Napolitano il capo della banda, due letture da sinistra: Collazzo e Andriola
Il libro di Ugo Maria Tassinari su Napolitano è intenso, disincantato, profondo (al di là del taglio “giornalistico”) e assai amaro. E’ una riflessione accurata sul ruolo che gli “ex comunisti” hanno giocato in Italia negli ultimi 25 anni e che mi confermano un’idea che mi ero fatto da tempo: per tornare alla normalità questo Paese ha bisogno, fra le altre cose, che quei personaggi (gli “ex comunisti” appunto) scompaiano. Tutti
Così, in poche righe, Dino Collazzo restituisce il senso profondo di quello che intendevo fare scrivendo Napolitano il capo della banda. Dopo diversi amici che mi hanno spiegato quello che penso finalmente arriva uno che lo spiega agli altri… Sarà sicuramente interessante, quindi, la presentazione in programma domenica prossima, 27 luglio, a Brienza, nel quadro della rinnovata esperienza di Anni ribelli, da lui organizzata …
E’ di qualche giorno fa, invece, la lunga recensione che Matteo Luca Andriola (un’altra lettura appassionata, da sinistra) ha scritto per l’Interferenza. Tra le tante cose interessanti, una mi sta particolarmente a cuore. La replica ad Annalisa Terranova che, nella recensione per il Secolo d’Italia, mi contestava un eccesso semplificatorio sulla complessità della crisi italiana:
Ugo – tranquilli, la sua non è una reductio ad personam stile «la Repubblica» – prende il Napolitano per le corna che diventa così il simbolo e l’archetipo di una sinistra che ha cambiato la pelle divenendo garante della dittatura della finanza. Poteva utilizzare come simbolo il “bombardiere” D’Alema, il “kennediano” Veltroni (quello dell’“I Care” e del “Yes We Can”), il mellifluo Letta, il “berluschino” Renzi o il poeta-governatore Vendola come archetipi di una crisi politico-culturale, il senso non cambiava. Si sceglie Napolitano in quanto primo cittadino d’Italia. E Tassinari ci azzecca in pieno.
Grazie, Luca Mad. Ben detto…
De nada Ugo, dovere! 🙂