“Gli anni spezzati”: le tante ragioni per cui non è proprio piaciuta (a chi già sa) la fiction Rai
Per capire il processo di produzione di una fiction e comprendere meglio il perché di certi disastrosi risultati estetici e narrativi, bisogna osservare i mecca…
Continua il fuoco incrociato sul pianista per l’infelicissima trasmissione sul "Commissario". Cominciano dallo status di Annalisa Terranova su facebook che riassume l’errore di target::
giornali pieni di critiche alla fiction "Anni spezzati". Fatta per i giovani. Ma i giovani non l’hanno vista. I giovani non guardano la tv (né le fiction né altro). L’hanno vista i vecchi, con attenzione maniacale ai particolari e attaccamento morboso agli ideali di gioventù. Risultato…
Per una volta non sono propriamente d’accordo con Annalisa. Cominciamo quindi con Andrea Colombo, uno che certo non è rimasto arenato alle posizioni giovanili, avendo maturato un radicale impegno garantista e libertario, sul Manifesto:
http://ilmanifesto.it/gli-anni-spezzati-la-frase-che-manca/
Qui invece è Christian Raimo sul blog di Minimum fax che parla di una monnezza chiamata fiction:
Uno dei prodotti peggiori realizzati in Italia negli ultimi anni: un film non solo pessimo da un punto visto artistico e anche tecnico, ma risibile da quello documentario e storico. Un prodotto nocivo, venefico, viscidamente diseducativo.
http://www.minimaetmoralia.it/wp/una-monnezza-chiamata-fiction-gli-anni-spezzati/:
Il giornalista del Corsera Paolo Brogi (ex Lotta Continua) sta mettendo sul suo blog consistenti materiali giornalistici, dalla parte di Pinelli. Abbiamo già postato la sua richiesta di scuse alla tre donne Pinelli e il ricordo del gran rifiuto di Pertini di salutare Guida il fascista questore. Ecco quindi tre cose sulla presenza di Russomanno in questura e dell’opportunità di riaprire il caso Pinelli:
Anche a Barbadillo, laboratorio giornalistico di un’altra destra, non è piaciuta l’opera:
Per finire uno che all’epoca partecipò appassionatamente alla lotta e alla controinformazione ma oggi – pur schifando la fiction – ha cambiato idea sulla storia e chiama i compagni a un principio di realtà. Pino Casamassima sulla sua pagina facebook:
Il Commissario, cioè una cosa su Luigi Calabresi. Una fiction che peggio di così non poteva essere fatta sotto ogni profilo. Specularmente opposta alla Meglio gioventù di Giordana. Una cosa agiografica che non farà altro che portare acqua al mulino di chi addossa a Calabresi la morte di Pinelli. Ma Calabresi non c’entra con quella morte. Dopo tanti anni di studi su queste vicende me ne sono convinto. Bisogna togliersi i paraocchi. Io credo che i tre gradi di giudizio che hanno condannato Sofri, Bompressi e Pietrostefani corrispondano alla verità. Oltre ai riscontri, oltre alla confessione di Marino, ci sono le azioni "coerenti" di Lotta continua che, non casualmente – così come alcuni idioti di Potere operaio per il rogo di Primavalle l’anno successivo – arrivarono all’omicidio prima delle Brigate Rosse, che uccideranno la prima volta nel 74 (il cosiddetto incidente di Padova). Io penso che Pinelli quella notte si buttò giù dalla finestra dopo essersi convinto che Valpreda (del quale non aveva molta stima) avesse confessato la responsabilità nella strage di piazza Fontana. Aveva cioè bevuto la falsità che Calabresi gli aveva detto: e quella fu l’unica responsabilità di Calabresi nella vicenda: una responsabilità che per uno che faceva il commissario come lui coincideva con il dovere. Fatevene tutti una ragione, le cose sono andate così. La tesi del volo di Pinelli buttato giù dagli uomini di Calabresi è una bufala. Suggestiva – riverberando il volo che l’Fbi fece fare all’anarchico Andrea Salsedo a New York nel 1920, cioè prima della vicenda di Sacco e Vanzetti – ma pur sempre una bufala. E’ la verità che bisogna sempre cercare. Ed accettare. Non le tesi.
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