della legalità.

Ha aiutato a confondere le idee sulla matrice terroristica del delitto l’ostinazione degna di miglior causa di grandi firme e testate del giornalismo di inchiesta. Con il rilancio puntuale della pista nera, in ossequio al Presidente, alla vigilia dell’anniversario del omicidio di suo fratello.

Contro ogni evidenza. Nonostante il competente parere del noto Masino Buscetta. Sebbene Giovanni Falcone avesse sputtanato le calunnie di Angelo Izzo. Fregandosene del fatto che già a fine secolo era evidente la sovrapponibilità degli identikit di Fioravanti e di un Madonia killer dei corleonesi. Se ne sono inventate di prove con grande fantasia: una targa falsa trovata in un covo dei Nar-Tp, una comparazione tecnica (impossibile) con il revolver del delitto del giudice Amato. E quindi vi ripropongono un bell’elenco di link. Dei materiali prodotti per confutare questa ossessione. A seguire il post per l’anniversario del 2023 sul ritorno alla pista mafiosa e la tardivissima resipiscenza del (dis)Fatto Quotidiano

L’alter Ugo e il delitto Mattarella

2023 – Si torna a indagare sulla mafia

Palermo oggi ricorda il suo presidente della Regione dalle “carte in regola”, con un omaggio nel luogo dell’agguato, ma soprattutto con la rinnovata richiesta di verità sul delitto Mattarella. Dopo anni persi a inseguire la fantomatica “pista nera” le indagini sono finalmente orientate nella direzione giusta: i quadri politici e militari dei corleonesi.

Prima di offrirvi in lettura il dettagliato reportage dell’Agi vi ricordiamo le bufale propinate negli scorsi anni, da una fantomatica corrispondenza tra l’arma usata da Cavallini a Roma per uccidere il pm Amato alla storia della corrispondenza della targa usata a Palermo con una trovata in un covo dei Nar a Torino. Un’illazione manifestamente infondata e su cui è arrivata nei mesi scorsi la definitiva ghigliottina della perizia tecnica. LEGGI TUTTO

2025 – La scoperta del fatto e l’antica verità di Zani

mattarella

Dopo 7 anni (dalla desecretazione della relazione di D’Ambrosio) le prestigiose firme del Fatto Quotidiano con estrema sofferenza ci sono arrivate. Meglio tardi che mai! Nel frattempo ci hanno riempito mensole di libri, penso al libro della Rizza. O al giudice Giuliano Turone. E un’infinità di articoli. A Bologna, dove nelle sentenze si può scrivere pure che gli asini volano, qualche giudice ci ha scritto pezzi di sentenza. Io, molto più modestamente, ho letto le sentenze del processo Mattarella ed essendo dotato di minore arguzia di costoro, mi sono fatto letteralmente il disegnino. E posso dire di esserci arrivato già allora.

CLAUDIO TERRITO/FACEBOOK

In effetti la “scoperta” del team del “Fatto Quotidiano” non è nuova. A seguire, infatti, c’è il post dell’Alter Ugo di sette anni fa, con l’intervista quella sì davvero esclusiva con Fabrizio Zani … (il link è nell’elenco puntato). Comunque meglio tardi che mai

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente è in pensione dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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