Per scherzo, sul serio

[Uno dei rischi dei discorsi nel web 2.0 è che non tutti tengono conto che la sostanziale leggerezza del mezzo e la facilità di diffusione riducono il peso specifico del messaggio. E così ogni tanto tocca leggere pesantissime reprimende di cazzeggi che, per quanto discutibili e superficiali, non meritano certo processi per lesa maestà. In questo caso lo spunto d’occasione è una pagina web palesemente provocatoria, che viene invece presa sul serio…]Raffaele Cutolo2

Don Raffaè voi politicamente

io ve lo giuro sarebbe ‘no santo

Fabrizio De André, che pure è stato indulgente con ogni risma di malfattori, dagli abitanti della città vecchia ai gorilla stupratori, dagli assassini fuggiaschi alle puttane, dai sovversivi ai tossici, non ha dubbi: dovendo scegliere tra il secondino e il boss, la sua passione umana lo porta a schierarsi dalla parte di Cafiero Pasquale.

Eppure qualche lp prima, aveva individuato l’avvio del percorso di liberazione del “bombarolo” nella dura decisione di non dividere neanche un’ora d’aria con i carcerieri

E’ una verità elementare: ci arriva persino Wikipedia. Quando parla di un uomo “certissimo e immenso”, che “dà conforto e lavoro”, al modesto compilatore mica gli vengono dubbi che Faber stia esaltando il padrino: «La canzone è una bruciante e sferzante denuncia dell’illegalità delle carceri nostrane».

Eppure, quando in un forum di facebook due giovanotti esaltano in “don Raffaé” “il grande ministro delle Infrastrutture”, “il potente sviluppatore dell’import-export con l’America Latina” al povero cronista che deve compilare l’ennesimo pezzo politically correct non viene minimamente il dubbio che sia un palese sfottò: e pronta scatta la denuncia e l’allarme dell’infiltrazione camorristica in rete . In questo caso evidentemente non funge il principio di autorità che promana dall’illustre cantautore. Eppure il concetto è lo stesso: Cutolo è stato un potente ingranaggio del sistema, solo che lui è rimasto incastrato mentre gli altri, fuori, portano avanti affari e malaffare.

E allora, forse, il dubbio è proprio questo: è invece il caso di preoccuparsi, al posto dei cazzari virtuali, dei marpioni reali? Fosse che fosse che l’ennesima campagna puritana e fobica sia il solito diversivo prodotto di una ben nota ideologia di sostituzione che al posto del conflitto sociale e della critica scatena il vittimismo colpevolizzante e l’invettiva moralista? Perché, ancora una volta, il ventre della bestia è fecondo mentre

‘ca dinto voi state a pagà

e fora chiss’atre se stanno a spassà.

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