Il Censis sulla comunicazione: non solo web. La carta stampata sta male, i libri no Quotidiano.net

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Il rapporto Censis sulla comunicazione: non solo web
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Intramontabile resta la tv che raccoglie davanti a se’ la quasi totalita’ degli italiani, ma si rafforzano le nuove televisioni.

Ugo Maria Tassinari‘s insight:

 (TMNews) – E’ ancora in affanno la carta stampata mentre sono in ripresa i libri, benché gli italiani che hanno letto almeno un libro nell’ultimo anno sono solo il 52,1% del totale. E’ quanto emerge dall’undicesimo rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione.

Nel 2013 i quotidiani registrano un calo di lettori del 2% (l’utenza complessiva si ferma al 43,5% degli italiani), -4,6% la free press (21,1% di lettori), -1,3% i settimanali (26,2%), stabili invece i mensili (19,4%). Stazionari anche i quotidiani online (+0,5%), in crescita gli altri portali web di informazione, che contano l’1,3% di lettori in più rispetto allo scorso anno, attestandosi a un’utenza complessiva del 34,3%.

Buone notizie dal mondo dei libri, dopo la grave flessione dello scorso anno: +2,4% di lettori, benché gli italiani che hanno letto almeno un libro nell’ultimo anno sono solo il 52,1% del totale. Gli e-book arrivano a un’utenza del 5,2% (+2,5%).

 

Interessante l’analisi del Rapporto Censis da parte di Andrea Iannuzzi, sul blog "repubblicano" Punto Nave, prezioso il decalogo finale, che per me fa il paio con il decalogo sulla cultura digitale di Mario tedeschini Lalli:

Si tratta semmai di adattarsi alle nuove esigenze, ben sintetizzate in questa “lezione” di Katharine Vyner, responsabile dell’edizione australiana del Guardian. Che in sintesi dice:

1. L’informazione non è più sincronica ma diacronica, non è più una merce posseduta e fissata dal proprietario dei mezzi editoriali, ma è un flusso aperto e libero da seguire.

2. I lettori spesso ne sanno più di chi scrive, cioè dei cosiddetti giornalisti. Probabilmente ciò accadeva (in parte) anche nell’era analogica, ma i lettori sapienti non avevano modo di interagire, arricchire, correggere, sconfessare.

3. Affidabilità e attendibilità fanno rima con trasparenza. Siamo tutti in una casa di vetro, gli utenti non solo vogliono la notizia, ma vogliono sapere come ci sei arrivato, quali errori hai commesso e come li hai corretti.

4. Essere aperti arricchisce il tuo prodotto e addirittura può darti degli scoop. Se una volta le fonti erano confidenziali e selezionate, ora il mondo là fuori pullula di fonti, di testimoni diretti, di “fact-checkers” gratuiti e collaborativi. Basta stare in contatto con loro, attraverso la rete.

5. Bisogna evitare la “fungibilità”, l’omologazione su quelle notizie che si trovano ovunque. Con un gioco di parole, è la differenza che fa la differenza (anche se è più facile dirlo che metterlo in pratica), quindi meglio cercare sentieri impervi ma inesplorati che seguire il mainstream.

6. Un bravo giornalista non può limitarsi a “guardare” la rete, la deve vivere, essere parte integrante dell’ecosistema web.

7. Il giornalismo costa e va retribuito, verissimo. Ma la soluzione non sono i muri, non sono i paywall. Qual è la soluzione? Discuss.

8. Se mettiamo al centro l’utente, il lettore – ed è evidente che lo si debba fare – dobbiamo imparare a dargli tutto ciò che può essergli utile, in maniera trasparente. In che modo? Linkando, linkando, linkando sempre le fonti originali e chi ne sa più, concorrenza compresa. Non è in gioco l’attenzione, è in gioco la fiducia.

9. Non bisogna avere paura dei commenti. Sì certo, ci sono un sacco di troll in giro. Sì certo, la moderazione è faticosa. E poi cosa aggiungono alla notizia quei bla bla inconcludenti? I commenti, le interazioni non solo arricchiscono il contenuto originale, non solo fidelizzano la comunità di utenti attorno al brand, ma sono il sintomo che su quel sito c’è vita.

10. Il giornalismo è qualcosa che fai, non qualcosa che sei.

 

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Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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