La Storia nera di Andrea Colombo

[Una recensione del libro di Andrea Colombo, Storia nera, forse pubblicata da Liberazione]

storiaNeraColomboGli storici delle prossime generazioni, quando il peso del tempo avrà schiacciato la durata della memoria, dovranno fare i conti con un paradosso nella ricostruzione delle vicende della stagione delle stragi e della “strategia della tensione”. A tutt’oggi, e salvo esiti imprevedibili (alla luce delle recenti assoluzioni nelle inchieste parallele di piazza Fontana e Questura di Milano) dell’istruttoria ancora aperta su piazza della Loggia, le uniche stragi per cui esiste una verità giudiziaria (Peteano, stazione di Bologna) sono quelle più lontane da una verità storica.

Anche se non c’è un solo condannato, sappiamo che gli attentati assassini consumati con bombe in luoghi pubblici dal dicembre 1969 all’agosto 1974 (Milano, Gioia Tauro, ancora Milano, San Benedetto Val di Sambro) sono stati compiuti da manovalanza fascista inquadrata in apparati di rigorosa fedeltà atlantica, nel quadro di una strategia politico-militare di guerra civile a bassa intensità, allo scopo di interrompere l’impetuosa avanzata del movimento operaio e delle sue forze politiche e imporre una più o meno radicale svolta a destra negli equilibri di potere. A determinare questa consapevolezza diffusa concorrono le testimonianze dei protagonisti (istituzionali e operativi), le conclusioni di diverse commissioni parlamentari di inchiesta, le sentenze giudiziarie che giustamente separano le non sufficientemente dimostrate responsabilità degli imputati dalla possibilità (e dal dovere) di ricostruire e definire contesti, strategie, complicità seppure prive di rilievo penale. Del resto, non è un caso che questo ciclo stragista e di più o meno goffi tentativi golpisti (il cui scopo era piuttosto di deterrente) si conclude nel 1974, mentre si consuma la stagione dei regimi reazionari mediterranei (in pochi mesi cadono i colonnelli in Grecia e il salazarismo, mentre la morte di Franco avvia la svolta democratica in Spagna) e gli Stati Uniti, arresosi Nixon alla vergogna del Watergate, decidono di puntare sulla distensione (la conferenza di Helsinki è dell’anno dopo).

Invece, seppure sappiamo tutti i particolari dell’attentato organizzato dalla cellula ordinovista di Udine che portò alla morte di tre carabinieri nel maggio 1972, ancora ci dobbiamo chiedere come un piccolo, combattivo nucleo possa decidere di dichiarare guerra allo Stato essendo dotato di una sola pistola, per lo più regolarmente registrata, condannandosi così alla disfatta al primo incidente di percorso. A meno che l’impunità regolarmente assicurata per più di dieci anni non fosse già calcolata: e allora verrebbe meno l’enunciato del suo leader, Vincenzo Vinciguerra, che appunto, nel rivendicare l’attentato lo motivò proprio con la volontà di rottura delle connivenze con lo Stato repubblicano.

Quanto alla strage della stazione di Bologna, giunge ora la Storia nera di Andrea Colombo a togliere ogni residuo fondamento alla verità giudiziaria, raggiunta con grande fatica e perdendo quasi tutti i .pezzi nel corso di 25 anni di storia processuale. Alla fine sono rimasti soltanto tre ragazzini, assassini plurimi certo, ma la cui colpevolezza non può certo essere provata soltanto sulla parola di due “pentiti” palesemente bugiardi: un fiancheggiatore della banda della Magliana sopravvissuto 30 anni al cancro mortale che gli aveva permesso di tornare in libertà e quel “mostro del Circeo” che è potuto tornare ad uccidere (se è possibile in modo ancora più infame) grazie alla sua capacità di manipolazione di giudici e operatori sociali.

Con un lavoro certosino sulle carte processuali, ma anche sugli iter, Colombo riesce a dimostrare come a svuotare l’ipotesi accusatoria (e di condanna) siano via via venuti meno il movente, il contesto, la direzione strategica e al tempo stesso si siano omesse o lasciate cadere tutte le piste alternative.

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